I rischi etici del progresso tecnologico
Riconoscimento facciale, traduzione linguistica, sistemi d’arma posizionati a distanza, rilevatori robotici di mine e tanto altro…Sono questi gli utilizzi più moderni che l’AI (Intelligenza Artificiale) si sta conquistando in campo militare. Gli obiettivi raggiunti appaiono sempre più considerevoli e stanno trasformando interamente l’industria della difesa.
Le applicazioni militari dell’AI sono tra le più varie: elaborazioni delle informazioni, sicurezza informatica, riconoscimento del bersaglio, monitoraggio dei crimini informatici, studio del processo strategico sulle minacce, simulazione dei combattimenti, moltitudini di droni, evacuazione delle vittime e molto di più. In virtù di questo, diversi governi e altrettanti vertici dell’esercito, stanno richiamando una crescente attenzione, erogando ingenti sovvenzioni alla R&S (Ricerca & Sviluppo).
Il graduale e crescente rialzo delle spese per la difesa a partire dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, ha concesso molte risorse per la produzione e il commercio di armamenti innovativi. Un altro incremento degli investimenti globali nell’AI è avvenuto, un po’ in tutto il mondo, dal 2015 in poi. Insomma L’AI sta trovando sempre più impiego nel settore militare, siamo infatti dilaniati da conflitti mondiali.
Scendendo nel concreto l’AI ha un ruolo cardine nell’incremento e nell’uso dei droni da guerra. I suoi impieghi sono molteplici e vanno ben oltre il pilotaggio da remoto. Grazie a dei sensori e alla visione artificiale possono prevenire e schivare ostacoli in tempo reale. Possono per di più volare in ambienti pieni di impedimenti per esempio luoghi urbani o di montagna. Hanno la possibilità di seguire rotte pre-programmate.
I satelliti di sorveglianza invece, adoperati per scopi strategici e tattici come la raccolta di informazioni su obiettivi nemici come la posizione di truppe, veicoli e infrastrutture, possono monitorare aree specifiche per individuare attività sospette o rischi specifici. Sono anche in grado di prevenire lanci di missili avvisando i comandi delle forze armate e comunicando con essi.
Viceversa i radar sono sistemi di rilevazione e localizzazione che utilizzano onde radio per tracciare oggetti come aerei, missili, navi e veicoli. Grazie a questi processi di rilevamento è possibile anche disinnescare ordigni pericolosi. Attraverso esperti EOD (Explosive Ordnance Disposal), squadre specializzate di esperti ma anche robot e droni, sono anche capaci di neutralizzare ordigni esplosivi.
Altra specialità è quella di contrastare software informatici dannosi o hacking. Questo richiede una strategia multipla che coinvolge diverse misure di sicurezza, per mezzo della crittografia avanzata si può rendere più sicura la comunicazione e i dati sensibili, vengono annientate le minacce computerizzate rendendosi meno vulnerabili.
In conclusione l’impiego dell’AI in ambito bellico deve essere sfruttato con coscienza, poiché un utilizzo sconsiderato può portare conseguenze significative: il servirsi di armi letali, senza moderazione né principi morali, può provocare un genocidio, sterminando vittime innocenti. Sì perché se da una parte per merito dell’AI è stato effettuabile migliorare le capacità operative, dall’altra parte questo strumento può essere davvero pericoloso e spietato in quanto non-umano e dunque privo di etica morale, di pathos, di empatia, di responsabilità. I diritti umani per queste tecnologie emergenti non esistono, tuttavia esistono per noi umani che facciamo uso di questa innovazione. Sicché è fondamentale dire che siamo chiamati a farne un utilizzo il più assennato possibile.
