Il signore a rotelle, una satira sull’ipocrisia della nostra società. Intervista alla regista Lisa Colosimo

Nemmeno il Covid-19 è riuscito a fermare il Disability Pride in questo 2020. A microfoni accesi Radio 32 freme al Teatro Ghione, in attesa di una nuova intervista. Il signore a rotelle, tratto dallomonimo libro autobiografico (che inizialmente si chiamava Troppe scale), è uno spettacolo teatrale multimediale di denuncia e sensibilizzazione rispetto al mondo della disabilità. 

Lisa Colosimo, co-regista dello spettacolo insieme a Stefania Papirio, ci racconta di aver conosciuto lautore di questo libro, Attilio Spaccarelli, un uomo che da decenni convive con la sclerosi multipla. Figlio di Lianella Carell, attrice che ha esordito in Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Attilio ha recitato con la madre nel film Benvenuto reverendo! diretto da Aldo Fabrizi. Da circa trentanni, a dieci anni di distanza dalla prima diagnosi della malattia, è costretto su una sedia a rotelle. Colosimo spiega che inizialmente era sua intenzione fare soltanto una lettura teatrale del libro, ma poi essendosi appassionata alla storia, avendo colto limportanza del messaggio ironico e di facile comunicazione dietro la rappresentazione, ha pensato bene di mettere su uno spettacolo vero e proprio, autoprodotto in poco tempo insieme con la sua compagnia “Gli Spaccattori”. Colosimo ci svela che è stata una bambina a definire il protagonista il signore a rotelle, da lì il titolo dello spettacolo e il nome della pagina Facebook. La semplicità e la comicità usate per descrivere le grottesche avventure di chi vive su una sedia a rotelle sono affrontate con un taglio sottile e mordace, una scelta geniale per parlare di inclusione e accessibilità. Inclusione perché siamo tutti uguali e dobbiamo garantire uguaglianza nelle opportunità, mentre quando si parla di accessibilità non dobbiamo ridurre il discorso a una questione di luoghi o servizi. Il protagonista difatti rivendica la sua indipendenza e la sua piena partecipazione a tutti gli ambiti della vita. È una questione di principio e di uguaglianza: come gli altri hanno la possibilità di accedere all’ambiente fisico, ai trasporti, nonché ad altri servizi e strutture, così la devono avere le persone con disabilità. Vengono affrontati i molteplici problemi delle barriere architettoniche che rendono complicata la vita di chi si ritrova su una sedia a rotelle e non può raggiungere i posti in cui vorrebbe andare.  

Il desiderio e la sfida di una tale rappresentazione è quella di affrontare queste tematiche in maniera scherzosa ma facendo sul serio. C’è bisogno di soluzioni nuove, di studiare lambiente da un altro punto di vista. A volte parlare di questo argomento è complesso e non si sa mai come affrontarlo e con quali parole. Insomma possiamo dire che con questo spettacolo si fa satira ma in maniera positiva ed è ciò che stupisce gli spettatori. Il pubblico viene avvicinato al mondo della disabilità col sorriso e gli attori non lo lasciano tornare a casa senza aver insinuato una riflessione. Il tipo di lettura è pungente, non si affronta il tema mettendo in evidenza aspetti dolorosi e drammatici poiché lintento non è indurre lo spettatore ad avere pietà e compassione del protagonista, anzi è tutto il contrario. Non siamo portati ad avere pena per Attilio Spaccarelli, le sue difficoltà non sono viste come delle sofferenze. Il messaggio è chiaro. Attilio stesso non è un uomo che si piange addosso perché determinato. L’individuo con disabilità è posto sotto un’altra luce, non è solo un soggetto fragile e vulnerabile. Tutto questo affiora attraverso uno stile incisivo ed efficace. Lo spettacolo è dinamico, dimpatto, travolgente. Emerge anche una critica allipocrisia della nostra società composta da colleghi falsi, medici insensibili e poco perspicaci. Lipocrisia viene rappresentata come una messa in scena adottata quotidianamente: alcuni personaggi ne mostrano un aspetto benignofatto di buone maniere, cortesia ed educazione. Queste buone maniere ostentate però alzano muri altissimi e non permettono uno scambio alla pari. Considerare la persona con disabilità allo stesso livello di tutte le altre viene visto come mancanza di tatto e di empatia. In generale nella nostra società c’è un livello di ipocrisia condivisa, accettata e rispettata. Un eccesso di ipocrisia si tollera bene in questi tempi moderni ma un eccesso di sincerità no. Il risultato è un ottimo spettacolo teatrale, non resta che vederlo.