“Macbeth” di Justin Kurzel: tra delirio e sete di potere

Tradimenti, uccisioni, corpi trafitti, sgozzati e messi al rogo. Tratto dall’omonima tragedia di Shakespeare, Macbeth, del regista australiano Justin Kurzel, è un film che lascia sconvolti dalla prima all’ultima inquadratura, sconvolgente tanto per la crudezza che lo accompagna per tutti i suoi 113 minuti, quanto per la rara bellezza estetica che lo caratterizza.

Macbeth trasuda sangue, putridume, fluidi umani e terreni: il sangue, il vomito, la saliva, il sudore, le lacrime dei personaggi si mischiano al fango, alla terra, all’acqua del mare e della pioggia rimandando alla mente le opere di grandi registi russi come Andrej Tarkovskij (Stalker; Lo specchio; Nostalghia), o ai più recenti Faust di Aleksandr Sokurov e Hard to be a God di Aleksey German. E come in questi film pure in Macbeth l’uomo si confronta e lotta con i suoi simili ma anche con i propri demoni interni e con la forza della natura manifestata nella fotografia sublime di Adam Arkapaw. Una fotografia che spazia in diversi registri: dai colori caldi che vengono sottolineati dalle candele accese negli interni e quelli più freddi nei gelidi fiordi, boschi e vallate; dalle immagini nitide e limpide si passa alle visioni a tratti oniriche e deliranti offuscate dagli agenti atmosferici, in primis dalla nebbia e dalla pioggia; un lavoro minuzioso è quello sul chiaroscuro, buio e luce sembrano lottare in un conflitto eterno come Macbeth (Michael Fassbender) combatte con i suoi incubi e le sue paure, ed è egli stesso ad affermare che “le paure reali non sono orribili quanto le immaginarie” quando già la sua mente comincia a vacillare. Ed ecco che la nebbia nelle immagini assume un significato simbolico, ricalcando uno stato mentale opaco, confuso e alterato. Rappresentativa è la sequenza cruenta dell’assassinio del re Duncan (David Thewlis) che avviene in una notte di pioggia incessante e in un montaggio frenetico con un cavallo nero imbizzarrito, correlativi di un animo mosso da pazzia e sete di potere. E lo spettatore non può restare indifferente ad incubi, visioni e ossessioni incarnate ed espresse da uno straordinario e sanguinario Michael Fassbender, affiancato da un’ipnotica Marion Cotillard nei panni di Lady Macbeth.

Dall’utilizzo del ralenti a quello del colore rosso soprattutto nelle sequenze finali, Justin Kurzel ha messo in scena un film perfetto, dove le immagini, che compongono dei veri e propri quadri tra il divino e l’inquietante, si amalgamano in una totale sintonia con le musiche dall’armonia medioevale e dal carattere ansiogeno e soprannaturale dato dai timpani e dagli archi che rimandano al suono di lame taglienti ma anche alle immense distese paesaggistiche. E come queste ultime, Macbeth è senza alcun dubbio un’opera mastodontica che si situa tra le migliori pellicole degli ultimi tempi.

Voto: 10

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