Mattia Vlad Morleo: dalla Creative Commons a Santa subito

Mattia Vlad Morleo è un giovane musicista pugliese, cresciuto con genitori musicisti e fin da piccolo ha iniziato a frequentare il conservatorio di Bari. La sua musica, classica ma anche elettronica, è strumentale, cioè utilizza solo strumenti musicali, digitali e non.  

Uno dei suoi ultimi lavori è stato la colonna sonora del docufilm “Santa subito”, girato da Alessandro Piva. Per questo lo abbiamo intervistato in una puntata della web radio “Fuori Onda” nella rubrica “Tutti pazzi per la musica” 

“Innanzitutto, complimenti per il successo con il film Santa Subito! Come è avvenuto l’incontro con il regista Alessandro Piva e come ti sei trovato a lavorare con lui?” 

“Ho conosciuto Alessandro durante un evento lo scorso maggio a Bari in cui vi erano diverse performance tra arte, danza e musica. Venne trasmesso un mio brano che colpì particolarmente Piva, il quale subito dopo mi raccontò del progetto “Santa subito”. 

 “Cosa ha ispirato la colonna sonora del film?” 

“Il tema fondamentale del film era chiaro, definito e molto profondo, il ché ha fatto nascere da sé gran parte della colonna sonora. Inoltre, io e Alessandro ci siamo “riconosciuti” subito, ci trovavamo sulle stesse onde di pensiero e questo ha aiutato a descrivere il film al meglio in tutte le diverse scene.” 

“La tua musica è presente su Jamendo e Spotify, due piattaforme che servono ad ascoltare musica. Queste vetrine online ti hanno aiutato ad acquisire popolarità? Ti fa piacere che le persone ascoltino gratuitamente i tuoi brani?” 

“Jamendo è stata la piattaforma che mi ha aiutato maggiormente. Infatti, appena mi sono affacciato al mondo della discografia musical,e il primo canale al quale mi sono rivolto è stato quello, che mi accompagna ormai da 4 anni. Spotify l’ho scoperto solo in un secondo momento, circa 3 anni fa e tramite le playlist (ormai il principale luogo di scoperta delle novità artistiche) sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio in quel mondo tanto in crescita.” 

“Ci vuoi raccontare la tua esperienza di musicista nato e cresciuto a Bari e del tuo impegno al conservatorio?”  

“Mi trovo molto bene qui a Bari, offre molte possibilità ed è molto attiva dal punto di vista culturale (tra l’altro è grazie a un evento svolto qui che ho conosciuto Piva). Mi sono iscritto al Conservatorio all’età di 11 anni, dopo aver praticato privatamente il piano.” 

“Hai mai lavorato in altre città?” 

“Sì, soprattutto nel 2018, ho suonato in diverse città e festival in giro per l’Italia. Al momento, invece, sono impegnato nella registrazione del mio nuovo album.” 

Dai post che condividi sui social abbiamo notato che sei molto vicino al tema dell’olocausto, ce ne vuoi parlare? 

È un tema molto sentito in quanto l’anno scorso ho lavorato ad un documentario per Rai Storia (andato in onda a gennaio) in cui mi sono fortemente immedesimato, una sorta di full-immersion nella realtà di quei tempi: il dolore, la sofferenza, la speranza sempre più lontana dei colpiti dal fenomeno nazista mi hanno fatto rivivere sensazioni ed emozioni che poi ho cercato di riprodurre con la mia arte. 

“Quando tornerai a Roma?” 

“Si sta pensando ad un tour nelle principali città italiane per l’anno prossimo, e in quell’occasione dovrei suonare anche a Roma.  

“Quale consiglio daresti a chi cerca di diventare famoso nel mondo della musica?” 

“Dedicare il giusto tempo ad ogni prodotto, ogni lavoro e ogni progetto. Uno dei più grandi errori è quello di voler pubblicare subito quel che si è realizzato per avere velocemente il riscontro del pubblico. Ad ogni lavoro va data la giusta revisione e la giusta cura del dettaglio, in quanto è una nostra opera, una proiezione di noi stessi… bisogna prenderla come una presa di coscienza, in un certo senso serve compiere un atto di umiltà e mettere più volte in dubbio il nostro operato per riuscire ad arrivare alla giusta consapevolezza che quel che vogliamo trasmettere ci sia e che siamo pronti a condividerlo con gli altri.” 

 

Daniel Dell’Ariccia, Sara Gaudenzi