Venezia74: Leone d’oro a “The Shape of Water” di G. del Toro

Ad aggiudicarsi il Leone d’oro a Venezia74 è il fantasy di Guillermo del Toro: The Shape of Water. L’ultimo film del regista messicano è una stramba fiaba fantasy, difatti il film, ambientato negli anni ’60, ruota intorno alla quotidianità di alcuni personaggi costretti a vivere scontrandosi di continuo con pregiudizi e diverse forme di razzismo. La protagonista Elisa (Sally Hawkins) è una donna abitudinaria, ogni mattina compie le medesime azioni stereotipate rese perfettamente da un montaggio veloce e sistematico: si sveglia, mette a bollire le uova, si prepara e va a lavoro. Elisa è muta e fa le pulizie in un laboratorio governativo insieme alla sua collega Zelda (Octavia Spencer), una donna di colore, dal carattere forte e che parla per due. Elisa vive sola, anche se passa molto tempo con il suo migliore amico Giles (Richard Jenkins), un vicino di casa omosessuale che ha superato da un po’ la mezza età ed è ancora in cerca dell’amore. Un giorno, in una vasca piena d’acqua nel laboratorio dove lavora, Elisa scopre la presenza di una strana creatura (a metà tra uomo e pesce) e, come una bambina spinta dalla curiosità, la protagonista cerca un contatto col nuovo essere.

The Shape of Water è un film che nasce da un’idea curiosa e mette a confronto quel mondo pragmatico, governato dal Dio Denaro e incarnato dal colonnello Strickland (uno spietato Michael Shannon) col piccolo mondo di Elisa, Zelda e Giles (e la creatura). Quest’ultimo è fatto invece delle “piccole” gioie delle relazioni, come l’amicizia, e quindi condivisione, solidarietà e supporto, ma anche l’amore.

The Shape of Water è una pellicola che fonde tradizione e innovazione, il film infatti segue il classico schema delle fiabe teorizzato da Propp, ambientato in una realtà fantastica degli anni Sessanta, dove l’estetica mescola il sapore retrò dato dalle scenografie e dai costumi con gli effetti speciali e una fotografia iperrealista che proiettano lo spettatore in un mondo onirico. Tutto ciò che riguarda l’ambiente, il set, ciò che sta letteralmente “dentro” il film (personaggi compresi) appare retrò; mentre gli elementi stilistici, il “vestito” del film (regia, fotografia, montaggio, effetti speciali), proiettano in una dimensione surreale, fantastica o, se si vuole, futuristica.

Ma se dal punto di vista estetico questa mescolanza di elementi apparentemente inconciliabili risulta vincente, non si può dire lo stesso dello sviluppo della storia, che appare fragile e inconcludente. Delude che un’idea così profonda, così interessante, ma anche molto cinematografica, sia alla fine rimasta subordinata alla superficie dello schermo, alle immagini dell’acqua che riempie la casa di Elisa, lo schermo del cinema e gli occhi dello spettatore.

Voto: 6 ½