Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli: una favola di altri tempi e un amore lungo 25 anni

Mi chiamo Francesco Totti è il docufilm di Alex Infascelli, dedicato allex numero dieci dellA.S. Roma, presentato durante lultima edizione della Festa del Cinema (svoltasi dal 15 al 25 ottobre presso lAuditorium Parco della Musica di Roma). Il documentario è stato distribuito nelle sale cinematografiche dal 19 al 21 ottobre, per poi giungere il 16 novembre su Sky e Amazon Prime Video. 

Si tratta più che altro di un racconto in prima persona, dove la voce narrante dello stesso protagonista ripercorre la sua vita in giallorosso, fino al giorno che ha segnato laddio alla sua amata squadra, il 28 maggio 2017. 

È una storia a 360° dove trionfano sincerità e semplicità, qualità che lex capitano ha sempre dimostrato di possedere. Il racconto parte dai suoi primi anni di vita, con episodi riguardanti la famiglia, gli amici, gli amori, la scuola e ovviamente il calcio: dai primi colpi al pallone nel cortile del suo quartiere (Porta Metronia), all’arrivo nella scuola calcio della Roma, fino all’esordio in serie A. 

Francesco torna indietro nel tempo e ricorda tutti i momenti vissuti in quei venticinque anni insieme alla Roma e alla sua gente. Rivela come ogni allenatore gli abbia trasmesso qualcosa, facendolo crescere sia come calciatore che come uomo: Boskov, che lo fece esordire in serie A alletà di 16 anni, negli ultimi tre minuti della partita Roma – Brescia; lindimenticabile “Carletto” Mazzone, che lha cresciuto e preservato come un padre; Zeman che, dice Totti, lha fatto diventare un vero atleta; Capello che ha fatto portare a casa lo scudetto alla Roma dopo quarantanni. Non mancano inoltre gli aneddoti per il tempo trascorso con ognuno di questi allenatori. Possiamo ancora vivere le emozioni e i sentimenti del campione attraverso il racconto dei ricordi dei compagni di squadra. In particolar modo di quello che è stato il principe capitano della Roma per tanti anni, Giuseppe Giannini, idolo del piccolo Totti tifoso, prima ancora che diventassero compagni di squadra. 

Tutto questo passa attraverso il racconto di un uomo semplice, autentico, vero e soprattutto innamorato di questi colori e di questa squadra, come ha dimostrato in tutti questi anni trascorsi senza mai cambiare maglia. 

Nonostante le tantissime “sirene” che avrebbero potuto attrarlo portandolo lontano dalla capitale e anche fuori dall’Italia, dove avrebbe vinto numerosi scudetti, coppe e palloni d’oro, per lui l’amore veniva prima di tutto. E questo sentimento è rimasto forte anche nei momenti critici e di difficoltà, come racconta nel documentario. 

Mi chiamo Francesco Totti trasmette un mix di emozioni, oltre a tantissimi ricordi e aneddoti personali. Non è solo per i romanisti, che di certo lo ameranno, ma per tutti gli appassionati di calcio, tifosi di altre squadre, che hanno ammirato questo incredibile campione. 

Un racconto capace di far rivivere momenti belli e brutti nella vita di ogni romanista, suscitando nostalgia per chi la domenica non scende più in campo con quella maglia. Non mancano i momenti forti, come il ricordo di quello struggente 28 maggio, che nessun romanista scorderà mai. Ancora oggi, rivivendolo, viene da piangere, e la mente torna indietro a quello stadio interamente commosso per il capitano, che quel giorno avrebbe appeso gli scarpini al chiodo. 

Nellarco dei suoi 100 minuti di durata, Mi chiamo Francesco Totti permette agli spettatori di rivivere la loro storia giallorossa. Spettatori che oggi sono persone adulte, ma che magari sono tifosi da quando erano bambini o adolescenti, vivendo Totti come una sorta di fratello o, per qualcuno, addirittura un figlio. Insomma uno di noi, perché per i romanisti “er pupone è sempre stato il ragazzo della porta accanto. 

Quella di Totti con la Roma è una bellissima favola, lunga venticinque anni, che in questo docufilm è resa benissimo sia dal regista che dallo stesso protagonista. Una visione che riesce a trasmettere, minuto per minuto, tutte le emozioni possibili che questo campione è stato capace di regalare al suo popolo, non solo come sportivo ma anche come uomo.