“Enemy”: il tema del doppio tra sogno e realtà psicotica (D. Villeneuve)

Enemy

Adam (Jake Gyllenhaal) è un tranquillo insegnate di storia privo di stimoli che vive passivamente una vita piatta e ripetitiva barcamenandosi tutti i giorni tra le lezioni, il percorrere le stesse strade ed andare a letto con la stessa compagna da sempre. Un giorno un collega di lavoro gli consiglia, per spezzare la monotonia, di guardare ogni tanto un film citandogli un titolo in particolare. Adam, incuriosito, accetta il consiglio e scopre che in quella pellicola un attore secondario è proprio identico a lui ed ha il suo stesso timbro di voce. A questo punto inizia una ricerca spasmodica che lo porterà a incontrare e poi scontrarsi con Anthony (Jake Gyllenhaal), attorino da quattro soldi, burbero ma risoluto e spericolato.

Il fatto che Anthony sia un attore (e interpreti quindi vite altrui) ed abbia un carattere forte, incanta il modesto professore che, come dimostrano le numerose scene in cui si specchia, ricerca da sempre una propria identità. In Anthony, Adam trova un modello, un esempio, ne invidia la vita e ne è all’inizio affascinato, ma poi, causa il carattere difficile dell’altro ed eventi inaspettati che coinvolgono anche le loro compagne, ne comincia ad avere paura.

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Nel film, liberamente tratto dal romanzo di José Saramago intitolato L’uomo duplicato, il regista Villeneuve analizza il tema del doppio servendosi di una bellissima estetica ricca di chiaroscuri dai toni giallo ambra ed ocra e scene in cui il protagonista è al centro assoluto del suo mondo, un uomo vagante in larghi spazi urbani e freddi ma spesso senza anima viva intorno.

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Il film è continuamente in bilico tra sogno, come dimostra l’utilizzo frequente della tarantola nera come elemento perturbante nelle sequenze oniriche, e realtà psicotica, quella “realtà mentale” che ha vita indipendente rispetto alla realtà tangibile, come dimostrano i vari indizi rivelati soprattutto durante la conversazione tra Adam e sua Madre (Isabella Rossellini). All’occhio del cinefilo più attento questo non può non evocare un parallelismo con Mulholland Drive di David Lynch, di cui Enemy potrebbe addirittura configurarsi come la versione opposta e quindi maschile, eterosessuale e molto grezza della famosa storia di Betty/Diane.

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L’interpretazione magistrale di Jake Gyllenhaal, la tematica trascinante, l’atmosfera inquietante, l’attenzione alle luci e alle ambientazioni, il finale emozionante e affatto scontato fanno di Enemy un film  che va certamente recuperato.

Voto: 8

Fabio F.

Articolo originale su Aka Steve Blue