Entrare in un centro. Osservatorio migranti Basilicata e LasciateCIEntrare

Visita al CAS di MateraFast Motel” di OMB e LasicateCIEntrare.

Tra maggio e giugno 2016 l’Osservatorio migranti della Basilicata in collaborazione con l’associazione LasciateCIEntrare ha visitato 39 strutture di accoglienza a cui è precluso l’ingresso ai civili, portando avanti in tutta Italia una mappatura informale delle condizioni all’interno dei centri di accoglienza. È stato possibile in questo modo documentare le condizioni in cui soggetti vulnerabili, minori, donne, vittime di torture e tratta sono costretti a vivere.
Soggetti che, proprio a causa dell’emergenzialità con cui si continua a trattare il fenomeno migratorio, rischiano di non riuscire ad accedere alle tutele necessarie al proprio status di “vulnerabili”. Così ha precisato LasciateCIEntrare: “La denuncia che portiamo avanti da anni non è prioritariamente rivolta alle Cooperative, o alle singole persone che lavorano nei centri, con cui anzi cerchiamo un confronto aperto e sereno, ma ad un sistema generale che continua a produrre emergenze e non tutela i richiedenti asilo”. La delegazione della Campagna LasciateCIEntrare composta da Yasmine Accardo (LasciateCIEntrare), Paola Andrisani (Lunaria/Omb), Chiara Prascina (Omb), ha raccontato in un report di cui pubblichiamo un estratto l’accesso al centro CAS di Matera chiamato FAST MOTEL. “L’area industriale in località Borgo La Martella, la mattina di sabato 21 maggio 2016 si prefigurava come una vera e propria cattedrale nel deserto, dove era impossibile una qualsiasi forma di inclusione sociale”.
Uno degli aspetti più critici che si rilevano è che nella struttura in questione la percentuale di esiti negativi alla richiesta di asilo è del 95%.“I motivi degli innumerevoli dinieghi delle commissioni – denunciano le associazioni – sono anche dovuti alla scarsa, se non nulla, attenzione alla preparazione delle storie e di tutti i certificati che possano aiutare a dimostrare la necessità di asilo”.

“La strada che conduce al CAS si chiama Via Enzo Ferrari, circondata da capannoni della Zona PAIP e in aperta campagna. Alla fine della stradina, un distributore di benzina sulla SP6. Qui il Fast Motel, dove spicca una gigantografia del logo “Auxilium”. Il centro abitato dista circa 4 km. Quegli stessi chilometri che i migranti fanno talvolta a piedi o in bici. “Le bici le abbiamo acquistate noi con il lavoro o ce le hanno regalate”- così ci dice B. quando chiediamo se sia stata Auxilium a fornirgliene. Un anno fa (fine agosto 2015), sulla SP6 veniva accidentalmente investito un ragazzo nigeriano del centro ed entrava in coma. Uscito dall’ospedale, veniva trasferito in un altro centro. Ma di lui non si hanno più notizie. Il ragazzo percorreva, come ogni giorno, in bici quella stessa strada, che all’imbrunire diventa buia e pericolosa. Troppi sono gli accessi poderali o ai capannoni dai quali sbucano vetture in velocità (1).

Inoltre, proprio a seguito di questa vicenda, i ragazzi del centro avevano messo in atto una protesta, con tanto di marcia a piedi sino dinnanzi alla Questura, per avanzare delle richieste ben precise. Molteplici furono le polemiche e gli insulti razzisti sui vari social network a livello locale, poiché la cittadinanza mal tollerava anche la sola remota possibilità che dei migranti potessero avere dei diritti da rivendicare (2). Nel video dell’agosto 2015 (3) questa difficoltà di comunicazione tra l’istituzione e un gruppo di rappresentanza dei migranti del centro è espressa nel migliore dei modi (4).

Nel centro, sono presenti cittadini nigeriani, gambiani, maliani e senegalesi. Circa 125 persone, un numero destinato a crescere. Tra loro anche due donne nigeriane. Ne riusciamo ad incontrare solo una, giovanissima. “Si. Io sto bene. Non voglio essere trasferita lontano da qui. Ho un permesso per protezione sussidiaria. Se mi trasferiscono va bene ma basta che io possa restare a Matera o massimo a Bari”.
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a queste assurdità. Due donne in un campo di soli uomini (diciamo che a Matera è una prassi assai diffusa, purtroppo). In una zona dove facilissimo è l’inserimento nel giro di prostituzione. La ragazza che abbiamo incontrato è già palesemente dentro il giro e la cosa ci viene confermata anche dai ragazzi del centro, che dichiarano che è una cosa che “tutti sanno”. Nota grave: la Commissione territoriale di Bari aveva segnalato ad un’associazione locale che si occupa di vittime di tratta la presenza nel centro di queste due donne, al fine di poterle seguire in un percorso di recupero. La cooperativa Auxilium, sebbene sollecitata più volte da questa associazione, non ha mai dato seguito a queste richieste, abbandonando a se stesse la due donne. Oltretutto, entrambe hanno già da almeno due mesi ottenuto dalla stessa Commissione la forma gradata di protezione umanitaria, e avrebbero dovuto spostarle immediatamente in una struttura di seconda accoglienza. E invece sono ancora li (a questo proposito abbiamo inviato una segnalazione alla Prefettura di Matera, chiedendo l’immediato trasferimento delle due donne in una struttura adeguata).

Nonostante, quindi, vi siano un piano nazionale anti-tratta ed organizzazioni che se ne occupano, in troppi centri di accoglienza non viene concesso l’accesso agli specialisti per seguire queste donne. Dopo il viaggio, la tratta e violenze di ogni genere, il loro inferno continua imperturbato e con il consenso silenzioso dei gestori dei centri, che nulla fanno per fare in modo che queste donne accedano al diritto di avere un’altra possibilità. Nel centro, di sabato mattina, non ci sono operatori o mediatori presenti, ma solo qualche addetto alle pulizie. Non vengono svolte attività ricreative e formative. Eccezione fatta per un corso di italiano, due volte a settimana, con due insegnanti. Tuttavia, non è stato previsto un corso di alfabetizzazione: molti degli ospiti non sanno né leggere né scrivere, e per tale ragione vengono automaticamente esclusi dalla frequenza al corso di italiano.

Molti ragazzi “sono andati a lavorare … fra un po’ tornano”, ci dicono i pochi presenti. Il lavoro è soprattutto nelle vicine campagne, con una misera paga di circa 15 euro la giornata (che se non può configurarsi come caporalato, resta comunque grave sfruttamento lavorativo).
“A parte questo non abbiamo nessun contatto con le persone. Non gli piacciamo. Boh”.
“Vogliamo i nostri documenti ed andarcene”, ci dichiarano altri, che ci raggiungono pian piano.
“Tutti sanno che questo campo non è buono, non si mangia bene. Cuciniamo da soli con delle piastre che abbiamo acquistato. Cuciniamo anche la pasta!”.
“Ci hanno dato solo un paio di lenzuola! Anche le scarpe, una sola volta”.

Le stanze sono piccole, ma a composizione variabile all’interno, da quattro a otto anche nove persone (su un vecchio sito che riporta i dati dell’hotel quando era funzionante vengono menzionati 45 letti e 18 stanze … i conti fateli da soli). Non c’è una lavatrice e tutto viene lavato a mano. Tutto quello che hanno nelle camere o se lo sono procurato o l’hanno acquistato”.

Osservatorio Migranti Basilicata

Fonti:
1) a questo proposito è possibile avere una ricostruzione sommaria dei fatti qui:
http://www.trmtv.it/home/cronaca/2015_08_26/92702.html
http://giornalemio.it/cronaca/tensione-al-c-a-r-a-di-matera-dopo-un-incidente-stradale/
http://it.geosnews.com/p/it/basilicata/mt/auto-investe-extracomunitario-in-bici-sulla-matera-gravina–in-prognosi-riservata-protesta-di-extracomunitari-al-fast-motel_7663733,
https://www.youtube.com/watch?v=67t7AIHO9xo

2) per approfondire l’episodio di protesta, la marcia e le richieste fatte dai migranti al Prefetto, si può leggere qui: http://www.sassiland.com/notizie_matera/notizia.asp?id=37554&t=matera_la_protesta_ecco_cosa_chiedono_i_migranti_video_

3) il video: https://www.youtube.com/watch?v=U3UTXXoCu6U

4) http://www.osservatoriomigrantibasilicata.it/2016/05/26/fast-motel-lasciatecientrare-visita-cas-matera/
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/fast-motel-lasciatecientrare-cas-matera/
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/205-fast-motel-la-delegazione-della-campagna-lasciatecientrare-visita-il-cas-di-matera