Lo Spiraglio Film Festival della salute mentale

Pro e contro dell’XI edizione, la seconda in streaming 

Lo Spiraglio Film Festival della salute mentale è giunto alla sua XI edizione, con un programma pullulante di corti e lungometraggi. Nella selezione, molte pellicole che affrontano la questione giovanile da diversi punti di vista, tra cui quello del disagio adolescenziale, attraverso storie autobiografiche, il problema dell’integrazione dei migranti e la drammatica realtà del suicidio. Quest’ultimo è la seconda causa di morte tra i giovani, come riferito da Luca Di Paolo, autore di Deathmate, tra le rivelazioni del festival, per scrittura ed estetica. Nella serata di premiazione si è tenuto l’incontro con l’attore Claudio Santamaria – insignito del premio “Lo Spiraglio” – il quale ha dichiarato che per lui il lavoro di attore ha anche un risvolto terapeutico. 

Per saperne di più su questa edizione streaming, abbiamo intervistato Federico Casamassima, che da due anni collabora con Lo Spiraglio, prendendo parte alla selezione dei film. «L’anno scorso è saltata l’edizione del decennale al MAXXI. Quest’anno, in parte, il festival non è stato diverso, avevamo programmato quattro giornate al MAXXI, ma a parte l’ultima serata di premiazione, le altre si sono svolte in streaming sulla piattaforma di MyMovies, oltre che sui canali ufficiali de Lo Spiraglio» racconta Federico, che prosegue «quest’anno la tematica portante è stata quella dell’alienazione dei giovani rispetto alla realtà che li circonda».

Ne è un esempio il fenomeno, sempre più diffuso, degli hikikomori – affrontato nel corto Ho tutto il tempo che vuoi di Francesco Falaschi – un disturbo che si manifesta con il chiudersi in se stessi e rifugiarsi all’interno della propria stanza; luogo da cui il giovane non esce quasi mai. Le uniche interazioni sociali sono di tipo virtuale, dunque filtrate dai dispositivi tecnologici; inoltre il giovane limita drasticamente il dialogo con i familiari con cui abita.

«Quest’anno tali problematiche sono emerse per gli effetti che le chiusure e le restrizioni hanno avuto soprattutto sui più piccoli e sugli adolescenti, che ne hanno risentito maggiormente e rischiano di risentirne in futuro». Tra i film più interessanti e innovativi Federico annovera Model Childhood di Tim Mercier, «giovane regista che ha già collaborato con la BBC e ha realizzato questo corto documentario dove racconta la sua malattia, attraverso la trasformazione del suo volto plasmato dalla plastilina; quindi la sua mimica facciale è messa sullo schermo con la plastilina, che si modella a seconda delle sue espressioni ed emozioni.

Un film divertente, ma anche un’opera su cui riflettere, perché la plastilina può essere modellata in mille modi, quindi ogni persona può assumere numerosissime sfaccettature. Lo abbiamo scelto perché possiede una vena un po’ etica e ci sembra molto poetico. Inoltre è una rappresentazione non proprio cruda, come poteva essere invece filmare una persona vera, a volto completamente scoperto». 

Federico spiega anche come è nata la collaborazione con MyMovies, ovvero «dalla necessità di trovare un canale, oltre a quelli ufficiali de Lo Spiraglio, che desse più visibilità al festival e ai film presentati. Tra i pro, c’è questo aspetto che ha senz’altro allargato la visibilità a un bacino più ampio di spettatori», raggiungendo anche gli appassionati di cinema che magari non conoscevano Lo Spiraglio, che difatti è una realtà con uno sguardo specifico sulla salute mentale.

«Nell’ultimo anno MyMovies ha supportato, e sostituito, quello che poteva essere il cinema nelle sale cinematografiche, dando spazio a tanti festival minori e territoriali, che in una situazione di normalità non sarebbero stati menzionati», racconta l’intervistato, che aggiunge «penso che questo sia un fattore positivo, e spero che tale modalità possa essere mantenuta anche per i prossimi anni, insieme alla manifestazione al MAXXI». In conclusione, Federico confessa: «spero che la tecnologia ci abbia fatto capire che non tutto può essere fatto attraverso essa». Di fronte a uno schermo non si recepisce il feedback del pubblico, è un canale a senso unico dove viene meno la ritualità della sala e il lato più umano della relazione.