Racconto di un sogno

Tanti anni fa, un uomo chiamato José Mourinho vinse campionato, coppa Italia e coppa campioni con l’Inter. Da allora, undici anni fa, nessuna squadra italiana ha più vinto una coppa europea, fino ad oggi. Quest’anno, infatti, l’allenatore portoghese ha accettato una sfida: far vincere una squadra che era in carenza di trofei anche nazionali da parecchi anni, dal 2008. Inizialmente, parte male perché deve capire come organizzare l’AS Roma. Fa vari ritocchi partita dopo partita. Nella città c’è chi inizia a sognare da subito e chi come me è scettico per le troppe delusioni ricevute negli anni, chissà se in tre anni ci sarebbe riuscito. 

I ragazzi giallorossi fanno sempre più gruppo: Abraham e Zaniolo segnano sempre più spesso; il capitano Pellegrini tra assist in corsa e calci da fermo è molto presente negli schemi; a centrocampo con il bambino prodigio Zalensky, Karsdorp, Oliveira, Veretout, Cristante, Mkhytarian si trova un bel palleggio; per chiudere Rui Patricio, Mancini, Smalling e Ibanez fanno muro in difesa. 

Così si avvicina il termine delle competizioni e la Roma raggiunge il sesto posto per giocare in Europa League, ma Mourinho non si accontenta perché ha vinto ovunque e non può resistere ad essere il primo a vincere la Conference LeagueArriva il 25 maggio, finale a Tirana, con la sfida Roma-Feyenoord. L’uomo che ha vinto tutto continua a vincere in Europa grazie al sinistro di Zaniolo che scavalca il portiere avversario: Roma 1, Feyenoord 0. Ora bisogna resistere e così è stato anche grazie alle grandissime parate di Rui Patricio. Vincendo la Conference League, finalmente torna un’italiana sul tetto dell’Europa. 

La capitale esplode di gioia, la festa coinvolge tutta la città, Testaccio si colora di fuochi d’artificio, bandiere, sciarpe, magliette, cori da stadio. Come dice Antonello Venditti “ho fatto un sogno e l’ho chiamato Roma”. 

 

Foto di Daniel Dell’Ariccia