“La pazza gioia” di Paolo Virzì: il viaggio come evasione

Un ponte, il mare, una donna, il suo bambino, un passeggino. Passa un treno che copre temporaneamente la visuale allo spettatore, solo alcuni scorci d’azzurro e poi la donna e il bambino non ci sono più, come dissolti nell’azzurro. Queste le prime immagini de La pazza gioia, ultimo lungometraggio di Paolo Virzì accolto al Festival di Cannes con dieci minuti di applausi. Subito dopo lo spettatore viene scaraventato in un altro mondo e in un altro tempo, quelli di Villa Biondi, una comunità terapeutica toscana per donne affette da disagio psichico. È una bella giornata di sole quando Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) fa la sua eccentrica entrata in scena, una donna estroversa ed eccessiva nell’abbigliamento, nei modi, nel parlare. Ad essa si contrappone Donatella (Micaela Ramazzotti), la quale arriverà più tardi a Villa Biondi e che si presenterà allo spettatore fin da subito come riservata, trasandata, silenziosa e chiusa in sé stessa. Beatrice e Donatella come due pulsioni opposte di vita e di morte.

Le due donne diventeranno compagne di stanza e compagne di viaggio, un viaggio all’insegna della pazza gioia vorrebbe Beatrice in giro per centri commerciali, ristoranti chic, discoteche, case lussuose. Ma ogni volta, con macchine e soldi rubati, le due donne si fingeranno altre. La loro, soprattutto quella di Beatrice, è una recitazione all’interno della recitazione, una finzione nella finzione, perché il viaggio è un’evasione dalle loro vite e in questo senso è esemplificativa la sequenza ambientata in casa della madre di Beatrice, una casa affittata al cinema, in cui le due donne vengono scambiate per delle comparse a bordo di un’auto d’epoca e al ciak partiranno per il loro viaggio proprio come fossero all’interno di un (altro) film. Tutto appare sotto i riflettori della finzione, della menzogna e del travestimento, del cinema addirittura nella scena metalinguistica appena citata. Beatrice e Donatella sono due sognatrici perché nonostante tutto non smettono di lottare, si scontreranno con realtà dure, litigheranno, si picchieranno, si divideranno per poi ricongiungersi ed aiutarsi.

Decisive sono le immagini che mostrano Beatrice nel cercare di trattare con i genitori adottivi del figlio di Donatella per fare in modo che la madre possa vederlo, mentre quest’ultima sarà nascosta tra le foglie e dietro le sbarre della ringhiera che la dividono ancora dal suo bambino. Vicini ma ancora separati.

La pazza gioia è un vero e proprio road movie e come tale dona importanza all’esperienza del viaggio, metafora di crescita e cambiamento, e non in ultimo di evasione da vite insoddisfatte. Se all’inizio si cercava di raggiungere la felicità fingendosi altre e scappando dalla propria vita, alla fine le due protagoniste la troveranno nel sostegno reciproco che bilancerà i loro caratteri, e nell’accettazione di loro stesse.

Voto: 7