L’olocausto raccontato ai bambini

Tanti e tanti anni fa, in un tempo molto lontano arrivò un uomo cattivissimo che voleva uccidere a far sparire dal mondo tutte quelle persone che non erano come lui e che non gli volevano bene, anzi, lo odiavano.

Lui voleva far sparire dal mondo tutti i bambini, le mamme, i papà, i nonni e le nonne che non erano biondi con gli occhi azzurri e perfetti. Soprattutto, voleva cancellare dal mondo senza distinzione tutte le persone: malati, anziani, donne, uomini e bambini di un altro popolo, quello ebraico. Il suo nome era Adolf Hitler.

 

Arrivò da un posto molto lontano, la Germania, e fece subito amicizia con un altro uomo altrettanto malvagio, Benito Mussolini. Questi due dittatori, insieme, diedero inizio ad un lungo periodo di terrore che si sparse per tutta Europa ed una guerra che coinvolse tutto il mondo. 

Da quel momento la gente cominciò a piangere e a non ridere più e tante famiglie furono bruscamente divise e lasciate sole. Coloro che non riuscirono a fuggire in tempo, furono ammassate tutte dentro un treno, come per un lungo viaggio che per molti non ebbe ritorno; ma non era una vacanza, bensì una malvagia e ingiusta punizione senza aver commesso niente di brutto. Da un giorno all’altro tante persone si trovarono private dei propri diritti, delle proprie case e della propria vita.

Tutto iniziò con la chiusura e l’esclusione dalla vita sociale e lavorativa, chiudendoli in piccoli ghetti e vietando loro di andare a lavoro e a scuola e di mantenere rapporti con il resto della popolazione.
Attraverso queste costrizioni, il nazismo non fece distinzione tra tutti coloro che non erano considerati “razza pura” proprio come credeva l’uomo cattivo, ossia: i Rom, i malati, gli omosessuali, gli ebrei, gli anziani o semplicemente chiunque provava a imporsi o a ribellarsi alla crudeltà di Adolf Hitler. 

L’ingiustizia proseguì con una legge che ordinò a tutti coloro che venivano considerati inferiori di stare all’interno di questi ghetti per essere isolati rispetto al resto delle persone. Dopo poco tempo, furono trasportati e obbligati a lavorare in quelli che inizialmente venivano denominati “campi di lavoro”, senza alcun rispetto e dignità, faticando come schiavi dalla mattina alla sera e privati del diritto di riposarsi ed essere stanchi. Bisognava lavorare e basta. Successivamente questi  luoghi diventarono qualcosa di ancora più brutto e crudele e si trasformarono in campi di sterminio. In questi campi i cattivi diventarono pian piano ancora più feroci e chi soffrì di più di questa situazione furono i più i piccoli: i quali, senza motivo, si trovarono strappati dalle braccia degli affetti più importanti, delle mamme o dei Papà rimanendo così da soli. Nei cosiddetti luoghi di sterminio si continuò a vivere in queste condizioni per lunghi anni fino al 27 gennaio del 1945, quando finalmente si incominciò a vedere un raggio di sole e tornò la luce della speranza. 

In quella data storica gli uomini cattivi furono finalmente sconfitti perché arrivarono delle anime buone che volevano salvare e liberare l’umanità da tanta crudeltà. Gli uomini buoni, arrivati dalla Russia salvarono tante anime innocenti che dopo anni di reclusione e lavori forzati erano riuscite a sopravvivere a quel mare di sofferenza. Grazie a loro il mondo fu salvo ed oggi ci troviamo a ricordare il 27 gennaio per tutte quelle persone che hanno perso la vita; la memoria è fondamentale per non ripetere gli stessi orrori. Fortunatamente tante persone e generazioni di diverse culture si sono salvate e non sono state sterminate del tutto, queste oggi hanno la possibilità di vivere una vita normale. Non bisogna, però, dimenticarci di chi è stato ucciso prima dell’arrivo degli uomini buoni.