Sviluppo sostenibile: quale futuro con la guerra?

I numeri del disastro umanitario aumentano, annientando i diritti delle persone 

Sono passati appena due anni da quando, la sera del 9 marzo 2020, il premier Conte annunciava il lockdown come misura necessaria a contenere la pandemia. Subito le persone si sono riunite in file interminabili fuori dai supermercati per fare il pieno di provviste. Analogamente, oggi c’è “l’assalto” ai distributori di benzina, in virtù dei tagli sulle accise per soli 30 giorni, nonché la corsa ai rifornimenti di materie prime come pasta e farina. 

Oggi il nemico non è più (solo) il Covid-19, ma la guerra Russia-Ucraina iniziata la mattina del 24 febbraio 2022, quando Putin ha annunciato di invadere l’Ucraina, con la motivazione di “difendersi preventivamente” da un gruppo di neonazisti, e con la “missione” di de-nazificare il paese. 

È successo tutto da un momento all’altro, tanto per i civili ucraini, quanto per i cittadini del mondo, anche se aleggiava nell’aria una minaccia incombente. L’inconscio collettivo sembra sia stato ben raccontato dal “profetico” scrittore americano Don DeLillo, che, nell’ultimo romanzo Il silenzio, in apertura pone una citazione di Albert Einstein, diventata virale sui social con lo scoppio della guerra: “Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta guerra mondiale si combatterà con pietre e bastoni”. La paura più grande nutrita dal mondo intero è proprio il rischio di una Terza guerra mondiale, con l’utilizzo di armi nucleari. 

A fronte di queste considerazioni sembra lontana l’idea di un “cambiamento”, di un mondo più giusto e sostenibile portato avanti dall’Agenda 2030, con valori all’insegna del dialogo, della pace e del rispetto dei diritti umani. L’UNHCR ha riportato i numeri del disastro umanitario: sono più di 3,1 milioni i rifugiati costretti a fuggire nei paesi stranieri; i 13 milioni di persone che si trovano ancora su suolo ucraino stanno soffrendo le conseguenze del conflitto, non riuscendo a procurarsi beni di prima necessità, come cibo, acqua e medicine. Per questo, l’Asvis, l’Agenzia che in Italia porta avanti i valori UN dell’agenda, si è mossa con una serie di attività solidali, volte a soddisfare le esigenze primarie della popolazione ucraina in fuga, come si legge nel sito. 

Il preambolo dell’Agenda 2030 recita che non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile”. Anche noi ci auguriamo che la pace e il dialogo portato avanti con i negoziati siano la soluzione.  

 

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