La poesia che cura

Vite e versi in “Sono tornato perché c’eri tu” 

Pensate che la poesia sia noiosa o una cosa d’altri tempi? Questo libro vi farà ricredere. Ritrovarsi oggi come oggi attorno alla poesia è sempre un piccolo miracolo. ”Sono tornato perché c’eri tu”, scritto da Mara Sabia PhD in italianistica (massimo livello di istruzione accademica: dottorato di ricerca) presso la Sapienza Università di Roma e dal giornalista e autore Emilio Fabio Torsello, per Solferino editore, è un vero e proprio viaggio narrativo tra le vite dei poeti e le poetesse del Novecento, per capire in che modo la poesia ha aiutato i grandi autori ad attraversare i periodi di difficoltà. Attraverso ritratti vividi e documentati, il libro racconta vita e opere di Amelia Rosselli, Raymond Carver, Ritsos Ghiannis, Giuseppe Ungaretti, Alda Merini, Miklos Radnoti, Goliarda Sapienza, fino ad arrivare a Giovanna Rosalini e Maria Grazia Calandrone. Gli autori dimostrano come la scrittura poetica abbia rappresentato in contesti diversi una resistenza al dolore, alla guerra, alla prigionia, alla malattia o alla perdita. E in alcuni casi anche alla morte. Anche il lettore si può salvare.La possibilità è quella di scrivere una poesia personale appunto quella che ci ha salvato e di ritrovarla insieme a tutte le poesie dei poeti contenuti nel libro e per chi vuole condividerla sui social all’hashtag “la poesia che salva”. 

“Ma come si fa a diventare poeti?” chiese una studentessa ad Alda Merini durante una lezione universitaria. La poetessa prima di rispondere si accese una sigaretta e disse: “Bisogna essere capaci di innamorarsi anche del rivolo di fumo della sigaretta”, come dire che si doveva porre attenzione ai minimi particolari. La poesia che ti salva dal non ritrovarsi bene nel mondo a dire di Erri De Luca è il ripetere come un mantra le poesie per calmarsi sotto i bombardamenti di Sarajevo. Per tutti, sia come poeta o scrittore o come lettore, la poesia ha un potere salvifico, anche nei campi di concentramento si scriveva di nascosto e in codice, e gli scritti venivano nascosti per paura di essere scoperti, perchè finchè scrivo so di essere persona. 

Un piccolo esperimento di diffusione poetica fu fatto dagli autori di questo libro, distribuendo la poesia “Colibrì” di Raymond Carver, inserendola tra il parabrezza e il tergicristallo di molte auto nei parcheggi di scambio della metropolitana di Roma. Lo scopo era quello di portare un pò di gioia e conforto a quanti tornavano dal lavoro dal caos dei mezzi pubblici prima di tuffarsi nel traffico della metropoli. Di seguito ne riporto il testo: 

Fai conto che io dica estate 

scriva la parola “colibrì”, 

la metta in una busta, 

la porti giù per la discesa 

fino alla buca. Quando tu aprirai  

la lettera, ti riverranno in mente 

quei giorni e quanto, 

ma proprio tanto , ti amo. 

Questa poesia unisce tanti aspetti, espressi e non, che fanno parte della gioia: il caldo sole d’estate, il frullante volo del colibrì, la speranza della lettera da consegnare, la corsa a perdifiato lungo la discesa fino alla buca delle lettere di lei, e un amore ribadito in un verso che sa di parole sussurrate: “Quanto, ma proprio tanto, ti amo”.Un libro da tenere sul comodino sempre, da “spizzicare” ogni qual volta ne sentiamo la necessità, sia nei momenti difficili che nei momenti di gioia.