Minestroni di persone, zuppe e cooperazione

“Semi di zuppa” è il titolo della diciannovesima edizione del festival che si è tenuto il 18 aprile alla Città dell’Utopia, nel casale Garibaldi in via Valeriano 3 F.   

Un festival che, fin dalla prima edizione francese a Lille nel 2001 e poi da quella di Bologna nel 2004, pone le sue fondamenta sui principi del riciclo del cibo contro lo spreco e lo propone come un elemento non solo da consumare, ma anche da rispettare. 

 In linea con la filosofia della Città dell’Utopia, è così che il mangiare acquista i valori di condivisione, convivialità e libertà, i quali permeano il vecchio casale che troneggia e domina l’area, una volta adibito a trattoria, chiamato Casale Garibaldi per una presunta visita dell’Eroe dei Due Mondi. 

Ma torniamo alle zuppe. Questo è uno dei piatti più antichi presenti in ogni cultura, oltrepassa ogni barriera geografica e non solo, così come il volontariato internazionale di cui la Città dell’Utopia ne è un importante snodo. 

Protagonista della giornata, aperta a tutta la cittadinanza, è stata la gara di zuppe preparate dai numerosi iscritti, che amichevolmente si sono sfidati per dimostrare la loro passione e abilità ai fornelli, votati alla fine tramite semi di zucca dorati, di cui ogni partecipante assaggiatore è stato fornito all’entrata della piazza sottostante il casale.  

Una piazza teatro di musica e spettacoli, da Sciroccarme, momento in cui le sonorità neo-soul e Bossa Nova di Carmen Bonarrigo hanno avvolto la folla, ad altre esibizioni come quella di un quartetto italo-libanese, passando per lo spettacolo freestyle circus team, fino a ballare  con i Samba Precario. 

C’è stato spazio anche per il mercato “TerraTerra!” con prodotti biologici e di artigianato locale, oltre ad un pranzo sociale aperto a tutti. 

Nel casale di Città dell’Utopia, la filosofia della condivisione e di convivialità senza barriere, è presente anche nel progetto di ortoterapia, che permette di far incontrare una o due volte alla settimana, generalmente nei week-end, molti ragazzi di tutte le nazionalità, che collaborano per la creazione e per il mantenimento di un orto, nello specifico battezzato “Orto Anarchico”. Un’esperienza che attraverso il contatto con la terra, la cura delle piante, e il legame che si viene a creare tra le persone, migliora il benessere emotivo e psico-fisico, alleviando lo stress e stimolando i sensi.  

Foto: SCI Italia