La società in “The Lobster” di Yorgos Lanthimos

Una donna sta viaggiando in auto, si ferma vicino un campo con due asinelli, esce dall’auto e spara tre colpi di pistola ad uno dei due, lo uccide. Con la sequenza iniziale Yorgos Lanthimos descrive e racchiude l’essenza della sua ultima pellicola, The Lobster, un film diretto, crudo, vero, che trasuda grottesco e humor nero, una metafora della società contemporanea, proibizionista, impositrice e manipolatrice, di cui esso si prende in giro lasciando un enorme senso di amarezza e disincanto ma restando anche aperto a una caparbia ricerca di emancipazione e individualità.

Una voce narrante di donna accompagna le immagini dai toni freddi e spenti ed introduce lo spettatore nel mondo solo apparentemente surreale in cui è ambientato The Lobster. In un luogo non precisato c’è un hotel dove vengono mandate le persone attualmente single per trovare l’anima gemella. E fino a qui niente di troppo brutale se non fosse che la ricerca di un partner consista in una missione di vita o di morte, morte umana si intende, altrimenti ci si trasforma in un animale a propria scelta. All’arrivo in hotel, un ambiente spoglio e freddo, lontano da altre forme di vita sociale proprio perché è esso stesso metafora della società, David (Colin Farrel) si reca alla reception, dove una voce femminile, il cui corpo ci è ancora negato, lo interroga inserendo i suoi dati in delle categorie ed esponendo le regole a cui attenersi: se entro la sua permanenza di 45 giorni in hotel egli non troverà una compagna verrà trasformato nell’animale che ha scelto: un’aragosta (in inglese “lobster”). L’hotel è inoltre diviso in due spazi tra loro incomunicabili, il reparto delle coppie e quello dei single in cerca di un partner. I personaggi che abitano l’albergo sono variegati e ben caratterizzati nella loro individualità, nonostante siano costretti ad omologarsi indossando sempre gli stessi vestiti imposti dai direttori dell’hotel. Le giornate si susseguono tra rappresentazioni teatrali che dimostrano quali siano i vantaggi di vivere in coppia (ad esempio si evitano lo stupro e la morte per soffocamento da cibo) e caccia di umani con fucili spara narcotici per vincere dei giorni di permanenza in più. A questa realtà ne esiste una diametralmente opposta e nemica della precedente che fa una vita selvaggia nel bosco ma dove vigono altrettante regole: è la comunità dei single capitanata da una donna spietata (Lea Seydoux) e tra le regole è vietato flirtare, ballare se non soli e ovviamente innamorarsi.

Vincitore del premio della giuria allo scorso Festival di Cannes, The Lobster è un ritratto paradossale e grottesco di una società sempre più omologata, che si lascia trascinare dalla corrente, in cui si distinguono David e la donna che lo ama e da lui amata (Rachel Weisz) nella loro rischiosa e disperata ma più che comprensibile fuga d’amore, perché la vera follia sarebbe cedere ed adattarsi alle leggi del conformismo.

Voto: 7