Dino Campana “come Edison”

Dino Carlo Giuseppe Campana nacque a Marradi, un paesino in Toscana, il 20 agosto 1885 e morì a Scandicci l’1 marzo 1932 .

Egli soffriva di una particolare forma di schizofrenia chiamata ebefrenia (conosciuta anche con il nome di “psicosi della giovinezza”). Il poeta vive l’esperienza del manicomio per la prima volta ad Imola, nel settembre del 1906: nella “nota informativa” dei carabinieri che lo accompagna si legge “Dedito al caffè del quale è avidissimo e ne fa un abuso eccezionalissimo” e ancora: “Esaltazione psichica. Impulsività e vita errabonda”. La decisione dell’internamento di Campana viene presa dal padre, che aveva reso davanti al sindaco una dichiarazione giurata nella quale si legge che Dino è matto, ha comportamenti violenti specie nei confronti della madre e deve quindi essere sottoposto a cure psichiatriche. Rimarrà nell’istituto di Imola per due mesi.

Per il poeta, a seguito della tumultuosa storia d’amore con la poetessa Sibilla Aleramo, si aprono di nuovo le porte del manicomio, stavolta a Castel Pulci, nel 1918.

Dino Campana aveva solo trentatré anni mentre quando, ricoverato nel manicomio di Castel Pulci e ritenuto ormai incapace di intendere e di volere subisce i primi elettroshock. Iniziò a delirare qualcosa a proposito della forza curativa dell’elettricità: del fatto che gli elettroshock gli facessero propagare onde benefiche e di trovarsi benissimo nella casa di cura senza darsi più pena per tutto il resto. Afferma di essere pieno di correnti magnetiche sostiene di chiamarsi “ Dino come Edison”.

Il poeta, muore di setticemia a quarantasette anni in manicomio, alcuni dicono che si sia ferito cercando di scavalcare la rete di recinzione del manicomio.

Ero una volta scrittore ma ho dovuto smettere per la mente indebolita. Non connetto le idee, non seguo […]. Ora bisogna che mi occupi di affari più importanti. […]

Io non vivo. Vivo in uno stato di suggestione continua, sono ipnotico in alto grado, sono tutto pieno di correnti magnetiche […]. Di salute sto benissimo […]. Mi chiamo Dino, come Dino mi chiamo Edison. […]

C’è il mezzo di ringiovanire, di rivivere; c’è la suggestione. La suggestione può influire sul carattere, può arrestare lo sviluppo del tempo […]. Può continuargli la vita anche cento anni, la suggestione

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Roberto Rueca