“Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e l’adolescenza” a cura di Paolo Crepet

Non siamo capaci di ascoltarli è un libro uscito nel 2001 scritto dallo psichiatra e sociologo Paolo Crepet. Paolo Crepet ha conseguito la specializzazione in Psichiatria nella clinica psichiatrica dell’Università di Padova. Dal 2004, è direttore scientifico della Scuola per genitori. Ha collaborato con Franco Basaglia. Lui stesso lo ha definito suo maestro: erano gli anni in cui lItalia guardava con diffidenza Franco Basaglia poiché allora sembrava troppo rivoluzionario, erano gli anni che precedevano la legge 180.   

Ha contribuito anche al volume “Realtà e prospettive della riforma dell’assistenza psichiatrica”, pubblicato dal Ministero della Sanità. I suoi libri più famosi e apprezzati sono stati: Libertà (2019), Il coraggio. Vivere, amare, educare (2018), Sullamore. innamoramento, gelosia, eros, abbandono, il coraggio dei sentimenti (2016), Impara a essere felice (2015), Il caso della donna che smise di mangiare (2015) e Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio (2002). 

Il libro è nato, come dice lautore, dallinterpretazione delle parole e delle inquietudini di genitori, insegnanti, nonni. Parla della necessità di educare i figli, bambini o giovani che siano, in maniera autorevole e coerente con un occhio al futuro. A seguito di questo libro, a tre anni di distanza, Crepet ha scritto anche Voi, noi che tratta dellindifferenza dei giovani nei confronti degli adulti, articolando il tema adolescentianche nel libro I figli non crescono più, pubblicato nel 2005.  

Questi libri si possono considerare una trilogia. 

Non siamo capaci di ascoltarli si presenta come un libro fatto di tanti pensieri e appunti uniti insieme in una riflessione unica, organica. La lettura è particolarmente scorrevole. Fare un riassunto non è una cosa molto facile ma è possibile estrapolare alcuni pezzi importanti che meritano una riflessione. 

L’autore sottolinea che l’infanzia con gli anni è cambiata. Ad oggi abbiamo tutto, anche il superfluo, eppure essere bambini ed essere adolescenti è più dura che in passato. Ci sono tante difficoltà nella comprensione e nellascolto tra genitori e figli e la scuola non riesce più a svolgere il proprio ruolo. Ad ogni modo tutte le riflessioni contenute nel libro sono il risultato di anni di studi, Paolo Crepet infatti ha girato a lungo lItalia prima di ultimare la sua opera. Dietro i suoi ragionamenti, lo Psichiatra mostra la sua rabbia e il suo sdegno per chi si arrende davanti al proprio ruolo educativo e non dà il meglio di sé nel rispetto della personalità del bambino/ragazzo. Viene evidenziato quanto è importante fidarsi del proprio bambino poiché è da lì che egli imparerà ad avere stima in se stesso.  

Sembra opportuno fermarsi un attimo sul paragrafo in cui lo scrittore parla del peso e dellinfluenza che la televisione, insieme ai nuovi media, aggiungiamo noi, ha sui nostri figli. «Spesso gli adulti identificano la televisione come capro espiatorio di qualsiasi questione riguardi i giovani: dai sassi sullautostrada, agli ultras degli stadi, dalla mania delle sette e degli extraterrestri fino allanoressia. Sembra che non possano fare e pensare altro da quello che il tubo catodico ha inculcato loro. Non che la televisione non abbia le sue responsabilità, ma affermare che tutti i bambini e gli adolescenti siano interamente succubi di quella scatola nera pare eccessivo» Quindi è chiaro che secondo il sociologo la televisione non ha una grande responsabilità nellimpatto educativo dei figli. In un altro libro, intitolato La guerra negli occhi dei bambini, il pensiero di Domenico De Masi, un altro sociologo contemporaneo, è ben diverso. Dice che: «Il ruolo della televisione nel processo educativo di un bambino può essere prezioso o devastante. Dipende dal contenuto dei programmi, dal loro valore estetico, dal modo in cui il bambino viene indotto a fruirne. Non v’è dubbio che un bambino di oggi è più scaltrito rispetto alla televisione, rispetto ad esempio al modo più ingenuo e stupito con cui ne fruivamo quando ero ragazzo». 

Per quanto riguarda la scuola invece, ci viene presentata piuttosto influente nello sviluppo culturale e psicologico dei giovani allievi, ma che, tuttavia, appare sempre più spesso in crisi nellavere a che fare coi loro disagi, diversi rispetto al passato. Le parole magiche sono sempre: coerenza e disponibilità di ascolto ma non bisogna sottovalutare la capacità di giudizio e la tolleranza. Quello che più salta agli occhi del libro è la sua chiarezza, un linguaggio semplice, ma per niente semplicistico o superficiale. Appassionante e coinvolgente, la lettura procede veloce fino alla fine.  

La mancanza di autorevolezza dei genitori è capace di generare una carenza di personalità di riferimento nel ragazzo che sarà destinato a scontrarsi con la sua solitudine e insicurezza. 

«Ogni società, come ogni individuo, ha i figli che si merita»: una frase del libro che rimane impressa. Questa potrebbe riassumere il pensiero di Paolo Crepet, una forte critica al mondo moderno che non può lasciare nessuno indifferente, che invita ogni genitore a fare una profonda autocritica e a prendersi la propria parte di responsabilità degli errori dei propri figli. Solo questa è la via duscita per comprendere e aiutare la gioventù di oggi. 

 

Maria Anna Catera