“La normalità non è di questo mondo”, il ruolo terapeutico del teatro nelle parole di Elio Germano

Nella splendida serata del Disability Pride, tra i vari ospiti presenti, c’è stato anche un personaggio molto noto, lattore romano Elio Germano, che si è fermato qualche minuto con noi per rispondere ad alcune domande.  

La nostra piacevolissima chiacchierata con lui è cominciata chiedendogli il motivo della sua presenza, così ci ha raccontato che doveva ritirare un premio, di cui siamo rimasti molto colpiti. Si è trattato del Disability ad honorem, che gli è stato riconosciuto proprio per la sua sensibilità mostrata nei confronti delle disabilità e le varie forme di accessibilità sensoriale, in molti aspetti della sua vita, da quella privata a quella artistica. Attraverso le sue parole si è captata la sua sensibilità e attenzione nei confronti di chi soffre. Secondo il suo punto di vista si tratta di una lotta da vincere con il mondo esterno durante la quale, in realtà, bisogna affrontare due battaglie: la prima è quella di essere considerati persone normaliossia persone come tutti, con gli stessi diritti e capacità. In realtà, però, il nostro intervistato ci ha dato uno spunto molto importante: bisogna considerare che prima di tutto questo c’è un obiettivo, forse ancora più delicato, quello dellessere semplicemente considerati, dato che spesso le persone con disabilità fisica e/o psichica sembrano quasi non esistere affatto per il resto del mondo. 

Con il disponibilissimo Elio abbiamo rotto il ghiaccio proprio su questo argomento. Lattore ci ha prontamente confessato che, secondo lui, qualche forma di disabilità, anche se non evidente, è presente un po’ in tutti noi, anche in coloro che si definiscono “normali”. Non solo, ma magari questa difficoltà viene fuori proprio nel momento di qualche rappresentazione, durante la quale la si cerca di nascondere, Elio ha poi aggiunto che tutto ciò fa parte della vita e che quindi il concetto di normalità non si addice a questo mondo. Il nostro protagonista continua ancora a puntare lattenzione su questi concetti, lasciandoci senza parole, dal momento che ci siamo trovati sulla stessa linea donda e di fronte a una persona che, con una certa sorpresa, sposa le nostre stesse battaglie, aggiungendo che se le proprie disabilità fossero ascoltate di più e nascoste di meno i risultati sarebbero senzaltro migliori. 

Abbiamo chiesto a Elio come mai si sia avvicinato a questo mondo e la sua risposta è stata che coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo, soprattutto nel cinema e nel teatro, soffrono di qualche disagio psicologico, confidandoci che, nell’arco della sua vita, anche lui ha avuto non solo le sue fragilità, ma le sue vere e proprie malattie (come dice lui) e che tutto ciò lha portato a sentirsi dentro queste esperienze. Elio sottolinea di ritenersi anche molto fortunato perché il suo lavoro gli ha permesso, in qualche modo, di far sì che i suoi problemi diventassero un mestiere, riferendosi in particolar modo al teatro, parlando anche dellimportanza terapeutica.  

Elio ci ha raccontato che interpretare qualcuno su un palco può essere d’aiuto a superare i propri problemi, perché mettersi nei panni di un altro aiuta a crescere e ad arricchirsi. Quando si sale su un palco ci si libera, ci si sfoga, ci si apre. Questo fa riflettere sul fatto che viviamo in una società «dove non si è liberi di esprimersi liberamente, dove spesso siamo costretti a reprimere le nostre emozioni» e in questo senso il teatro può aiutare davvero molto. 

Elio Germano è un personaggio veramente interessante, del quale abbiamo scoperto, oltre alla sua bravura sul set anche un altro aspetto, forse ancora più grande e cioè la sua sensibilità e il suo grande cuore per il mondo delle persone più fragili, emarginate e disabili.