Ottobre è un mese di passaggio, anche un po’ grigio, tra la luce estiva e il buio invernale. Un po’ come le crisi e i cambiamenti che arrecano dolore, in cui si sta sballottati tra le angosce e i momenti di consapevolezza. È proprio durante questo mese, infatti, che si celebra la giornata mondiale della salute mentale: il 10 ottobre. Ogni anno, intorno a questa data vengono organizzati eventi di sensibilizzazione su un tema spesso lasciato in fondo agli abissi che ora più che mai può tornare utile da portare a galla. Ora è il momento giusto, perché la fase che la società si trova ad affrontare è segnata dalla necessità di far fronte ai cambiamenti che spesso avanzano di volta in volta uno sopra l’altro. La pandemia ha sancito ancor di più la necessità di darsi risposte e soluzioni alle pecche dei sistemi economici, che hanno dato come risultato la situazione di crisi in cui stiamo navigando.
Da dove si può ripartire?
Se riuscissimo a fare mente locale, interessandoci al tema della salute mentale, un punto di partenza può essere rappresentato dal GLOBAL MENTAL HEALTH SUMMIT, che si è tenuto nel complesso di Borgo Santo Spirito a Roma il 13 ottobre. L’incontro ha avuto la partecipazione dell’ex ministro della Salute italiano, Roberto Speranza, e dell’Oms, tenutosi già durante gli scorsi anni a Londra, Parigi e Amsterdam. L’obiettivo del Summit è quello di unire quanto più possibile i governi e le organizzazioni internazionali sul perseguimento della salute mentale attraverso decisioni che rafforzino i servizi pubblici sempre più sotto la pressione dei disagi dovuti ai nuovi avvenimenti globali.
Perché ripartire dalla salute mentale?
Coinvolgere i cittadini e, soprattutto, i diretti interessati, ossia i pazienti e le famiglie, costruendo legami di solidarietà e di comprensione dei fenomeni del disagio psichico, può dare la possibilità alle popolazioni di interi territori di aggregarsi e fare comunità intorno a chi porta con sé il dolore e le ansie che è lo stesso modello di società in cui viviamo a farci subire. I dati del “Rapporto 2020” sulla salute mentale italiana, tra i pochi stilati a livello nazionale, danno un quadro di aumento del numero delle persone con disturbi psichici a seguito dello stress dovuto alle vicissitudini della pandemia. Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono 728.338, nel corso del 2020. E i pazienti che sono entrati in contatto coi Dipartimenti di Salute Mentale per la prima volta sono stati 253.164. Tra questi ultimi, il 91,8% (232.376 persone) ne ha avuto un primo contatto in assoluto. Dal rapporto emerge che un punto debole dei servizi pubblici di salute mentale è, oltre la carenza di finanziamenti, la scarsità di psicologi, che si attestano al solo 6% di tutto il personale. Ma le sfide del benessere psichico non possono essere relegate al solo funzionamento dei servizi di salute pubblica, c’è bisogno di un passo in avanti collettivo da parte di più componenti della società. La politica, quindi, può fare molto e gli stessi pazienti e cittadini coinvolti direttamente in questa enorme sfida personale e collettiva possono dare luce lungo il sentiero.
