Il sogno di Daniel Dell’Ariccia è un “Cavallo”, quello dell’ospedale di Trieste con Franco Basaglia, il simbolo della chiusura dei manicomi nel lontano 1978.
Da radio Fuori Onda alla musica, dalla As.Roma alla poesia, il poliedrico Dell’Ariccia il 10 febbraio ha presentato all’Antica Stamperia Rubattino di Testaccio il suo secondo libro, con prefazione dello scrittore e giornalista Lamberto Picconi.
La prima poesia intitolata “Mi’ madre” (dedicata al dottor Sergio Nascimbeni e Ornella Ugolini, due responsabili del Centro Diurno e della comunità terapeutica di San Paolo), è un vero e proprio manifesto del mondo di Daniel:
“Mi’ madre nun l’ha fatto apposta/a famme nasce er 21 marzo/come la grande Alda Merini.Nun l’ha nemmeno fatto apposta a famme nasce nel 1978/ come la legge Franco Basaglia/E manco l’ha fatto apposta/ a famme nasce ner giorno mondiale/ proprio della poesia.lo dico sempre: è tutto scritto./Come quando nel 2008/ so diventato matto./No, nun è una coincidenza/er fatto che spesso me ritrovo/ a combatte l’ignoranza.
I versi delle poesie di Daniel parlano di amicizia, di salute mentale, della famiglia, di musica, di memoria, di olocausto e di Roma.Una Roma totalizzante, madre e sorella, quella del tifo giallorosso e delle canzoni romanesche, del Puff di Lando Fiorini e del Folk Studio dove hanno esordito Zarrillo e De Gregori.
“ Le mie poesie sono autobiografiche parlano delle esperienze di vita che ho fatto- ha detto Daniel in un’intervista recente-le scrivo d’istinto, parlano delle mie amicizie, della famiglia o delle attività che svolgo durante la giornata. Lo scrivere per me è terapeutico, è un modo per liberarmi”.
I testi spesso vengono musicati e finiscono nelle sue canzoni al pianoforte. Già, Daniel Dell’Ariccia suona e canta con diversi gruppi musicali nei locali di Ostiense e Testaccio, i suoi confini naturali.
