Immigrazione e xenofobia

Le minoranze etniche e culturali nella società occidentale 

La società in cui viviamo è diventata multietnica. Città e quartieri sono pieni di famiglie africane, indiane, coreane, filippine, cinesi… spesso ci si trova a scambiare due chiacchiere proprio con persone appartenenti a queste popolazioni. Basti pensare a tutti i negozi gestiti da egiziani o bangladesi dove, a volte, preferiamo andare a comprare frutta e verdura e dove, spesso, troviamo anche prodotti più convenienti e freschi dei nostrani. Sappiamo anche che uscire con una bella acconciatura da barbieri e parrucchieri cinesi costa meno. Quanto al mondo della gastronomia, ci si può sbizzarrire con le più ampie culture, spendendo la metà rispetto a un ristorante classico: tra le cucine di moda quella cinese, giapponese e brasiliana. Inoltre, basta entrare in qualsiasi parco giochi per vedere bambini stranieri che giocano insieme a quelli italiani. Un aspetto simpatico, ma anche molto commovente e significativo, è il fatto che questi bambini, oltre a esprimersi in un italiano perfetto, parlano addirittura i dialetti delle città in cui vivono. 

Tutto ciò farebbe pensare a un’oasi felice, a un mondo abitato da inclusione e tolleranza, senza razzismo e odio ma, purtroppo, lo scenario è completamente diverso. Viviamo infatti in un’epoca dove le culture, le religioni e i pensieri diversi non sono completamente accettati, anzi, vengono spesso osteggiati, generando un fenomeno negli ultimi anni diffusosi sempre più a macchia d’olio nel pensiero collettivo. Guardando la tv, aprendo un giornale e, ancor di più, cliccando sulle notizie online, ci si accorge che la cronaca riporta quotidianamente fatti di violenza, delitti, aggressioni, pestaggi e offese verso gli esponenti di tutte queste popolazioni. La causa di ciò è anche riconducibile agli stessi mass media che, pur di fare audience, pongono l’attenzione sulle differenze etniche, culturali, religiose, mettendole in cattiva luce. Queste notizie, sulla scia dell’insita paura della diversità dell’altro, entrano in maniera distorta nella testa della gente che si crea una propria realtà, arrivando a una “verità collettiva” che etichetta il “diverso” come indubbiamente cattivo e delinquente, una minaccia. È difficile sradicare tale convinzione nelle persone in cui la sola vista di famiglie o individui di culture diverse fa scattare in automatico disprezzo e odio. 

Un dibattito acceso è quello sulla questione delle donne mediorientali che, arrivando nel nostro Paese, giustamente, non rinunciano alla loro cultura e ideologia, tra cui rientra l’usanza del velo. Al di là della condizione della donna – che in questi Paesi è ancora soggetta a forti limitazioni, e il velo ai nostri occhi rappresenta il simbolo dell’oppressione – dal momento che parliamo di libertà, dovremmo essere noi i primi a lasciare libere le donne di poter rispettare i propri usi e costumi. Il discorso secondo cui, se si approda in un’altra cultura, bisogna adattarsi rinunciando alla propria, rappresenta in pieno il prototipo della xenofobia moderna. Tutto questo, in una democrazia che si dice evoluta, non dovrebbe accadere; invece, nel 2021, ancora combattiamo contro una certa mentalità, quando i valori principali dovrebbero essere quelli dell’inclusione e della solidarietà verso chi ha bisogno di sostegno e aiuto. Soprattutto nei confronti di chi scappa da guerre, fame e violenza, come ragazze stuprate o bambini che hanno perso i genitori. Ancor di più se poi si pensa che al cittadino italiano certe situazioni non creerebbero nessun intralcio o fastidio. Ulteriore prova del fatto che si tratta di illogiche prese di posizione per pregiudizio e paura delle diversità. Se solo per un momento la gente si rendesse conto di come ci si arricchisca e si cresca conoscendo altre culture, dando e prendendo, il mondo sarebbe sicuramente diverso e più bello. 

 

«Viaggiate che sennò poi diventate razzisti 

E finite per credere 

Che la vostra pelle sia l’unica ad aver ragione» 

(Viaggiate, Gio Evan) 

 

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