Intervista ai Modern Pitch

“Parole è ironicamente un invito ad usare meno parole e a vederci attraverso, a comunicare e sentire di più con gli altri sensi. La musica è uno strumento perfetto per questo.” 

                                                        Modern Pitch 

 

Incontriamo telefonicamente Federico Aguzzi, il cantante dei Modern Pitch, band emergente che nasce a Fano, un piccolo paese marchigiano, per conoscerli meglio in vista del loro primo singolo in italiano: “Parole”.  

Complimenti per la vostra musica! Come nasce il gruppo? 

Il gruppo nasce nel 2009, ma inizialmente ci siamo esibiti solo con video caricati sui social. Durante i live abbiamo sempre suonato brani originali, siamo sempre stati un gruppo rock e per nove anni abbiamo cantato testi in inglese. Ora, da un anno e mezzo, ci siamo dati alla musica in italiano. 

Che tipo di strumenti utilizzate? Abbiamo letto che fino al 2012 vi chiamavate AssAlti? Vi va di raccontarci la scelta di cambiare nome? È corrisposta a qualche cambiamento anche nei componenti della vostra band?  

Prima ci chiamavamo AssAlti, sì… in realtà derivava dall’unione di due parole, la prima in inglese cioè “ass” che significa “culo” e “alti”! Il nome Modern Pitch non l’abbiamo scelto per un significato specifico. Vuol dire “suono moderno”, suona bene e per il momento resta questo. Per quanto riguarda i componenti della band ci sono io, Federico Aguzzi (voce e chitarra), Federico Panaroni (basso), Matteo Giulioni (chitarra solista), Nicola Tomassoni (batteria) e al piano abbiamo Manuel Casisa, è arrivato da quando abbiamo inziato a comporre musica italiana. 

Siete musicisti o autodidatti? 

Io sono autodidatta. Ho studiato tre anni chitarra ma è passato molto tempo. Lo sono anche tutti gli altri, ad esclusione del pianista che è diplomato al conservatorio ed è un insegnante di musica. 

Quindi scrivete musica con programmi o registrate direttamente? 

A volte usiamo anche programmi digitali per fare arrangiamenti o buttare giù una bozza della canzone, altre volte andiamo direttamente in sala e registriamo. Capita anche di fare degli arrangiamenti e poi in studio ognuno registra la propria parte. 

Siete molto attivi su Jamendo, cosa vi ha spinto a utilizzare questo canale per far conoscere la vostra musica? È l’unico che utilizzate? Quanto costa? Avete un ritorno economico superiore alle aspettative? 

Dal 2014 siamo su Jamendo e ci siamo iscritti per caso e per curiosità. Alla fine ci ha dato tantissime soddisfazioni perché ci è servito per farci conoscere e siamo arrivati a nove milioni di ascolti. Ci ha dato anche degli introiti monetari. Jamendo funziona con una licenza copyleft che è l’opposto della SIAE, la più conosciuta, anche se molte radio non trasmettono musica SIAE perché troppo costosa. Da qualche anno la nostra musica va anche sotto la licenza SIAE, poi oltre a Jamendo usiamo Spotify, Youtube e Amazon. Vendere la musica online costa dai 20 ai 30 euro l’anno, la spesa maggiore sono le prove e la registrazione. I ricavi non dipendono dalle vendite online ma dalle esibizioni live, ora siamo un po’ bloccati per via del Coronavirus.  

Siete anche su Rock.it, volete parlarcene? 

Gli abbiamo mandato il nostro EP nel 2013, l’hanno recensito e siamo molto contenti di questo perché è tra i migliori siti d’Italia. Speriamo che recensiscano anche il nostro prossimo album, incrociamo le dita! 

È appena uscito il vostro ultimo lavoro, ce ne parlate? 

Il nostro primo singolo in italiano è “Parole”, uscito il 28 febbraio, che ha avuto 2000 ascolti su Spotify. E’ un anticipo del nostro repertorio in italiano che abbiamo iniziato a comporre da un anno e mezzo e al momento siamo a circa 17 brani, non vediamo l’ora di tornare a registrare. Siamo molto contenti di come sta andando “Parole”. 

 Avete in progetto delle date? In quali città? 

Sì, avevamo in progetto a marzo due date che ovviamente ci sono saltate. Stavamo costruendo il nostro tour, ma l’emergenza legata al Coronavirus ha bloccato tutto, probabilmente faremo dei concerti online. Si stanno creando moltissime iniziative per far suonare i gruppi e ci saremo anche noi perché vogliamo sfruttare tutte le opportunità possibili. Torneremo in studio non appena la situazione si calma, ma vogliamo sfruttare il momento prima che la vita ricominci come al solito. Il mondo artistico sta soffrendo molto di questa situazione. Appena possibile proveremo a organizzare anche delle date a Roma. 

E’ molto costoso pubblicare un brano su Spotify per un artista emergente? 

Pubblicare le proprie canzoni su piattaforme online non costa molto, dai 20 ai 30 euro all’anno, la distribuzione è la parte più economica. Quello che costa molto è registrare i pezzi negli studi di registrazione: per una sola canzone registrata si possono spendere dai 300 ai 500 euro. Poi se ti appoggi a un ufficio stampa o acquisti qualche spazio sui social, servono altri 300 euro. Per un album le cifre sono molto più alte. 

Ci verrete a trovare? 

Sicuramente verremo a Roma, ci sentiamo e magari facciamo un concerto da voi. 

 

Daniel Dell’Ariccia 

Sara Gaudenzi