Feste di Natale nuovamente in pandemia: un confronto con il 2020 e nuove misure

L’Italia è stata messa in ginocchio dalla pandemia e questo lo dimostra il fatto che siamo al secondo Natale in tempo di Covid. Siamo costretti a fare un bilancio. La crescita dei contagi fa temere nuove restrizioni. La variante Omicron non ha ancora invaso l’Italia, ma già il Paese trema di fronte alla sua evoluzione poiché, se la situazione si complicasse, tale variante potrebbe cambiare drasticamente lo scenario dell’andamento epidemiologico. Anche quest’anno sotto l’albero di Natale insieme ai doni ci saranno un bel po’ di preoccupazioni.  

Mario Draghi ha convocato la cabina di regia, il 23 dicembre ha fatto il punto sull’emergenza Covid. Il presidente del Consiglio, visti i numeri del contagio in continua espansione, non ha potuto chiudere un occhio, anzi ha chiesto ai cittadini la massima responsabilità per far sì che si rispettino le regole anti-Covid. La preoccupazione è alle stelle, l’intenzione è di non abbassare mai la guardia. Naturalmente, la situazione rispetto allo scorso Natale è ben diversa. Ci troviamo con qualche progresso in più grazie all’avvio del piano nazionale della campagna vaccinale. La aspettavamo da tempo ma la strada è ancora lunga. È arrivato il super green pass che ora è indispensabile, ma sono ancora numerosi coloro che dicono di no al vaccino.   

La paura del Governo è che la pandemia possa incrementarsi proprio durante il periodo natalizio. Per questo sono state previste misure di contenimento, infatti, il virus continua ad essere un problema reale e concreto dunque siamo costretti ad un’attenta valutazione. 

Nell’ordinanza del 14 dicembre, Roberto Speranza, tenendo conto degli spostamenti degli italiani, ha dichiarato l’obbligo ai vaccinati del tampone negativo in partenza per tutti gli arrivi dai Paesi dell’UE. Per i non vaccinati, oltre al test negativo, è prevista una quarantena di 5 giorni al termine dei quali bisognerà ripetere il tampone molecolare o antigenico. L’ordinanza è valida dal 16 dicembre e fino al 31 gennaio. Mentre ai telegiornali si sente dire che la variante Omicron del Coronavirus si sta diffondendo più rapidamente della variante Delta, in quanto trascorre meno tempo tra il contagio e l’infettività, c’è chi pensa a come passare al meglio questo Natale nel rispetto delle tradizioni.  

Abbiamo ancora impresso il ricordo dello scorso Natale, quando l’Italia era in zona rossa nei giorni festivi senza distinzione tra regioni o province autonome, quando il coprifuoco scandiva le ore e giù in strada c’era l’incubo delle chiusure e delle restrizioni. Nel periodo natalizio si alternavano giorni arancione e rossi. In particolare, le norme più rigide riguardavano i festivi e i prefestivi: 24, 25, 26, 27 e 31 dicembre e 6 gennaio. I bar e i ristoranti sono rimasti chiusi fino al 6 gennaio, nei giorni “rossi” o “arancioni” è stato possibile solo il servizio di asporto o la consegna a domicilio. Anche i negozi sono rimasti chiusi nei giorni rossi ad eccezione dei supermercati, alimentari, farmacie, tabaccherie, lavanderie, parrucchieri, barbieri, negozi di giocattoli, negozi di elettronica, di elettrodomestici, benzinai, ferramenta, librerie e cartolerie, calzature per neonati, concessionari, ottici ed edicole. Nei giorni arancioni rimanevano comunque sempre chiusi bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie. Quando alle 22.00 iniziava il coprifuoco sembrava di stare nel far west, le città sembravano un lontano territorio abbandonato dalle strade deserte. Ogni tanto compariva qualche fuorilegge che tentava di fare il furbo violando il coprifuoco, le sanzioni erano salate.  

Quest’anno non ci sentiamo molto fortunati, ma dopo il ricordo del 2020 possiamo dire di esserlo nonostante tutto. Certo, dovrà essere messa attenzione alla netta risalita dei contagi, dovremo tutelarci e tutelare chi ci sta intorno. Il 23 dicembre nella cabina di regia per decidere le regole di queste feste natalizie 2021 e per i giorni che seguiranno è stata annunciata la riduzione del periodo di validità del green pass, l’obbligo delle mascherine anche all’aperto mentre al chiuso saranno imposte per legge le FFp2, obbligo del tampone anche per i vaccinati nei luoghi affollati. 

Hanno parlato anche del colore delle regioni. Ad oggi, la maggior parte dell’Italia è in zona bianca tranne Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Veneto e le province autonome di Bolzano e Trento, che sono in zona gialla. Alcune regioni potrebbero diventare arancioni o rosse come il Friuli.  

Nella zona bianca saranno aperti i ristoranti e i locali, con nessuna restrizione per il numero di posti a tavola. Nella zona gialla invece, nei ristoranti al chiuso potranno sedersi non più di quattro persone a tavolo (escluso i conviventi). La capienza in cinema e teatri scenderebbe al 50% mentre resterebbero chiuse le discoteche. Gli esperti ci ricordano di mantenere sempre il distanziamento sociale anche durante le cene a casa e di indossare le mascherine negli ambienti al chiuso.  

A causa della situazione e del picco dei contagi molti sindaci hanno annullato eventi in piazza come il grande concerto a Circo Massimo che si tiene a Roma per Capodanno. Tuttavia, il messaggio è arrivato chiaro: “è la salute dei romani la priorità”, spiega l’assessore Onorato.  

Certo questo Natale non potremo affrontarlo con una vitalità ottimistica senza limiti quindi da irresponsabili però se pensiamo al 2020 non possiamo perdere la speranza. Sta solo a noi dare una svolta al Natale, ridurre i contagi, mantenere il distanziamento, ne abbiamo tutte le carte in regola. 

 

Foto di skitterphoto da Pixabay – CC license