Una passeggiata tra i boschi di Monte Cavo
Siamo partiti dai Campi d’Annibale, agglomerato urbano un po’ indistinto sulla sommità di Rocca di Papa, cittadina arrampicata sui colli albani. L’obiettivo erano i quasi mille metri di Monte Cavo, il punto panoramico sulla strada romana, dove nelle giornate più limpide si scorgono il promontorio del Circeo e in lontananza in mezzo al mare le isole pontine. Il pulmino, attraversando i primi boschi di castagno, ci ha accompagnato all’ex eliporto, una piazzola contigua alla caserma dell’Aeronautica, oggi in disuso. Poi ci siamo incamminati a piedi verso la vetta, dove dall’occhialone (così è chiamato sulle guide il punto panoramico) abbiamo potuto ammirare la magnifica vista sulla distesa verde dei Colli albani e dei due laghi, quello di Castelgandolfo e quello di Albano, in profondo stato di affanno per via del progressivo prosciugamento dei bacini idrici. La strada romana percorsa dalle gens Latinae fino al tempio di Giove era lì intatta, da secoli, costeggiata da querce e castagni. Lungo il percorso abbiamo potuto anche ammirare le istallazioni in acciaio corten che riproducono la fauna selvatica locale: lo scoiattolo saltatore, il ghiro, la volpe e tanti altri. Sempre in questo museo diffuso, composto da opere d’arte e natura, abbiamo incontrato “Flora”, una figura in legno alta quattro metri, realizzata dall’artista Marco Martalar. E’ stata un’esperienza immersiva nel silenzio del bosco, di cui abbiamo colto il profumo, i rumori e il canto degli uccelli. Abbiamo potuto vivere in prima persona i benefici della natura sul nostro stato d’animo, così come erano stati descritti nell’intervista alla dottoressa Danon sul tema dell’ecopsicologia. Dopo aver pranzato insieme in allegria, abbiamo riflettuto sull’esperienza e ognuno di noi ha espresso le proprie emozioni che riportiamo di seguito in un Diario di natura.
Maria Anna
Della passeggiata nel bosco sono rimasta incantata dagli alberi che maestosi s’innalzavano fino al cielo azzurro. C’era una pace dilagante, una quiete che in città non si trova. Ho dimenticato per un attimo il caldo e la frenesia della città. Mi ha colpito l’aver trovato diverse querce; la quercia è il mio albero preferito, poiché a mio dire, rappresenta la forza, la robustezza, la tenacia…Mi sono portata via un bastoncino secco come ricordo di questa giornata, come per dire che anche io sono stata lì.
Francesca
La felce con le sue fronde-foglie ha la capacità di vivere nel sottobosco.
Remo
Ascoltare il silenzio e il suono degli uccelli è un richiamo della natura. Fare delle passeggiate è molto importante. I Castelli romani offrono tante sorprese ai visitatori come la via Sacra che dall’Appia portava al tempio di Giove Laziale. Non mi aspettavo che a pochi chilometri da Roma ci fossero luoghi con un patrimonio naturale e storico così rilevante.
Joram
Fronde degli alberi, terra. Disteso sulla terra, o dovrei dire nella terra, i granelli che premono sulla schiena, la polvere che lava la pelle, e quelle fronde che riempiono gli occhi e il cuore di verde. Come immerso in un liquido quasi amniotico, isolato dal fragore della città, ma non solo. Anche i pensieri scivolano via e l’immagine eterea per me surreale e rara di rami e foglie, mi avvolge avvicinandoli a me quasi fisicamente. E così scompaio, insieme ad un albero mio compagno, in una dimensione parallela, un territorio inesplorato, che invece di spaventare, scalda un freddo dimenticato e quasi sconosciuto nel quale abito, ignaro.
Valeria
Rametti secchi e un fiore stecco pieno di polline.L’estate torrida che secca il terreno, anche quello umido del sottosuolo, insieme a semi di polline per la riproduzione. Questo per me è l’estate. Tutto quanto entra in una bolla di calore che azzittisce lo scorrere del tempo e fa fiorire anche i fiori più strani, zeppi travestiti da polverosi pistilli, che insieme formano un soffice tappeto. Rami e pistilli.
