Narrative exposition terapy: raccontare fa bene

Narrative exposition terapy

Narrare fa bene alla salute psichica e secondo un manuale denominato NET (narrative exposition terapy)  di Schauer, Neuer, Elbert, la narrazione comporta attraverso un processo più o meno lungo la cura di un trauma passato. Insomma, tacere su qualcosa di brutto, di negativo, su un trauma, appunto, sembra essere deleterio per la nostra salute mentale. A quanto pare, non aprire la propria mente alla narrazione di una storia traumatica, può causare disturbi psichici e addirittura può influire sulla salute fisica.

I disturbi soliti post-trauma sono depressione maggiore, abuso di alcool, fobie specifiche, disturbi della condotta. I danni alla salute fisica sono: maggiore incidenza di malattie autoimmuni, sindrome da dolore cronico, infezioni croniche. E qui sovviene l’utilità del NET, proposto ai volontari e a tutti coloro che si occupano del dramma dei migranti, fascia della popolazione che porta con se storie e traumi nefasti tutti da curare e “narrare” per l’appunto. L’ obiettivo della NET è quello di raggiungere un doppio risultato clinico, ossia ridurre i sintomi del trauma e condurre la persona in crisi a una ricostruzione coerente della propria storia di vita.

La NET consiste nella narrazione ripetuta degli eventi traumatici, sin nel minimo dettaglio. La ripetizione della storia aiuta il paziente a perdere la reazione emotiva al trauma, tanto da allontanarne i sintomi negativi. Quindi, stare in silenzio, cosa innaturale per noi esseri umani, non fa parte dei nostri istinti. Per di più, si può dire che la comunicazione, il narrare, faccia parte delle nostre inclinazioni naturali.

Per spiegare meglio come la narrazione sia nella nostra indole e quanto sia stata importante nel corso della nostra storia evolutiva, ci viene in aiuto il libro Narrare di Gottschall. L’autore afferma che sin da quando siamo bambini, nel gioco quotidiano della finzione, esprimiamo un bisogno pari a quello del cibo e del sonno: il narrare. Ma alcuni studi tendono ad affermare che la narrazione non sia importante sotto l’aspetto dell’evoluzione biologica, poiché è limitata al solo passaggio di un messaggio. Il dato positivo, per il quale bisogna dare la giusta considerazione a questo aspetto del nostro carattere, è che in realtà la narrazione costituisce un punto in comune tra culture e popoli, tramandatosi nei secoli. Quindi i racconti sono un aspetto fondante della nostra natura. Ed avremmo sicuramente perso questa qualità comunicativa se non fosse stata precipua nella nostra evoluzione sociale.

Rispetto alla narrazione, noi esseri umani preferiamo ascoltare storie in cui ci sono difficoltà da superare. Ciò fa si che la nostra capacità di problem solving si potenzi e quindi ci renda più capaci di risolvere problemi e superare momenti di difficoltà nella vita reale. Questa teoria è sostenuta dallo studio sui neuroni a specchio, per cui, ad esempio, quando vediamo una persona mangiare, si attivano gli stessi neuroni che si attiverebbero se fossimo noi stessi  a mangiare. Altra tesi, a supporto della narrazione come potenziatore della capacità di problem solving, riguarda i sogni.  Molto spesso sogniamo di trovarci in difficoltà o di avere problemi. La mente quindi crea una storia nel tentativo di aiutarci a risolvere le avversità della vita reale.

Foto: Matus Laslofi | CCLicense