“The Revenant” di Iñárritu: un’estetica che si amalgama poco con il suo contenuto

Tempo della memoria, immagini dal passato, in una fotografia dai toni caldi e sporchi che danno sul giallo, Hugh Glass (Leonardo Di Caprio) ci viene presentato come un padre amorevole e protettivo che, dopo la morte della moglie in seguito ad un attacco al loro villaggio, resta affianco al figlio rimasto ferito e con parte del viso bruciato.

Ed eccoci poco dopo scaraventati nel tempo presente del racconto, è il 1823 in una gelida Dakota del Nord, Hugh e il figlio adolescente stanno cacciando nei boschi quando arrivano gli indiani Arikara ed è subito guerra. Frecce che scoccano e trafiggono gole, schiene, gambe; colpi di arma da fuoco e corpi a terra, altri in fuga, in attacco e in difesa, mentre la macchina da presa si muove vorticosamente tra gli uomini divenendo una di loro. E come essi la camera si alza e si china fino a terra, guarda a destra e a sinistra, schiva gli alberi e si immerge nelle acque come un testimone agile e invisibile ma che, coinvolto nella battaglia, si sporca del sangue, del fango e dell’acqua che lo circondano. La regia è dinamica, fluida ed elegante, ed è così per la maggior parte del film cadendo spesso in un autocompiacimento megalomane e perfezionista che perde di vista il significato e il senso delle sequenze iniziali. Se infatti il corpo di Leonardo Di Caprio appare sporco e ferito, lo stile della regia sembra andare in tutt’altra direzione, rincorrendo la perfezione estetica.

Per quel che riguarda la fotografia, guardando i raggi solari che si insinuano tra gli alberi alti e sottili la mente non può non rivolgersi alle opere di Terrence Malick (The Tree of life; To the wonder), grazie anche allo stesso direttore della fotografia, il premio oscar Emmanuel Lubezki. Nei campi lunghi di paesaggi naturali, gli alberi, i campi e i loro silenzi sembrano omaggiare le pellicole di Andrej Tarkovskij (Lo specchio; la prima sequenza di Sacrificio).

Cimentandosi in un’impresa che sembrava impossibile, per il clima, per le pochissime ore di luce naturale, per le condizioni difficili in cui hanno dovuto recitare gli attori, Iñárritu ha messo in piedi un’opera più che riuscita dal punto di vista estetico, ma che a tratti sembra non riuscire ad amalgamarsi con i contenuti. Un melodramma, un revenge movie, un film biografico ispirato alla storia del cacciatore di pelli Hugh Glass e tratto dall’omonimo romanzo di Michael Punke, The Revenant è un buon film, stilisticamente invidiabile ma che risulta a tratti lento, con una musica ridondante e fracassato come le ossa del suo protagonista.

Voto: 7 ½

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