Sogni della quarantena

Non sono un fabbricante di sogni, non lo sarò mai. 

Ho il virus della realtà  

C’è chi dice che questo di far sognare  

sia il compito di noi artisti: 

ma allora chi racconta la realtà? 

I giornali? 

Io non vendo sogni 

I sogni si sognano 

La realtà si racconta 

Fabrizio De Andrè 

 

Il progetto Sogni della quarantenanasce da una peculiare azione svolta naturalmente, istintivamente, su un quaderno che raccoglie sogni. Sono molti gli operatori del mondo “psi” che dedicano del tempo e dello spazio a tale operazione, per i motivi più variegati. L11 marzo viene comunicato, in maniera, netta, chiara e dal sapore di drasticità, il decreto che definisce tutta lItalia zona protetta ed il suo popolo in quarantena. E come operatori notiamo che i nostri sogni, come i sogni delle persone a noi vicine o con cui lavoriamo, sembrano assumere scenari molto diversi dal solito, emozioni vissute come nuove, codici di comportamento che sembrano fare parte di unaltra epoca. 

In quanto operatori della salute mentale siamo costantemente abituati a riformulare domande e dubbi al fine di analizzare in maniera sempre nuova, e mai scontata, le storie di vita che incontriamo e di cui condividiamo pezzi importanti. Per questo, parte della nostra pratica clinica è costituita da supervisioni, letture, approfondimenti, riletture e confronti su un piano esperienziale che ci aiutano a comprendere frammenti di realtà che ci appaiono in un dato momento incomprendibili. Provare a dare senso a ciò che accade intorno a noi ci aiuta a dare un diverso significato alle esperienze che viviamo e soprattutto a comprendere la matrice profonda che muove il comportamento delle persone. In tale ottica, il sogno, per noi, rappresenta uno strumento di lavoro che ci aiuta a decifrare gli stati emotivi con cui veniamo in contatto, compresi i nostri. 

Riteniamo fondamentale poter raccogliere questo bagaglio enorme di informazioni, spesso tralasciato o nascosto dietro maschere di normalità’, mentre il mondo si capovolge attorno a noi in modo traumatico. Per questo, abbiamo voluto lanciare questa iniziativa culturale. Per questo, vogliamo raccoglierli e condividerli attraverso la rubrica Sogni della quarantena. 

Per spiegare il senso di questa iniziativa, proviamo a comprendere in che modo il sogno rappresenti uno strumento utile per dare parola e immagine al nostro mondo interno, alle nostre emozioni con tutto ciò che ne è collegato, con unattenzione specifica al momento che stiamo vivendo, in quanto collettività, e ai significati che gli stiamo dando. 

Il tema è arduo da affrontare, data la complessità dellargomento “sogni”, ma proviamo a semplificarlo prendendo come riferimento il vertice teorico di Jung rispetto allanalisi dei sogni e al concetto di inconscio collettivo. 

Come tutto ciò che facciamo, anche il sognare ha un significato(Jung, 1909). 

Possiamo pensare al sogno come ad unazione di successo dellInconscio in quanto attraverso tale canale riusciamo a comunicare alla dimensione cosciente contenuti emotivi considerati inaccettabili, difficilmente digeribili o emotivamente scomodi, utilizzando vari materiali. Per rendere tali contenuti digeribili, in qualche modo, linconscio compie unoperazione di travestimento in modo da rendere sufficientemente accettabile le rappresentazioni simboliche che ne derivano. 

Per Jung il sogno è un prodotto autonomo e significativo dellattività psichica e, come tutte le altre funzioni psichiche, è suscettibile di unanalisi sistematica(1909). Il lavoro psichico che permette la produzione di un sogno si può avvalere delle sensazioni organiche come spunto per la costruzione del materiale del sogno.  

Lassunto che proponiamo in questa sede è appunto quello junghiano secondo cui le immagini oniriche non sono dei segni ma dei simboli, e il simbolo racconta sé stesso, insieme al significato che ne è implicito. 

In tale ottica il sogno è visto come “materiale” dellinconscio collettivo, oltre a quello individuale, nel senso che c’è un tipo di simbolismo allinterno dei sogni che sembra ripetersi in molte persone. Tale concetto appare chiaramente nello scritto “Simboli della trasformazione” (1952) in cui Jung teorizza lesistenza di una energia psichica in senso lato e parla di immagini primordialile quali si caratterizzano per essere autoctone, ovvero immagini che nascono per forza autonoma, percepibili nella coscienza, ma proveniente da una matrice inconscia comune a tutti i popoli. 

In “Istinto e inconscio” (1919) Jung scrive: 

Al di là dei contenuti personali troviamo nellinconscio anche le caratteristiche che non sono state acquisite individualmente, bensì ereditate, cioè gli istinti intesi come impulsi ad attività che procedono, senza motivazione conscia, da una costrizione interiore. A questi si aggiungono le forme esistenti a priori, ossia congenite, dellintuizione, cioè gli archetipi di percezione e comprensione, che sono una condizione ineliminabile e determinante a priori di tutti i processi psichici. Come gli istinti inducono luomo a un comportamento specificamente umano, cosi gli archetipi costringono la percezione e lintuizione a formazioni specificamente umane. Gli istinti e gli archetipi dellintuizione formano linconscio collettivo 

Per “archetipi si intendono antichi modelli di personalità che costituiscono leredità condivisa dellumanità, essi rappresentano una disposizione di attesa che ci orienta nel mondo ancora prima di farne esperienza. Le varie tipologie di personaggi sembrano trovarsi sia nella dimensione personale che collettiva. Gli archetipi sono sorprendentemente costanti in ogni tempo e cultura, nei sogni e nelle personalità degli individui cosi come nella mitologia del mondo intero. (Vogler, 2010. p. 36).  

Possiamo quindi pensare allinconscio collettivo come alla struttura della psiche dellintera umanità. Struttura che si è formata nel tempo e distinguibile per tre livelli: inferiore, medio e superiore. Il livello inferiore si caratterizza per le radici arcaiche, e quindi per il passato dellumanità; il livello medio si collega ai valori socio-culturali nel presente; il livello superiore, invece, riguarda valori, potenzialità e mete future dellumanità. Può accadere, come nei grandi periodi storici (si pensi durante le guerre o grandi catastrofi, così come anche periodi di grande tensione evolutiva come nel 68), che i sogni si costellino di elementi nuovi e personaggi che si presentano alla coscienza del sognatore, sia egli “esperto” o scettico, spingendolo a riflessioni e valutazioni inaspettate (Jung,1980). 

Più in generale, tale tipologia di inconscio emerge dallistinto condiviso, dallesperienza comune e dalla cultura condivisa. Il processo di naturale generalizzazione nella mente umana unisce questi tratti ed esperienze comuni in un substrato dellinconscio pressoché identico. 

Ai fini dellarticolo in questione è importante sottolineare che Jung sviluppa i concetti di archetipi e di inconscio collettivo al fine di creare un modello esplicativo capace di descrivere le caratteristiche comuni osservate nei sogni di differenti individui.  

Considerato che i sogni sono condizionati dai nostri problemi, dalla nostra vita e dalla realtà circostante ci chiediamo quale patrimonio di possibilità rappresentative condivise stiamo creando nella nostra psiche in questo momento ed in quale modo le stiamo esprimendo nella dimensione onirica, partendo dal presupposto che i simboli possono essere cambiati allinfinito per soddisfare la storia e i bisogni della società. 

Luniversalità dei modelli archetipici rende possibile lesperienza condivisa del narrare e viceversa. 

A partire dalle riflessioni scaturite dai sogni raccolti in queste settimane, è nato questo progetto che si propone di raccogliere i sogni delle persone che hanno un riferimento abbastanza evidente con lesperienza della pandemia che tutti noi stiamo vivendo e condividendo. 

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Per partecipare a questa iniziativa, potete scrivere il vostro sogno a radio32.info@gmail.com. 

Verrà pubblicato in forma anonima o, se vorrete, firmato, e sarà unoccasione di condivisione e approfondimento delle emozioni che tutti stiamo vivendo in questo preciso, ed epocale, momento storico. 

La cooperativa Collegamenti nasce e si sviluppa per una profonda passione e costante lavoro rivolto al mondo della salute mentale in tutte le sue accezioni. 

Al suo interno una equipe formata da psicologici, educatori e psicoterapeuti che costantemente sulle possibilità di sviluppo della professione in generale. Questo periodo ha portato con sé una serie di domande e riadattamento dell’intervento psicologico nelle relazioni di aiuto con l’avvio di un dibattito riguardo alla dimensione più profonda, inconscia, della mente.