La carta taglia gli alberi?

Come l’industria della cellulosa influenza l’ecosistema 

In un mondo dove le questioni etiche e morali assediano sempre di più le nostre coscienze, l’annoso tema della deforestazione mondiale, spicca per le sue dinamiche che coinvolgono tutti noi e l’ecosistema di cui facciamo parte. 

A livello globale, secondo la FAO ( l’organizzazione mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura), la conversione delle foreste in terreni coltivati risulta la principale causa di deforestazione, la quale consiste per il 50% principalmente nella produzione di olio di palma e semi di soia e per il 40% nel pascolo del bestiame. L’olio di palma, infatti, per il suo basso costo ha sostituito gli altri grassi di uso tradizionale diffusi nell’industria alimentare, insieme alle farine e agli zuccheri semplici ingredienti di molti prodotti da forno i. La soia, ancora, è uno dei cereali più diffusi nel mondo e concorre in quantità significativa ad alimentare gli allevamenti intensivi di bestiame, oltre ad essere utilizzata come fertilizzante. Inutile sottolineare il marketing utilizzant in modo aggressivo per indurre i consumatori a mangiare carne, che ha delle ricadute pesanti sulla sostenibilità, in particolare nel consumo idrico.   

Tra le restanti cause della deforestazione, non possiamo non citare e non focalizzarci sulla produzione cartaria, che, nell’immaginario comune, sembra falciare senza sosta intere foreste, ma che in effetti non è in realtà tra le cause principali. Infatti la produzione cartaria incide solo tra il 10 e il 12% nell’abbattimento degli alberi.Nonostante ciò ci sono esempi che farebbero pensare al contrario. 

Un caso è la compagnia International Paper, nata a New York nel Gennaio del 1898 dalla fusione di cartiere e fabbriche di cellulosa, che nei primi anni di attività produceva ben il 60% del fabbisogno cartaceo dell’industria giornalistica statunitense, esportando anche in Argentina, Regno Unito e Australia e che attualmente conta ancora circa 59.500 dipendenti in 24 paesi, fatturando 25 miliardi di dollari. 

Un’altra realtà, legata alla distruzione indiscriminata di foreste e boschi è l’azienda, “Altri”in Galizia, la regione nel nord-est della Spagna. Nonostante le diverse sanzioni accumulate, la multinazionale portoghese intende costruire, col concorso di un finanziamento pubblico, un’enorme cartiera, che consumerebbe 46 milioni di litri d’acqua pari all’intero fabbisogno dell’intera provincia di Lugo, dove vorrebbero costruito l’impianto. Inoltre il progetto prevede la istallazione di una ciminiera alta 75 metri, accanto ad un punto nevralgico del cammino di Santiago, percorso quotidianamente da centinaia di pellegrini. Tra l’altro la produzione di cellulosa implica l’utilizzo di una monocultura di Eucalipto, che minaccia ormai da decenni la biodiversità della regione. Ma il colosso portoghese non ha fatto i conti con la popolazione locale e migliaia di attivisti green spagnoli.Il 20 febbraio scorso il Governo regionale della Galizia, dopo anni di mobilitazione sociale ha annunciato l’archiviazione del progetto per la macrofabbrica di cellulosa.