“Felicemente imperfetta”: un incontro al Bambino Gesù per sconfiggere l’anoressia

Un convegno e un documentario per parlare dell’anoressia, una malattia mentale complessa che colpisce un numero crescente di ragazzi e ragazze e che si manifesta sempre più precocemente. Nel 2014, infatti, solo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma sono state fatte 230 nuove diagnosi di anoressia nervosa, un terzo in più rispetto al 2013. L’appuntamento ha coinvolto, fra gli altri, anche il direttore scientifico dell’Ospedale e genetista di fama mondiale, Bruno Dallapiccola. Presenti anche Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria infantile, Valeria Zanna, psichiatra ed esperta in disturbi del comportamento alimentare, Federico Vigevano, direttore Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione, lo chef Marco Pasquali e Ilaria Caprioglio, avvocato, scrittrice ed ex modella che ha vinto la personale battaglia contro la malattia.

L’incontro si è concluso con la proiezione di Felicemente Imperfetta, documentario dall’emblematico titolo girato dalla regista Maite Carpio Bulgari all’interno del Day Hospital di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: storie di ragazze anoressiche e delle loro famiglie che hanno intrapreso, con successo, il lungo percorso di guarigione dalla malattia.

L’anoressia nervosa è una malattia mentale che colpisce tra lo 0,2 e lo 0,8% dei bambini e ragazzi in età pediatrica. Nel 95% dei casi si manifesta tra i 12 e i 17 anni, ma l’esordio è sempre più precoce: oggi i sintomi si riscontrano frequentemente anche in bambine di 8-9 anni. Non colpisce solo il genere femminile, ma anche quello maschile: il rapporto è di circa 9 a 1 e il numero dei maschi, soprattutto in età prepuberale, è in aumento. Tra le malattie psichiatriche l’anoressia è la sindrome che fa registrare il più alto tasso di mortalità: 1,8% in età infantile, 10% in età adulta. Inoltre, nelle persone anoressiche il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso.

La genesi della malattia è multifattoriale: predisposizione genetica, tratti di personalità che tendono al perfezionismo, attitudine al controllo ossessivo e fattori familiari concorrono all’origine del problema. La cura non si basa quindi solo sul monitoraggio alimentare, ma anche e soprattutto sul disagio emotivo sottostante. Al Bambino Gesù, centro di riferimento nazionale per il trattamento dei disturbi psichiatrici in età pediatrica, il percorso terapeutico è affidato a una équipe multidisciplinare composta da medici, psichiatri, psicologi e nutrizionisti.
Nel 40-50% dei casi, quando il trattamento si basa sulle indicazioni delle linee guida internazionali ed è condotto da una équipe multidisciplinare integrata, come nel caso del Bambino Gesù, la guarigione è completa. Questa percentuale aumenta se l’esordio della malattia è precoce: nell’esperienza dell’ospedale pediatrico romano la guarigione riguarda circa il 90% dei casi in cui l’anoressia si sia manifestata precocemente.

“Questo accade perché, quanto prima si presenta il problema, tanto più è facile intervenire con programmi terapeutici intensi, quotidiani, che coinvolgano anche i genitori”, ha sottolineato Valeria Zanna. “Anche nei più piccoli i sintomi dell’anoressia possono essere del tutto simili a quelli delle forme adulte: vediamo bambine di 8 o 9 anni che smettono di mangiare, conteggiano le calorie e hanno un’attenzione esasperata per il proprio aspetto fisico. Ma la personalità di un bambino è ancora in via di sviluppo, il disturbo non ha tempo di cronicizzare ed è per questo che l’intervento terapeutico risulta più efficace”.

Paola Sarno