Il 19 ottobre scorso, la Camera ha approvato una legge che prevede l’installazione di telecamere a circuito chiuso in case di cura e negli asili. La norma dice che solo le strutture che possono permetterselo avranno l’obbligatorietà di munirsi di queste telecamere. La legge è frutto di varie proposte sia dall’una che dall’altra parte politica. Uno dei nodi all’attenzione dell’opinione pubblica riguarda la privacy, per questo le immagini saranno visionabili solo dal pubblico ministero competente. Non saranno così utilizzabili dalle televisioni e saranno censurati i soggetti più deboli. In più per garantire una maggiore tutela il garante della privacy avrà a disposizione 60 giorni per dare parere favorevole all’utilizzo delle immagini. La norma introduce anche la valutazione psico-attitudinale delle maestre e degli operatori, sia prima che dopo che durante l’immissione nel servizio.
Questa legge è stata proposta dopo una serie di gravi episodi che hanno preoccupato tutti e acceso le telecamere su gravi episodi di violenze sui minori a scuola. Uno dei casi venuto alle cronache e raccontato dall’emittente televisiva La7 in un suo servizio si è svolto a Lecce. I Carabinieri hanno diffuso le immagini riprese nelle scuole, dove appaiono chiari i modi bruschi della maestra verso i piccoli, soprattutto quelli intemperanti, di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nei confronti della maestra il sostituto procuratore presso il tribunale di Lecce, Stefania Mininni, chiudendo le indagini preliminari ha chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di abuso dei mezzi di correzione e maltrattamenti su minori aggravati e continuati. Gli episodi accertati, una decina, sono confermati dalle telecamere. Nei video compare anche un’altra maestra, l’ipotesi di reato per lei è favoreggiamento personale, sebbene avrebbe riferito di non saperne nulla.
Molti altri giornali e servizi televisivi hanno dato spazio a questi fatti, riportando frasi e fornendo dettagli che non hanno fatto altro che alimentare l’indignazione. Dalla lettura di un articolo su “Panorama” a cura di Nadia Francalacci abbiamo l’impressione di un’agghiacciante realtà. Gli insegnanti delle scuole materne o degli asili nido in alcuni casi sembrano non avere più coscienza che quegli esseri fragili e indifesi sono bambini, non sacchi dell’immondizia. Dall’inizio del 2016 sono cinque i casi accertati dai Carabinieri, l’ultimo presso un asilo di Milano nel quartiere Bicocca. C’è stato un episodio in cui dopo diverse segnalazioni si è scoperto che una insegnante di 58 anni lasciava al freddo per punizione i bambini, che terrorizzati non volevano più andare a scuola. Oppure un caso scoperto in provincia di Pisa dove un’insegnante si rivolgeva ai bambini tra 1 e 3 anni con parole inaudite. Eccole riportate: “Rincoglionito, oggi ti faccio del male. Sciocco, stai zitto, ti metto fuori al freddo. Sei duro come il muro, a te niente frutto. Levati di torno, boia! Vai a piangere in bagno con te non parlo”.
Il provvedimento è ancora in discussione e una volta approvato – trattandosi di una legge delega – dovrà comunque essere seguito da un decreto attuativo da adottare entro 12 mesi. Tempi non brevi che lasciano l’opportunità di rivedere e migliorare le disposizioni di legge, valutando anche i pro e i contro. ”Potrà sembrare banale, ma in molti casi, le soluzioni migliori sono quelle di istruire fin da piccoli i bambini a riferire subito ai genitori se qualcuno a scuola li tratta in maniera eccessivamente brusca – ha detto a Vanity Fair il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi – chiedere loro com’è andata a scuola ogni giorno, non prendere alla leggera alcun segno che possa destare sospetto, e poi conoscere bene gli insegnanti e mantenere con loro un regolare dialogo, in modo da affrontare e fugare subito qualsiasi eventuale dubbio sul corretto operato del personale scolastico”. Una posizione che potrebbe valere la pena ascoltare con attenzione.
Foto di bostankorkulugu | Flickr | CCLicense
