Bob Dylan e i Rolling Stones tornano a far sentire le loro voci con due inediti che parlano (anche) del coronavirus

Sono passati otto anni dall’uscita di Tempest, ultimo album di Bob Dylan, e sono passati otto anni dall’ultimo inedito dei Rolling Stones contenuto nell’antologia Grrr!. Da una parte la rock band britannica ha segnato il costume degli ultimi cinquanta anni, dall’altra il cantautore del Minnesota ha reinventato la canzone con le sue ballate dedicate alla figura del fuorilegge, fino a ricevere nel 2016 il premio Nobel per la letteratura. Nell’attuale periodo buio causato dal coronavirus Bob Dylan e i Rolling Stones sono tornati a far sentire le loro voci per raccontare, come due testimoni complementari del tempo, la realtà che stiamo vivendo e gli stati d’animo che la accompagnano. 

Dylan rompe il silenzio con l’uscita a sorpresa della canzone epica Murder Most Foul (citazione  del film omonimo del 1964 – titolo italiano Assassinio sul palcoscenico – e riferimento all’Amleto di Shakespeare) della durata di 17 minuti, infrangendo anche il record del suo brano più lungo, che finora apparteneva a Highlands con i suoi 16 minuti e mezzo. Su una base armonica malinconica, vibrante e tensiva creata da pianoforte, violino e batteria emerge la voce di Dylan che canta storie e tradizioni dell’America attraverso immagini potenti (come il volto di Kennedy in copertina); la cronaca (si comincia proprio dal giorno dell’assassinio nel novembre del ’63 a Dallas); eventi leggendari come Woodstock; figure iconiche impresse nell’immaginario collettivo quali Marilyn Monroe, Buster Keaton e Houdini; personaggi shakespeariani (Lady Macbeth e il Mercante di Venezia) e tanta musica: da Beethoven ai Beatles, passando per Elvis Presley, fino a grandi esponenti del jazz tra cui Charlie Parker e Miles Davis in un enorme, suggestivo omaggio. Il lungo racconto quasi filmico di Dylan ci porta indietro nel tempo, grazie ai ricordi suscitati da un montaggio emotivo fatto di associazioni e citazioni tenute insieme dalla voce narrante del cantautore. Una voce rassicurante, seppure in un’interpretazione scarna e straziante, che ci porta conforto nel presente rievocando i miti di un tempo. 

Un’altra sorpresa ce l’hanno fatta i Rolling Stones con l’inedito Living in a Ghost Town registrato e reso disponibile sul web proprio durante la quarantena. È un brano nel tipico rock della band, fresco e dal groove trascinante, lo spirito è positivo, vivace, persino un po’ scherzoso. Mick Jagger ha dichiarato che il pezzo era già pronto da un anno ed è stato modificato ad hoc per adattarlo agli stati d’animo del momento. Pochi ma significativi ritocchi che si scorgono nelle parole «locked down» e nei sentimenti di alienazione e solitudine che abitano la città fantasma privata dei suoni che prima la rendevano viva.