“Mery per sempre” di Marco Risi

Siamo nella Palermo degli anni ’80 e il professor Marco Terzi (Michele Placido) è l’unico tra i suoi colleghi ad accettare l’incarico di insegnare nel carcere minorile Malaspina. La sua classe è composta da pochi ragazzi caratterialmente diversi tra di loro ma tutti accomunati dall’appartenenza a famiglie povere e disagiate che li hanno costretti alla delinquenza. Natale, il più grande di tutti, si trova a Malaspina perché ha ucciso gli assassini del padre mafioso; Pietro (Claudio Amendola), analfabeta, è uno scippatore; Mery è un travestito che si prostituisce per denaro e ora è in carcere per essersi difeso da un cliente.

Il film di Marco Risi, tratto dall’omonimo romanzo di Aurelio Grimaldi, narra e denuncia la quotidianità di questi ragazzi che vivono in un ambiente ostile e degradato dove alla violenza si risponde con altrettanta violenza, in un circolo vizioso senza vie d’uscita. In quest’ambiente oscuro l’unica luce è rappresentata dal professor Marco Terzi che con i suoi modi umani, con pazienza e pacatezza, prova ad insegnare non solo le materie scolastiche ma un comportamento basato sulla comprensione e sulla non violenza.

Figlio di un Neorealismo che denuncia temi sociali in contesti di povertà, anche Mery per sempre parla il suo dialetto e utilizza accanto ad attori professionisti, come Michele Placido e Claudio Amendola, ragazzi presi dalla strada che vivono in contesti difficili. L’attore che interpreta Mery ad esempio è stato “pescato” in un negozio di parrucchiere pochi giorni prima dell’inizio delle riprese.

La Palermo di Mery per sempre è certamente il capoluogo della Sicilia, ma essa è anche una Napoli o una Roma, o una qualsiasi città italiana nei suoi quartieri più poveri e malfamati. Un piccolo contesto, una situazione prettamente palermitana, una storia particolare per parlare di un problema universale, o perlomeno nazionale, una denuncia a quell’Italia povera e corrotta.

 

Foto di Mary per sempre | Flikr | CCLicense