Siamo gente di Larghe Vedute – Storie dalle radio #1

Larghe Vedute è il primo network radiofonico ideato e creato dalle Radio della Salute della Mente. L’idea è nata nel marzo 2015 dalle radio che annualmente si incontrano a Trieste parallelamente al convegno “Impazzire si può”, e dal bisogno di queste realtà di trovare una “casa” in cui  condividere i propri contenuti. Larghe Vedute coinvolge utenti di servizi di salute mentale, operatori, volontari, uniti nello sforzo di dar voce a mondi troppo spesso ignorati o ghettizzati. L’intento è quello di superare lo stigma e i pregiudizi ancora presenti riguardo il mondo della psichiatria e del disagio mentale, un modo per integrare e favorire l’inclusione sociale di persone in difficoltà. Queste sono alcune delle loro storie.

Segn/Ali Radio – associazione Arcobaleno Onlus, Torino

Dal 1994 noi della redazione della rivista Segn/Ali diamo voce alla follia e alle diverse persone che, per circostanze esistenziali e noncuranze di tipo sociale e politico, la incarnano. Così come con la parola scritta, dal 2012 la nostra voce va anche in radio, in collaborazione con radio Beckwith. Dare voce alla follia significa offrire uno sguardo non omologato sulla realtà. Detto ciò, però, fare radio della mente per noi significa fare radio e basta, ovvero: informazione (sulle questioni della salute mentale da noi ben conosciute e vicine); cultura (parlando di storia, filosofia, scienza, cinema, musica, economia, fantascienza, sessualità, alchimia, poesia); intrattenimento (mischiando ironia, delirio, gioco); testimonianza (narrando ricordi, esperienze e storie personali). Significa dare una valenza politica a tutto ciò, perché la follia, nei suoi aspetti più sofferti come in quelli più stravaganti o esaltati è parte della condizione umana; perché la salute mentale è faccenda che riguarda tutta la società e la cittadinanza. Significa adempiere all’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, e dunque operare per noi e per il prossimo affinché venga applicato l’articolo 3 della stessa.
Fare radio ci dà l’opportunità di conoscerci, di sperimentarci con nuovi linguaggi, tecnologie, modi di comunicare e fare esperienza di ciò, allargando la platea di ascoltatori. Fare radio significa contribuire ad abbattere lo stigma che colpisce le persone sofferenti e discriminate. Lo facciamo in gruppo, con una pluralità di voci, opinioni, visioni e idee, per essere maggiormente responsabili, per ricordare a tutti l’importanza della responsabilità sulle parole e sui gesti. Anche offrendo dei dubbi con la «linea telefonica aperta per tutti gli psichiatri, psicologi e operatori in difficoltà», spesso ingabbiati e sofferenti nelle loro certezze cliniche. Lo facciamo anche denunciando tutti gli abusi della psichiatria, o le manchevolezze delle politiche locali e nazionali. Oppure invitando gli ascoltatori a partecipare agli eventi culturali che organizziamo o contribuiamo a realizzare come associazione sul territorio, creando occasioni pubbliche liberatorie di confronto, aggregazione e condivisione. Ciò significa contribuire a costruire un senso di comunità, tessendo relazioni. Significa manifestare ed esprimere il linguaggio poetico della follia, inteso come poesia dell’arte di vivere, capace di svincolarci dai linguaggi dominanti e usuranti: clinici, famigliari, di senso comune, burocratici, accademici.
Segn/Ali, su carta come nell’etere, è un’opportunità per divertirsi, per informarsi, per sfogarsi, e soprattutto per prendersi cura di sé, e partecipare attivamente alla vita civile della comunità che ci circonda, di cui siamo parte e a cui offriamo spontaneamente libere evasioni dallo psicopenitenziario che è in tutti noi.

Radio Senza Muri, Jesi

La radio per me? Una bella esperienza. Difficile a volte esprimermi al microfono, sia se mi metto in gioco parlando di me sia se faccio domande. A volte è esaltante, altre volte impegnativa, altre ancora… mi fa venire un po’ di timore. La mia esperienza è totale perché all’interno della radio parlo di diversi argomenti, dalla musica al fondo sociale, dalla discarica vicino alla mia città allo sport. E della salute mentale? Certo che ne parliamo, perché è importante e intorno c’è ancora tanta ignoranza e bigottismo. Poco tempo fa c’è stato un convegno a riguardo, di tutte le radio della salute mentale d’Italia, anche se mi è piaciuto, mi sono sorpresa negativamente a constatare che era pochissima la gente comune intervenuta, eravamo soprattutto noi utenti e operatori! E la gente? Non era curiosa di sapere cos’è per noi la radio, in un momento della storia dove le malattie mentali sono all’ordine del giorno? Alimentate forse da una vita priva di significato e di false ideologie? Bene, la radio ci permette di confrontarci, riflettendo, ridendo, magari facendo a volte un po’ di polemica su quell’argomento o su quell’altro. All’interno della radio si canta , si suona, si balla, si parla, si ascolta e si riflette. Personalmente mi sprona a dare il meglio di me e mettermi in relazione con gli altri su tematiche attuali e perché no, a volte in mezzo a tutto questo nasce anche una bella amicizia. E allora venire alla radio, tra allegria e argomenti su cui è necessario riflettere, passo del tempo assieme ad altri, crescendo un pochino e imparando attraverso gli altri, un poco di vita reale. SONIA

In ogni trasmissione, se pur diverse tra loro, ognuno si esprime in maniera propria; questo mi suscita delle emozioni profonde che condivido con chi mi sta attorno. Spesso sento dire che alla radio ci sono persone che sanno ascoltare, ti sanno coinvolgere ed emozionare. Vorrei sottolineare la particolarità della radio di cui faccio parte, Radio Senza Muri che si tratta di un dispositivo gruppale, molto innovativo. BETTA

Tutto nasce nel 2012, quando vengo invitato a partecipare ad un corso di formazione su come si gestisce la radio. Ricordo quando c’è stata la prima trasmissione e mi è stato messo davanti il microfono. Sono riuscito a stento a dire il mio nome da quanto ero emozionato. Poi piano piano ho cominciato a prendere confidenza col microfono e ogni volta che dovevo intervenire per esprimere il mio pensiero, ho acquisito sempre più sicurezza. Questo è accaduto grazie alla radio e ai suoi componenti, che riescono sempre a metterti a proprio agio. Con la radio sono stato invitato a partecipare al Convegno che si svolge ogni anno a Trieste, dove si organizza l’incontro delle radio web della salute mentale. Ho potuto allargare le mie conoscenze radiofoniche e cosa molto più importante, le , con cui c’è stato modo di confrontarsi su tutti gli aspetti della vita. La cosa che più mi rattrista è che quando ci sono questi incontri, le sole persone che vi partecipano, hanno a che vedere con la salute mentale. Infatti nonostante si stia facendo tanto per abbattere lo stigma del pregiudizio, ci sono ancora tantissime persone che considerano chi soffre di disagio psichico da evitare e giudicare negativamente. ENRICO

Cosa posso dire della radio?
che per ora mi sento inadeguato
Ascoltando la mia voce;
suona vuota come un guscio di noce
Lo speaker è per me compito inadatto;
perché timido e distratto.
Mi applico però con ingegno;
e ci metto tutto il mio impegno.
Rimane comunque difficile comunicarvi;
forse perché sono alle prime armi.
Resta però un momento di aggregazione;
e magari è proprio questa la sua funzione.
Luca

Radiostella180, L’Aquila

Radiostella180 nasce nel 2010 per iniziativa dello psicologo Emanuele Sirolli  nell’ambito dell’associazione 180amci di l’Aquila ed è una radio web  della salute mentale che informa e intrattiene. Ho iniziato a prendere parte alle trasmissioni da circa due anni, mi occupo della rubrica della salute mentale e sono entusiasta di questa realtà. Io frequento molte persone e ambienti di tutti i tipi ma solo alla radio posso esprimere liberamente le mie idee e confrontarmi con altre persone senza che nessuno mi censuri o mi giudichi; è l’unico luogo in cui mi sento veramente libera e posso essere sinceramente e completamente me stessa.  Il giovedì pomeriggio dalle 16 alle 16,45 c’è la diretta  durante la quale diamo notizie sulla salute mentale, sugli eventi locali e nazionali, facciamo interviste su vari argomenti e poi commentiamo il tutto senza che nessuno ci condizioni. Siamo una voce diversa, controcorrente, anticonformista senza cadere in nuovi conformismi: siamo una radio libera! La rubrica di cui mi occupo ha affrontato temi scottanti come la contenzione in psichiatria, l’elettroshock, la chiusura degli OPG, le terapie farmacologiche, e io che sono un’utente del Centro di salute mentale posso finalmente dire su questi argomenti tutto quello che penso. Devo anche riconoscere che frequentare la radio ha un a notevole utilità terapeutica per tutti noi e a me, come tutte le attività della 180amici, ha insegnato ad avere spirito critico. Inoltre stiamo insieme in un’atmosfera allegra e piacevole, ci lega una profonda amicizia, ci aiutiamo gli uni gli altri. Penso sinceramente che se tutta la realtà fosse come Radiostella, il mondo sarebbe tanto migliore. In conclusione posso affermare che Radiostella180 è il mondo che vorrei.

Photo: Freaktography | Flickr | CCLicensephoto