Anche il paradiso brucia

Ma la scintilla è quasi sempre di matrice umana

 

Santo Domingo, da paradiso all’inferno. La Placita del “Bravo Viva Dominicus Beach” si è trasformata in pochi secondi in un rogo. Le fiamme alte decine di metri sono divampate dai tetti di paglia dei bungalow, interessando tutta l’area circostante, lasciando intatte le due piscine da sogno. Molti dei turisti ospitati, tra cui 285 italiani, si sono gettati a mare per scampare dalle fiamme alte decine di metri e dalle nubi tossiche visibili a chilometri di distanza. Il vento, che spirava con una certa intensità, non ha certo aiutato le operazioni di soccorso e di spegnimento delle fiamme che in pochi secondi hanno incenerito le strutture di legno e quelle prefabbricate. La causa più probabile dell’incendio è stata la propagazione delle scintille di saldatori utilizzati nelle vicinanze delle camere degli ospiti. Le indagini sono ancora in corso, anche perché l’allarme non è scattato e non c’era un piano di evacuazione.

Non c’è stato nulla da fare per Francesca Valentino, cittadina italiana in vacanza all’estero, che nell’incendio è deceduta a causa di una grave crisi respiratoria mentre era in riva al mare, dov’era accorsa in compagnia di altri turisti per evacuare le stanze d’albergo.

Ecco questa è l’ultima delle tante notizie sui numerosi incendi estivi che aumentano sempre più con l’incremento del caldo. Sì, uno dei motivi di questi disastri ambientali è proprio il fattore climatico. Ma le ondate di calore, la siccità prolungata, col colpo di grazia del vento che alimenta e diffonde le fiamme degli incendi, non sono mai l’elemento scatenante, sono semmai la “scintilla” iniziale che fa accelerare il processo.

Anzi, secondo le rivelazioni congiunte di ISPRA, Ministero dell’Ambiente Corpo Forestale, e del CUFA comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri, oltre il 70% degli incendi boschivi è causato dall’attività umana. Più del 57% di questi disastri è di natura dolosa, mentre circa il 14% deriva da negligenza o imperizia (cause colpose).

Le cause dolose (70%) sono di tipo intenzionale, riconducibili all’azione premeditata di piromani (la Piromania è classificata nel DSM-5 come un disturbo comportamentale dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta) o per colpa del bracconaggio o per atti vandalici. I bracconieri lo fanno per stanare la fauna selvatica, agevolare loro la caccia e creare nuovi pascoli, determinando così l’incenerimento di interi ecosistemi. Inoltre ci sono motivazioni speculative sull’edilizia poiché gli alberi, si sa, sono d’intralcio all’edificazione. Sono molto più utili grandi palazzi, centri commerciali o alberghi di lusso. E allora siccome la legge dice che i boschi sono protetti in quanto area verde, vieta la costruzione di qualsiasi cosa. Per gli speculatori, liberarsi del problema, gli consente di acquistare terreni a poco prezzo non curandosi dell’ambiente aggirando le leggi di tutela ambientale.

Le cause colpose (>14%) sono invece di tipo involontario, scaturite da comportamenti negligenti come un mozzicone di sigaretta gettato in un campo da un finestrino, l’uso incauto di fuochi in aree boschive o agricole. Gli scout per esempio accendono fuochi la notte per tenersi al caldo ma non sempre li controllano, oppure in aperta campagna si fanno roghi di sterpaglie.

 

Infine ci sono le cause naturali (<30%). Qui gli inneschi spontanei vengono generati essenzialmente da fulmini durante i temporali o raramente da autocombustione. Si sentono parlare i telegiornali di incendi soprattutto in estate perché le condizioni ambientali favoriscono questi fenomeni dal momento che le temperature aumentano, la siccità è prolungata e la vegetazione si secca. Tutte condizioni ideali per l’innesco degli incendi.

 

Dopo aver analizzato le ragioni è opportuno parlare della prevenzione degli incendi. La prevenzione si divide in tre grandi categorie: gli interventi sulla natura (selvicoltura), le regole per le città e la tecnologia. La Selvicoltura, ossia la scienza e la pratica agraria che si occupa della conservazione dei boschi, ha lo scopo di garantire la gestione sostenibile delle foreste. Alcuni esempi di interventi sono la riduzione del materiale infiammabile, dunque la pulizia del sottobosco ovvero eliminare i rami secchi, le foglie morte accumulate che sono come “micce” per il fuoco. Poiché se il fuoco incontra questi materiali facili a bruciare, permette in poco tempo, con una preoccupante rapidità,  di incendiare gli alberi fino alla cima.

 

In secondo luogo vanno rispettate delle regole di prevenzione vicino le case o le abitazioni: la protezione civile raccomanda che intorno alle case ci siano almeno dieci metri di erba cortissima, senza accumulo di legna e le chiome degli alberi devono stare ad una certa distanza tra loro.

 

Infine anche la tecnologia ha la sua importanza. Grazie ad essa, e in particolare alle telecamere termiche, oggi siamo in grado di vedere il fumo a chilometri di distanza. Anche i droni contribuiscono a tale scopo e sono il miglior deterrente contro i piromani.

In conclusione se l’afa estiva e la grave mancanza d’acqua e di piogge provocano l’inaridimento del suolo, il vero motivo scatenante è dovuto alla mano dell’uomo. È lì il vero problema. La severità delle leggi e la prevenzione difenderanno il territorio dalla criminalità e dalla distrazione prima che sia troppo tardi?