La donna nel deserto

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La donna nel deserto

 

Conobbi una ragazza nel tempo che era stato,
I suoi piedi mi parlavano del deserto, Di dune e di vento
Di preghiera e fuoco nella notte delle stelle che erano.
Il suo profumo di gelsomino
Mi tornava me, piccola in cammino.
Non erano passi di deserto i mie,
Passi di musica e danze pachamama
Nel richiamo alla vita. I suoi occhi fermi neri e compatti
Di chi ha ascoltato il silenzio
Di chi ha imparato le leggi dei saggi sufi
In contrasto ai miei, mossi dall’emotivo cuore scalciante mi scuotevano. Mi sentivo trafitta, disarmata
Da quegli occhi potenti che erano stati
E sono ora la mia debolezza.
Con una mano sapeva ascoltare gli alberi
E nello stesso tempo essere esente e presente al bisogno del mondo moderno: non hai tempo, non c’è tempo, diventa qualcuno di importante!
Quando mi raccontava delle case in pietra, del suo mare di sabbia e del rispetto di tutte le anime

Arrossivo
Emozionata con gli occhi di bimba cedevo alle sue consolazio- ni di sguardi e parole.
Quando scappò dalla guerra aveva solo 15 anni
Salutó la sua famiglia senza lacrime
Con una grande compattezza e maturità di donna pronta a tutto.
Perché donna? Perché costretta? Perché vivere era quello… Perché vita è passi confusi che si muovono incerti
Per poi ritrovare quegli occhi
Saldi eterni di guru potente e presente.
Il suo nome è stato e sarà un nome.
Era la mia Gelsomina… Odore del suo velo
Di resine da bruciare in preghiera a Dio. Quando mi svegliai Smascherai il mio sogno
Era mai esistita? La sua storia sul mio cuscino.
Vivida, vera come l’Iran,
Come villaggi, Come risate chiassose, Lei che forse incontrerò Loro che forse saranno
Tutti che tutto siamo.

 

Sabbia – Giulia Ventura