Il problema della pazzia di Koch. Un racconto di Jacopo Tenuzzo

Da quando avevo lasciato il professor Enrico La Tenzia durante la sua prima avventura per scovare i criminali di un delitto, non l’avevo più sentito. Sapevo che egli aveva sospeso la sua attività didattica nelle università della Svizzera (e non solo) e si era trasferito a Moregno per cercare più pace e più tranquillità rispetto alle grandi città elvetiche. Sapevo anche, però, che ogni tanto riceveva qualcuno, non so chi di preciso, ma sicuramente qualcuno che aveva problemi con cavilli della legge.

Cosa sapevo esattamente di La Tenzia? Io e Franca l’avevamo invitato a cene e pranzi e lui si era dimostrato sempre un ottimo interlocutore. Amava la fisica e le scienze esatte: non amava la filosofia e le lettere latine, mentre prediligeva quelle anglosassoni, quella inglese, soprattutto. Una cosa strana era in lui che in questa epoca, dove tutti hanno cellulari, lui non ne avesse alcuno. E non guidava nemmeno la macchina. Se si spostava lo faceva in treno oppure in autobus. Un giorno gli chiesi come mai di questo e lui mi rispose che non amava le nuove tecnologie (questo riguardava anche i cellulari) mentre per le macchine mi disse che (un po’ canzonandomi) i treni e gli autobus svizzeri erano così puntuali che non c’era bisogno di prenderne una. Lo scienziato che amasse di più in assoluto era Darwin, ma anche Einstein e Bohr. Enrico Fermi anche.

Come dicevo, l’avevo ospitato più volte ma poi i rapporti si erano un po’ assopiti. Finché un giorno di Marzo, di ritorno da una passeggiata, passai davanti al suo villino: egli mi vide e m’invitò ad entrare: – “Castelli! Che sorpresa! Come va? E sua moglie? Vuole venire al mio villino? Fa ancora un po’ freddo. Ci riscalderemo al fuoco”-.
Entrai volentieri e subito mi appoggiai contro lo schienale di una poltrona.
La Tenzia si mise di fronte a me. – “L’ultima volta ci eravamo incontrati per un mistero. A parte le volte che sono stato invitato a casa sua. Anche stavolta lei è capitato al punto giusto nel momento giusto. Dovrebbe arrivare un’ospite che forse parlerà di un mistero”- disse ridacchiando.
Portava un foulard intorno al collo e nell’oscurità della stanza i suoi capelli non erano più biondo cenere ma totalmente grigi, come gli occhi, del resto.

Il fuoco crepiatava in silenzio vicino ai nostri piedi e stavamo sempre in silenzio finché La Tenzia disse: – “Da quando ho risolto il mistero dei Beer non mi sono trovato ad affrontare casi simili: eppure ho finito la mia carriera accademica e mi sono ritirato in questo paesetto. Avevo già una casa in effetti. Poi ho messo in circolo la voce che risolvevo casi a che fare con la legge. Non è servito ancora a molto, infatti non sono ancora famoso in Svizzera”-.
– “Ma forse un giorno…”- prorruppi io.
– “Non so Castelli, non so…”-. Dopo una pausa ancora: – “Grazie a Dio sto avendo il mio primo cliente, oggi. Mi dovrebbe venire a chiedere delle informazioni su un caso di interdizione”-.
Ancora un altro silenzio. Finalmente il campanello suonò. La Tenzia si alzò ed andò ad aprire.
Dalla camera da pranzo sentivo una voce di donna, poi mi misi a scrutare meglio e vidi una figura slanciata, coi capelli corti biondi e una borsa di coccodrillo, il che indicava la sua agiatezza.
La Tenzia la fece entrare dov’ero io e ci presentò: – “Il sindaco Castelli, questa è la signora Koch”-.
La figura slanciata sembrò come chinarsi, al che io mi alzai.
La Tenzia disse: – “Prego, signora Koch, si sieda su una di queste poltrone”-.
La figura slanciata si sedette. Mi sembrò che fosse un po’ nervosa, infatti giocherellava con il manico della borsa di coccodrillo.
La Tenzia lo notò subito e disse: -“Non si preoccupi, signora, qui è tra amici. Non lasceremo trapelare nulla di quello che lei ci dirà”-. Poi con un sorriso: – “Da dove vuole cominciare?”-.
La signora sorrise anche lei e disse, accendendosi una sigaretta: -“Lei sa chi sono io vero? Sono la moglie del banchiere Koch”-.

La Tenzia fece di sì con la testa. – “L’avevo intuito. Perchè è venuta da me?”-.
– “Le devo raccontare le ultime vicende legate a mio marito Abraham Koch”- fece lei sintetica.
⁃- “Mio marito era scomparso due anni fa.”-
La Tenzia chiuse gli occhi – “Sì mi ricordo di questo”-.
La signora sospirò: – “Ma prima mi chiedo: lei è veramente bravo, come ho sentito da alcuni nostri amici? Ci hanno raccontato che aveva risolto un problema con una famiglia ebraica di questo paese e essendo noi ebrei la voce è circolata tra di noi”-.

La Tenzia disse in tono sbrigativo: – “Mi dica di che cosa si tratta e io le spiegherò tutto. O forse quasi. La materia del dubbio è un’arte affascinante. Mi dica”-.
– “I miei figliastri vogliono rivedere il testamento fatto da mio marito…”-.
– “I suo figliastri? Quindi non sono figli suoi?”-.
-“No. Io ho sposato Abraham dopo che lui era rimasto vedovo. Quindi sono i miei figliastri. Ma sto divagando. Quello che mi preme dire è che loro credono che mio marito fosse incapace d’intendere e di volere quando ha redatto il testamento”-.
– “Ah!”- fece La Tenzia tranquillamente. – ” Dunque si tratta di questo…”-.
⁃- “Sì ma dovrò almeno cominciare dall’inizio”- disse la signora Koch.
⁃- “Nel 2014 mio marito era scomparso. L’avrà letto sui giornali o quant’altro”-. La Tenzia fece di sì con la testa. – “Una mattina si era rasato (lui portava la barba), si era vestito e mi aveva detto che andava da un suo socio in affari. Non avrei dovuto aspettarlo per cena. Noi abitiamo, o meglio abitavamo a Lugano. Questo suo socio abitava a Bellinzona, quindi non mi meravigliai affatto quando mi disse di non aspettarlo per cena. Andai a dormire normalmente, ma quando mi svegliai lui non era nel mio letto con me. Non era da nessuna parte della casa. Così provai a telefonare al suo cellulare, ma niente, non rispondeva. Telefonai a i suoi figli, ma niente da fare, tutti mi dissero che non era da loro. A quel punto aspettai una giornata, poi due e poi chiamai la polizia. Questi mi dissero che avrebbero fatto il possibile e infatti cercarono in tutta la Svizzera e anche fuori. Ma niente”-. Fece una pausa. Poi riprese: -“Infine dopo 11 giorni di ricerca fu ritrovato ad Altdorf, nella locanda del villaggio. Era lui, aveva la barba ma era completamente cambiato nel carattere. Sembrava instupidito. Diceva di essere Abraham Koch, ma non sapeva contare fino a 100, faceva frasi sconnesse e (anche se non sono una psichiatra) pareva fosse schizofrenico. Anzi questa fu proprio la diagnosi che mi diedero quando gli feci fare un controllo alla clinica psichiatrica Sant’Anna. Fatto sta che non sapeva gestire i suoi guadagni, non riconosceva i suoi soci: era completamente, completamente impazzito! Anzi mi pareva demente. Alla fine dovemmo ricoverarlo al Sant’Anna, anche perchè aveva attaccato un poliziotto prendendolo a parolacce. E poi, prima aveva la salute di un leone, adesso era debole, stanco. E per questo che poi è morto nella clinica. E’ morto di morte naturale, nessuno l’ha ucciso. Capisce, ora, perchè vogliono cambiare il testamento?”-.
– “Sì sì, capisco”- disse La Tenzia con le dita unite e lo sguardo fisso da qualche parte nella stanza che io non riuscivo a vedere per via della penombra. – “Lei va d’accordo coi suoi figliastri?”- disse ad un punto.

La signora sembrò un attimo indecisa, poi disse: – “Beh sì. Dio, non tantissimo. Mi hanno accolto bene, su questo non c’è dubbio, però mi sembravano un po’ troppo legati alla loro defunta madre”-.
⁃- “In che senso troppo legati?”-.
⁃Questa domanda sembrò dar fastidio alla signora, che disse: – “Niente, quando c’è una madre e poi non c’è più, è difficile elaborare”-.
Un silenzio lungo, poi La Tenzia continuò: – “E lei andava d’accordo con suo marito, prima della sparizione?”-.
– “Sì sì naturalmente sì. C’erano alti e bassi ma sì andavamo d’accordo”-.
⁃- “E allora perchè, secondo lei, era sparito?”-.
⁃La signora ebbe un risolino forzato. – “E’ questo che non so. Perchè mai sarebbe dovuto sparire? Non lo so. Ho detto c’erano alti e bassi, ma non una giustificazione per sparire nel nulla”-.
La Tenzia soppesò le sue parole: – “Va bene, allora, facciamo che sia sparito senza una giustificazione…”-.
C’era del sarcasmo in quelle parole? O solo la voglia di sapere la verità che non era stata detta dalla signora? Pensava forse che loro due non andassero d’accordo e che la Koch avesse detto una bugia sul loro rapporto? Forse c’era qualcos’altro. Forse non andavano così d’accordo. Forse c’erano stati dei litigi. Forse c’era qualcun’ altra?
La Tenzia ruppe il silenzio: – “Signor sindaco se mi vuole gentilmente prendere un libro dell’enciclopedia posta dietro di lei alla lettera S.”-.

Feci come aveva detto, alzandomi e prendendo il volume.
La Tenzia lo aprì: – “Vediamo S… S come Svizzera, no, no scherzo. S come schizofrenia. Non c’è bisogno che legga tutto. Deve sapere, signora, che conosco le malattie mentali, ma non tutte. La schizofrenia è la più famosa, ma non so se sia simile alla demenza. Ah, ecco! Sì ci possono essere punti in comune alla demenza. All’Alzheimer anche. Dire cose senza senso, parlare in continuazione, non ricordare le cose. Sono i sintomi che riscontrava suo marito?”-.
– “Sì”- disse soltanto la Koch.
– “Le devo fare una domanda ora io signora: quando ha fatto suo marito testamento che lasciava tutto a lei?”-.
– “E’ stato dopo la sparizione”-.
La Tenzia fu meravigliato e anche io. – “Perchè?”- disse La Tenzia.
– “Vede, dopo la sparizione, i rapporti con i figli erano leggermente peggiorati. Mentre prima Abraham andava d’accordo con Abele e Giuditta, adesso non li sopportava più”-.
– “E perchè questo? Cioè voglio dire, cosa facevano tutti e tre?”-.

La signora sospirò: – “I figli dicevano al padre che era malato e lui, invece, diceva di no, che anzi stava bene e loro (per dire con parole sue) erano matti come cavalli” -.
– “E per questo ha deciso di cambiare testamento… e lei signora non si è opposta?”-.
– “No”- Era stato secco quel no? Comunque capivo dove La Tenzia volesse arrivare: era vero che Koch avesse voluto cambiare il testamento, ma la signora non si era minimamente opposta, essendo lei la beneficiaria. Da questo, forse, erano nati dei contrasti, tra lei e i figli di suo marito.
– “Chi ha deciso il ricovero?”- chiese ancora La Tenzia.
– “Veramente l’ha deciso un dottore, tale Angeli, perchè Abraham aveva avuto una crisi di rabbia come di solito gli prendeva spesso”-.
– “Un’altra domanda… Quando è sparito suo marito ha preso qualcosa con sè? “-.
– “Sì, 70000 franchi”-.
– “E sono stati ritrovati?”-.
– “No, non sono stati ritrovati”-.

La Tenzia stava pensando attentamente mentre io cercavo di capire dove volesse andare a parare. Forse quei soldi, quei 70000 franchi gli erano serviti per la fuga? E cosa ci aveva fatto?
La Tenzia si alzò e disse: – “Signora, non si deve preoccupare. Accetterò il suo caso. Un’ultima domanda prima di congedarci. C’è stata mai un’equipe di medici a dire che suo marito fosse incapace d’intendere e di volere?”-.
– “No che io sappia no”-.
– “E allora deve stare tranquilla. Se non c’è stato nessuno a dichiarare l’infermità di mente di suo marito sarà difficile dimostrare che lo era.. E’ vero che suo marito avesse una malattia mentale, ma se non c’è stata alcuna équipe di medici a dire che fosse incapace d’intendere e di volere non si può fare nulla.. Comunque lei mi porti qualunque documento scritto dopo la scomparsa di suo marito che dimostri la sua capacità di intendere e di volere….- “.
– “In che senso?”-.
– “Non so, assegni, carte firme e quant’altro”-.
– “Devo avere qualcosa, sì “-.
– “Bene”-.
– “E quanto vuole per i suoi servizi?”-.
– “Ah non parliamo di soldi ora. E’ vile e fuori legge. Le dico soltanto che accetto il suo caso”-.

La signora parve sollevata. Ma La Tenzia continuò: -“Purtroppo devo anche dirle che secondo il nostro diritto continentale, quello che si usa in Svizzera, è impossibile che i figli di una determinata persona non abbiano accesso al patrimonio di questi. In parole brevi devono comunque avere una parte”-.
La signora sembrò di nuovo turbata e disse: – “Sì questo mi era stato detto anche dagli altri avvocati che ho consultato. Purtroppo anche lei mi dice così?”-.
– “Sì. Purtroppo”- disse secco La Tenzia. – “Comunque le ho detto che sono disponibilissimo a prendermi cura del caso”.
– “E’ già un buon inizio”- disse la signora con un sorriso, alzandosi.
– “Bene adesso la accompagno alla porta. E non si preoccupi affatto”- disse La Tenzia cercando di essere gentile. Dico cercando perchè un uomo burbero e misantropo come lui era difficilmente gentile.
– “Arrivederci, signora”-.
– “Arrivederci”- disse la signora.
– “Ci siamo detti che saremmo rimasti in contatto”- disse La Tenzia . Poi chiuse la porta e si rimise seduto dov’era prima.
– “Beh, cosa le sembra Castelli?”-.
Io risi. – “Tutta la storia mi sembra non aver senso. Perchè un uomo dovrebbe sparire? E poi riapparire ed essere pazzo? Schizofrenico ha detto. Possiamo leggere che tipo di malattia sia?”-.
– “L’ho già letto.”- Mi rimproverò La Tenzia. – “C’era scritto che gli schizofrenici sono preda di vari sintomi tra cui appunto il parlare a vanvera: tutti i sintomi che ha detto, appunto, la signora”-.
– “Perchè mai dovrebbe fuggire e poi presentare questi sintomi? Non lo capisco. Forse ha avuto un trauma. Ma di che tipo? E perché è voluto sparire? Queste sono le tre cose che non capisco”.

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Jacopo Tenuzzo