Màt, Fabrizio Starace ci parla della Settimana della Salute Mentale di Modena

Inizia oggi a Modena la V edizione della Settimana della Salute Mentale. Il programma è ricco e colorato e prevede eventi di tipo artistico-culturale come proiezioni di film, spettacoli teatrali, presentazioni di libri, concerti e incontri e convegni sul tema della salute mentale.

Oltre a presentare i progetti realizzati dagli utenti dei CSM, come il fumetto Avventura di Gedeone e Igor e lo spettacolo teatrale Il volto, la salute mentale viene trattata anche in senso più ampio con dibattiti politico-sociali incentrati sulle conseguenze psicologiche della crisi, con alcuni focus sui temi della migrazione e del lavoro. Numerosi gli ospiti coinvolti, vicino a medici e psicoterapeuti troviamo giornalisti, docenti e musicisti.

Abbiamo intervistato il dott. Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento Salute Mentale – Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena.

D: Quali sono le conseguenze più gravi dei tagli finanziari sui servizi pubblici della salute mentale?

R: Ho letto di un taglio di questo genere che è stato dato come chiave di interpretazione degli episodi che continuano a verificarsi a Torino. La dichiarazione di uno dei medici responsabili del CSM che seguiva la persona (che si è resa autrice di un’aggressione all’infermiere e alla dottoressa) segnalava che, anche se non c’è una relazione diretta tra tagli finanziari e casi di questo genere, c’è però una condizione di difficoltà complessiva dei servizi in Italia. Questi evidentemente non hanno quel livello di priorità nell’agenda della sanità pubblica che consenta loro di mantenere il livello di risposta adeguato. Sia riguardo ai bisogni storici che a quelli emergenti, decisamente impegnativi. Si pensi soltanto a tutto il tema della risposta che i dipartimenti sono chiamati a dare in termini assistenziali alle persone autrici di reato e con un disturbo di tipo psichiatrico. Con la chiusura degli OPG si tratta di una responsabilità che in larga parte è gestita dai dipartimenti di salute mentale e questo comporta un impegno in termini di personale, di competenze che devono essere sviluppate e di relazioni e rapporti con altri attori. Penso alle strutture socio-sanitarie, alle comunità riabilitative, a tutti i contesti dove si possono svolgere progetti terapeutico-riabilitativi alternativi all’OPG e alla stessa REMS, la quale rimane a mio avviso una scelta da considerare in ultima analisi quando le altre non sono praticabili. Si pensi a tutto questo impegno che si va a iscrivere in una situazione nella quale l’attività dei servizi sta risentendo del generale calo di risorse che riguarda il sistema sanitario nazionale.

D: Quali sono oggi le sfide che il settore della salute mentale deve cogliere per rendere efficace il proprio lavoro?

R: Io penso che ci troviamo in un momento storico molto importante. La congiuntura economica che si sta realizzando può evolvere in due direzioni: una è quella di un impoverimento del sistema sanitario pubblico, equo, accessibile a tutti e regolato da un principio di giustizia sociale, per il quale cioè chi ha di può contribuisce di più. Dire addio a questo sistema sarebbe un errore storico al quale certamente vogliamo sottrarci. L’alternativa è quella di utilizzare la situazione che si sta manifestando per riflettere in maniera approfondita su quali sono gli interventi realmente efficaci, quali sono le modalità di governo della sanità pubblica e quindi anche della salute mentale che hanno un valore che superi l’investimento economico richiesto. In questo i servizi di salute mentale sono tenuti a un rapporto sempre più stretto, intenso e collaborativo con gli altri attori della rete di Welfare. Innanzitutto i servizi sociali. Eppure i CSM stanno attraversando una fase di ridimensionamento della portata del loro intervento. Proprio per questo sono forse ancor di più, come noi, interessati a mettere a sistema risorse innanzitutto umane, ma anche di intervento, che possono aiutarci ad affrontare la contingenza presente. L’altro aspetto di interazione assolutamente prioritario è quello con le rappresentanze della comunità, le rappresentanze associative, i portatori di interesse che sono in primo luogo gli stessi utenti e le loro famiglie. Dobbiamo abbandonare una modalità di confronto rivendicativa e conflittuale per convergere verso la realizzazione del “meglio possibile” sapendo che siamo tutti, allo stesso modo anche se con ruoli diversi, responsabili della manutenzione del bene comune che è la salute mentale di una comunità.

D: Qual è la valenza di Màt per gli utenti partecipanti all’evento e in che modo i cittadini partecipano e contribuiscono al festival?

R: I cittadini, sia individualmente che nelle loro forme associative, sono i protagonisti di questa iniziativa, che nasce proprio attraverso un percorso di confronto e di partecipazione diretta. In numerose assemblee sono stati discussi i temi e le singole iniziative. Poi ci sono delle attività che sono gestite direttamente e autonomamente dai singoli proponenti. Tra questi voglio citare tutti gli attori del sistema salute mentale, modenese, regionale e in alcuni casi nazionale. A partire dall’iniziativa della “giornata nazionale sulle parole ritrovate”: un’occasione d’incontro nazionale che coinvolge direttamente le persone che hanno attraversato un’esperienza di malattia. Quest’anno il tema è “Guarire dalla guarigione”, una specie di antitesi che in realtà ripropone il tema di fondo della guarigione. Quella mentale non è paragonabile alla guarigione da una malattia infettiva. Vi sono condizioni psicopatologiche per le quali l’obiettivo degli operatori, degli utenti e della micro-rete relazionale che si struttura attorno ad utenti e famiglie, è quello di un attraversamento di questa condizione grazie agli strumenti della comprensione. L’esperienza di un disturbo psichiatrico grave può consentire a una persona di recuperare, ritrovando degli elementi di sé che non aveva preso in considerazione prima che la malattia si manifestasse. In sostanza il percorso di recupero può essere evolutivo: nessuno di noi torna indietro a una condizione precedente. Questo è ancora più vero nel caso di chi attraversa una condizione di disturbo psichiatrico grave. Non significa che nel corso di questo cammino non si possa trovare una propria condizione soddisfacente sul piano dell’autostima, della realizzazione, dei propri valori e idee. È insomma il senso di quel tema indicato con la parola “recovery”.

D: Ci sono esperienze di residenzialità in semi-autonomia che coinvolgono gli utenti sul territorio di Modena?

R: Ci sono numerose esperienze di questo genere. Abbiamo avviato già da alcuni anni un lento ma progressivo percorso di elaborazione dei programmi terapeutici individuali nella direzione della massima autonomia perseguibile dei singoli. Vogliamo evitare che una persona che ha raggiunto livelli evolutivi significativi sia costretta a restare in un contesto in cui questa autonomia non si possa esprimere appieno. È frequente il caso in cui, da una situazione comunitaria o di vita in gruppo appartamento o in casa famiglia, si passa a una condizione di autonomia o semi-autonomia sempre in contesti abitativi direttamente gestiti dalle persone che hanno attraversato questo percorso o comunque con un sostegno di intensità variabile a seconda delle necessità delle persone.

D: Secondo lei quanto è importante che gli spazi destinati alla cura riflettano le esigenze dell’utenza?

R: È assolutamente fondamentale. Se noi chiedessimo ai diretti interessati quali siano le loro preferenze e le loro idee sugli spazi destinati alla cura, probabilmente dovremmo sottoporre il sistema nazionale a una profonda ridefinizione. È chiaro che il sistema debba rispondere a certi requisiti e caratteristiche che sono pensate innanzitutto per garantire le persone assistite. In salute mentale, specie per le persone che hanno superato momenti di acuzie che necessitano di un intervento ospedaliero o residenziale intensivo, l’obiettivo è quello di andare verso una situazione abitativa, lavorativa, relazionale analoga a quella della comunità di riferimento. Anche lì naturalmente graduando poi l’intervento da parte del servizio in maniera corrispondente ai bisogni di supporto che le singole persone possono manifestare.

 

Foto: pagina Facebook Màt