Fantasmi, fuoco e psicofarmaci in “Maps to the stars” di Cronenberg

Agatha Weiss (Mia Wasikowska) torna a Los Angeles dopo anni, pare voglia visitare Hollywood e provare a inserirsi tramite le sue conoscenze (ha conosciuto Carrie Fisher su Twitter), ma in realtà vuole tornare, dopo tanto tempo, dalla sua famiglia per fare ammenda. Nel fare ciò sconvolge il finto clima di stabilità della famiglia provocando significative conseguenze. Agatha è il ritorno del rimosso. Havana Segrand (Julianne Moore) assume Agatha come assistente personale sotto consiglio di Carrie Fisher. Havana è un’attrice ossessionata dal fantasma della madre morta in un incendio, anch’essa attrice. Talmente ossessionata che vuole a tutti i costi interpretare il ruolo della madre in un remake di un film in cui ella recitò: Acque rubate.

Maps to the stars ci mostra il Cronenberg più lynchiano nei dialoghi grotteschi, nelle scene d’effetto inaspettate, nei fantasmi della psiche, nell’esasperata ossessione dei diversi personaggi per la fama che ricorda Mulholland Drive anche nelle atmosfere surreali. Scena decisiva quella in cui un personaggio ne uccide un altro con dei ripetuti colpi di statuetta (un chiaro riferimento agli Oscar), in questa scena regna un silenzio irreale mentre l’inquadratura cambia mostrando la soggettiva della vittima, e ora ci siamo noi spettatori dietro la macchina da presa insieme al regista ed entrambi diventiamo vittime e metafora della morte del cinema.

Maps to the stars è un film dove regnano fuoco e psicofarmaci. Tutti i personaggi più rilevanti sono legati al fuoco come simbolo di distruzione fisica, alcuni direttamente come Agatha e la madre di Havana, altri indirettamente come Havana e la famiglia di Agatha. Il fuoco rende cenere, disintegra totalmente. Il correlativo mentale del fuoco è rappresentato invece dagli psicofarmaci e dalle droghe che designano la fragilità e l’instabilità delle star.

Fama, denaro, menzogna, omologazione, arrivismo, sembrano queste le cose più importanti nella Hollywood rappresentata da Cronenberg, quella Hollywood che sta bruciando e che trova la sua massima espressione nella cerimonia degli Oscar, la quale, come si è visto, uccide il cinema e allo stesso tempo ne rappresenta la morte stessa.