Non si può fare una rivoluzione senza cantare
Canto, coraggio e rivoluzione: questi i temi del libro “Revolucionaria!” scritto da Lavinia Mancusi nel 2023 per RedStarPress con i disegni di Giulia Anania. Con una scrittura lineare ed empatica si articola in tre capitoli e la forma è in prosa con i brani musicali che sono funzionali al testo stesso. E’ la storia di tre donne vissute lungo tutto il Novecento, che hanno avuto come caratteristica comune il coraggio. Probabilmente le ha scelte perché rivoluzionarie, in quanto riuscirono a modificare la propria vita e la vita di coloro cui vivevano accanto.
Nell’introduzione la scrittrice afferma: “Questo libro non l’ho scritto io”. A una prima lettura sembra vero, perché le tre protagoniste parlano in prima persona: ognuna racconta della propria vita, delle esperienze, dei propri dolori. Ma andando più in profondità si intravede l’anima musicale di Lavinia e quindi le rivoluzionarie non sono tre ma quattro, perché l’autrice nella sua descrizione ha lasciato trapelare anche il suo coraggio, quello che lei ha avuto per attraversare anche momenti bui e arrivare ai suoi obiettivi: una donna fragile ma anche molto forte.
É arrivato il momento di conoscere le protagoniste: Violeta Parra del Cile, Mercedes Sosa dell’Argentina e Chavela Vargas della Costa Rica.
Considerando la loro origine (America Latina) è chiaro che, l’humus storico – politico è la dittatura, ovvero la mancanza della libertà e discriminazione di genere, diffuso in alcuni paesi del Sud-America.
Lavinia racconta che Violeta nacque nel 1917 e proveniva da una famiglia povera, la madre era contadina e sarta, il padre musicista sotto la dittatura di Ibànez in Cile perse il lavoro e furono costretti a fuggire. In seguito il padre si ammalò e morì,e per Violeta fu un dolore straziante. Si sposò due volte ed ebbe quattro figli. Fu abbandonata tutte e due le volte e iniziò un periodo di grande depressione e grande solitudine senza speranza, fino ad arrivare al suicidio all’età di quarantanove anni.
Anche Mercedes, nata nel 1935, veniva da una famiglia povera ma che si amava molto. I genitori non riuscivano a far mangiare tutti i giorni i figli e lei fu costretta ad andare via, si sposò ma poi fu lasciata e il figlio rimase con lei: questo fu il primo laceramento della sua vita. Nel 1973 dal Cile giungono notizie spaventose, il generale Pinochet prende il potere con un colpo di stato e viene bombardato il palazzo della Moneda sede del governo popolare di Salvador Allende. Dopo il Cile toccò a loro, il 24 marzo del 1976 raccoglievano i frutti amari della Guerra Sucia, cioè la guerra sporca dello spietato comandante anti-comunista Videla e gli argentini, con la soppressione di tutti gli oppositori del regime, stavano entrando nella fase più buia della loro storia e lo sentivano.
La tripla A, l’Alleanza Argentina Anticomunista, uccideva anche centocinquanta persone a settimana. Sequestravano nel cuore della notte le persone e le gettavano in mare dagli aerei con una pietra legata al collo. Sparizioni. Così le chiamavano perché quelle persone non sono mai più state ritrovate, né vive né morte: desaparecidos. Mercedes ebbe grossi problemi perché i suoi amici erano dissidenti politici e quindi fu costretta a partire in esilio per Parigi, dove ebbe molti successi, ma purtroppo cadde anche vittima dell’alcool.
Chavela Vargas, per ultima, nacque nel 1919 e gli strascichi della poliomielite la resero ceca. Aveva solo sei anni e mentre i suoi genitori si incolpavano a vicenda, scappò per cercare l’Uomo Giaguaro, un indigeno esperto in magia bianca. Il prete diceva che era il diavolo, ma l’Uomo Giaguaro, non le preghiere, la guarì dalla cecità. La sua famiglia era piena di pregiudizi e non condivideva la sua tendenza sessuale. Ci aveva provato a vestirsi da donna, ma si sentiva mascherata e quindi cominciò a mettersi i pantaloni che prima degli anni Cinquanta non si usavano. Era un mondo molto maschilista e misogino, dove una lesbica non aveva posto. Solo all’età di ottantuno anni nel Duemila, Chavela dichiarò ufficialmente il suo orientamento sessuale.
L’autrice del libro parla di un filo rosso emotivo che si intreccia nella vita di queste tre donne: l’amore appassionato per la musica tanto da essere definite cantanti popolari, esse volevano infatti riscattare la musica Andina, condannata a sparire, di fronte all’indifferenza nazionale. Vedevano poi la musica come impegno politico, come arma di lotta per stimolare la consapevolezza nelle classi povere per far capire loro la necessità di un cambiamento sociale. In ultimo sentivano la musica come speranza di rialzarsi e di conquistare la forza di vivere. Mercedes e Chavela ci riescono mentre Violeta non ce l’ha fatta.
L’autrice ci ha fatto conoscere meglio queste tre donne rivoluzionarie come esempio di una grande forza interiore, che assumono una “luce nuova” sul palco quando si identificano con la loro musica.
