La giornata del Disability Pride, riflessioni sulla disabilità a 360°

Il 2 ottobre si è svolto a Roma il consueto appuntamento annuale del Disability Pride che questanno, in via eccezionale per le norme anti-covid, è stato ospitato dal Teatro Ghione. 

Negli anni passati, durante questa giornata dedicata alla disabilità, si è sempre assistito a grandissime e meravigliose manifestazioni, colorate e piene di allegria. Questanno tutto ciò non è stato possibile, ma le organizzazioni non hanno voluto rinunciare alla ricorrenza, così è stata colta al volo loccasione di organizzare levento in questo bellissimo teatro completamente accessibile. 

Sono intervenute svariate realtà di questo mondo, sia personaggi che affrontano in prima persona le problematiche correlate alla disabilità, sia persone sensibili a tutto quello che essa comporta. Anche questanno, Radio 32 e Radio Fuori Onda erano presenti a rendere testimonianza della straordinaria manifestazione. Tra un intervento e laltro, allinterno della diretta radiofonica, sono state avanzate riflessioni sulla disabilità a 360°. 

Prima di tutto è stato affrontato l’aspetto economicosociale di chi soffre di patologie psicologiche e mentali. A queste persone viene riconosciuta quasi sempre un’invalidità e vari sussidi. Spesso, però, tale guadagno risulta una vera e propria presa in giro da più punti di vista. Sicuramente, in primo luogo, per usare un modo di dire romano, si dà lagliettoa queste persone, si tende cioè a pensare, secondo un pregiudizio comune, che siccome la persona con disabilità non è in grado di lavorare o badare a sé, bastino due soldi per farla contenta, dando per scontato che tanto non avrà mai la sua vita e la sua indipendenza. Al contrario, linvalidità o i sussidi dovrebbero avere ben altro scopo, ovvero rappresentare uno stipendio da tutti i punti di vista, proponendosi come obiettivo lindipendenza sociale ed economica della persona che non è in grado di lavorare. Inoltre, la persona con disabilità che riceve una così misera cifra (perché questa purtroppo è la realtà) subisce umiliazioni che hanno non poco peso su di essa. Ciò avviene perché, nella maggior parte delle volte, la persona si trova costretta a parlare di se stessa in un determinato modo (tendente a suscitare una sorta di compassione) per ottenere questi diritti. Tutto ciò, invece, non dovrebbe avvenire, dal momento che poter guadagnare dovrebbe essere un diritto di tutti, a prescindere dalla salute psicologica, proprio come lo è lavorare e vivere dignitosamente. Bisognerebbe parlare, poi, di un guadagno più concreto e dignitoso. 

Laltro tema che è stato discusso è la rappresentazione della disabilità nei media come la televisione e il cinema, dove spesso ci si ritrova davanti a uno stereotipo davvero molto pesante e offensivo. Non di rado il personaggio disabile viene visto come qualcosa di cui ridere, goffo, brutto e, perché no? Storpio. Purtroppo, su questo c’è ancora molto da lavorare e riflettere. Soprattutto perché si è parlato del fatto che limmagine diffusa della persona disabile, e in generale di chi ha una difficoltà fisica o psicologica, è proprio questa. Anche perché, nostro malgrado, viviamo in una società dove per integrarsi e stare al passo con il mondo bisogna essere perfetto. Un mondo in cui, ancora, il modello ideale di riferimento è quello, sbagliatissimo e superficiale, di Barbie e Big Jim: tutti devono essere perfetti, gli uomini palestrati, le donne super snelle, senza un filo di grasso, senza un capello fuori posto, e così via. Con questa mentalità, con questa idea del mondo, ci troviamo, inevitabilmente, a vedere la diversità, anziché come una ricchezza, come qualcosa di sbagliato e da deridere. 

La serata del Disability Pride è stata molto intensa e ricca di significati, un appuntamento fondamentale per continuare a lottare e portare avanti certi principi in cui si crede. Solo così si potrà sperare di arrivare, un giorno non troppo lontano, a un mondo nuovo, privo di pregiudizi e stereotipi assurdi come quello forgiato dalla società contemporanea.