Sessismo: sembra una parola degli anni ’60 e invece…

Paura, ansia e stress sono alcuni degli effetti sulla salute mentale delle donne vittime di discriminazione sessuale

Il termine violenza sulle donne è stato utilizzato per descrivere una vasta gamma di atti, che include omicidio, stupro, aggressione sessuale, prostituzione, mutilazione genitale, pornografia e sessismo. Tutte queste azioni sono ancora oggi perpetrate a danno delle donne. Se ce ne fosse ancora bisogno, a riprova arriva uno studio realizzato da un team di ricercatori americani dell’Università del Missouri-Kansas City e dell’Università della Georgia, pubblicato sul giornale scientifico Sex Roles, che offre una prospettiva femminista.

Quali sono le conseguenze? La violenza di genere è direttamente proporzionale alla paura e all’insicurezza che portano al disagio mentale: le donne hanno il 70% di possibilità in più degli uomini di soffrire di depressione e il 50% in più di disturbi legati all’ansia. Il sessismo porta le donne ad essere impaurite e ansiose, sempre sulla difensiva, ed è causa di forte stress. A complicare il quadro, c’è poi il fatto che incorrono in episodi di violenza e discriminazione non solo in quanto donne, ma anche in quanto immigrate, nere, ispaniche, disabili, lesbiche, economicamente svantaggiate. In questo senso le afro-americane sono maggiormente vessate delle bianche, con conseguenze sulla salute mentale più gravi. Al sessismo quotidiano le donne reagiscono normalizzando la violenza che subiscono facendola rientrare nella loro routine e agendo soltanto a livello individuale per evitarla. Di fatto si auto-limitano in diversi modi (ad esempio, non frequentando certi posti e non uscendo sole la sera) mantenendo un costante stato di ipervigilanza, dannoso per l’equilibrio psicofisico.

Una delle soluzioni più efficaci viene dalla storia del femminismo: i gruppi di autocoscienza, raccontare ad altre la propria storia di abuso o discriminazione. Infatti, secondo un recente studio apparso sul giornale scientifico britannico Social Psychology, twittare sul sessismo porta a sentirsi psicologicamente meglio. Non bisogna sottostimare il potere catartico del raccontare la propria esperienza a un mondo che continua a ignorare e rimuovere. Molte vittime di violenza e discriminazione sessuale si sentono colpevoli, si biasimano per quello che è accaduto. Soltanto uscendo allo scoperto e trovando un supporto, anche online, sono spinte a denunciare i loro aggressori. Sanno di non essere più sole e che hanno il diritto di far sentire la loro voce.

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