I danni del Coronavirus: la verità sui mass-media

La propagazione del Coronavirus in Italia ha scatenato un forte disordine anche nella divulgazione delle notizie.

La propagazione del Coronavirus in Italia ha scatenato un forte disordine anche nella divulgazione delle notizie. Ci sono stati alcuni giornali e telegiornali che hanno contribuito a diffondere il terrore tra la gente e ne sono un esempio alcune prime pagine di importanti quotidiani nazionali. Oggi più che mai, inoltre, le persone sentono il bisogno di informarsi e perciò sono molto attente alle notizie e agli aggiornamenti che ne danno i mass-media.  

Due casi, in particolare, resteranno nella memoria di questo periodo. Uno è quello del 4 marzo 2020, quando Repubblica ha pubblicato la notizia della chiusura delle scuole e delle università in tutta Italia prima ancora che il Governo emanasse il relativo decreto. Pochi minuti dopo, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui affermava che nulla ancora era stato deciso. Sì è verificato così una sorta di incidente informativo a causa della fuga di notizie che ha spiazzato gli italiani, lasciandoli confusi nell’incertezza: per diverse ore non era certo cosa sarebbe successo il giorno dopo.   

La situazione si è sbloccata qualche ora più tardi ma nessun esponente o portavoce del Governo si è curato di chiarire lo stato delle cose. Repubblica si è schierata a difesa della sua scelta spiegando di aver verificato la notizia e agito in funzione di tutelare l’opinione pubblica, accusando il governo di non aver adempiuto al proprio dovere istituzionale di informare propriamente e tempestivamente i cittadini. Allo stesso tempo, però, l’atto di pubblicare una notizia non ufficiale è stata anch’essa una manovra altrettanto sleale nell’ambito di una corretta informazione. 

Il 7 marzo 2020 c’è stata un’altra “fuga di notizia”, che stavolta ha coinvolto il Corriere della sera, che ha creato un clima di insicurezza e di disordine. La notizia affermava che dalla Lombardia, dichiarata zona rossa, era vietato ogni spostamento in entrata e in uscita. Tuttavia, anche in questo caso il premier Giuseppe Conte non aveva ancora firmato il decreto. Migliaia di persone hanno approfittato del tempo avuto a disposizione per una fuga di massa, in molti si sono fiondati alla stazione di Milano per prendere il primo treno utile diretto al Sud Italia. I treni erano affollatissimi e non si può escludere che qualcuno di quei passeggeri fosse un soggetto portatore di Coronavirus. È da ritenersi significativa la sconsideratezza che ha portato tutta questa gente a fuggire, mettendo in pericolo le Regioni del Sud, che ancora non erano state esposte alla malattia contagiosa.  

Pubblicare uno scoop prima ancora che le informazioni di cui si viene in possesso divengano ufficiali è un fattore di guadagno per un giornale, sia economico che di reputazione, se la notizia si rivela corretta. Gli episodi che abbiamo raccontato dimostrano che a volte i giornali tendono a guardare principalmente i propri interessi commerciali. Il rischio però è che la libertà di stampa diventi una prerogativa per liberarsi da ogni vincolo e controllo di scrittura, come se tutto rientrasse nell’autonomia giornalistica. Così scavalcare le informazioni ufficiali consente di accaparrarsi notizie inedite che gireranno l’Italia e l’obiettivo può essere solo uno: creare delle esclusive. Ma è proprio la notizia shock ad avere un costo emotivo che crea grande turbamento tra i cittadini. Questo sconveniente effetto sociale (Erich Goode avrebbe parlato in questo caso di “panico morale”) non viene però arginato e il panico ha delle conseguenze. Le persone in preda al panico infatti cercano sempre più informazioni con la speranza di tranquillizzarsi e sono sempre i media ad offrirgliele, andando a creare un circolo vizioso di dipendenza che si rinforza a vicenda poiché la gente si aggrappa a questi fatti per riversare in essi le proprie ansie più profonde. La paura delle persone diventa uno strumento potente. 

I governi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stanno agendo e non possiamo sapere se abbiano secondi fini come qualcuno dice. Tuttavia il ruolo istituzionale del governo racchiude in sé il preciso dovere di tutelare la collettività e gestire le necessità di questa: dobbiamo ammettere che ci stanno provando, con misure che tentano di evitare, o quantomeno rallentare, i contagi. E l’unica speranza per limitare il contagio è proprio quella di adottare i comportamenti e le precauzioni disposte e raccomandate dal Governo. 

Per rimanere in tema, abbiamo anche visto reporter, opinionisti o presentatori televisivi dare la propria opinione sul Coronavirus senza avere le competenze, preparandosi discorsi preconfezionati pieni di luoghi comuni e senza numeri “alla mano”. Eppure, nonostante tutto, tra la gente c’è chi gli ha dato credito. Ma questo è il momento di attenerci a quanto dice il ministero della Salute per evitare la rapida circolazione false credenze, notizie e voci infondate e non verificate. Le persone non riescono ad avere il tempo di assimilare una notizia che subito arriva la sua smentita e non si comprende più dove sia la verità e dove la menzogna. É tutta un’opinione relativa. 

In questo bisogno di informazioni, si inseriscono poi Whatsapp, Facebook, YouTube e altri social che ci regalano una sottile satira su quello che alcuni chiamano “il nuovo Colera”. Da una parte c’è la sdrammatizzazione di un contesto pesante che opprime le persone e le allerta su tutti i fronti: potrebbe essere positivo per smorzare la tensione e l’angoscia. D’altra parte però è pesante anche constatare che tutto gira attorno a questa pandemia e c’è anche il rischio di fake news. Le fonti sono autorevoli? Le notizie con fonti incerte, così come le famose catene di Sant’Antonio, si diffondono in maniera virale sui social network e proprio questi ultimi hanno un’influenza più istantanea, che raggiunge una grande quantità di gente. Il problema è che troppo frequentemente i pensieri sono acritici. 

Ci sono diverse idee infondate che sono state divulgate da siti di fake news rispetto al Coronavirus. Una di queste sostiene che il virus sia stato generato in laboratorio per scatenare una guerra batteriologica, così da creare ingenti profitti all’industria farmaceutica. Non è vero, la teoria del complotto non sta in piedi. Ed è falsa anche la notizia che Bill Gates abbia sfruttato alcune case farmaceutiche per creare il virus e diffonderlo in mondo in modo tale da guadagnare miliardi di dollari col vaccino.  

È importante conoscere la realtà dei fatti. Con una corretta informazione rispetto agli studi degli scienziati potremo conoscere di cosa si tratta ed evitare allarmismi ingiustificati, restando consapevoli dei pericoli che corriamo noi e gli altri che ci circondano. La mala informazione nel settore giornalistico assomiglia un po’ a un virus, anche essa si propaga rapidamente tra la massa causando danni in successione. C’è modo e modo di fare giornalismo e di divulgare informazioni su piattaforme social. 

Maria Anna Catera 

Foto di Gerd Altmann – Pixabay