Dalle piazze delle città a quelle virtuali: il percorso delle persone con disabilità motorie per “accedere” all’indipendenza

Laureata in Storia contemporanea con una tesi dal titolo Il movimento delle persone con disabilità motorie negli anni Settanta, per il suo lavoro di ricerca la giornalista Enrichetta Alimena ha ricevuto il premio della Fondazione Sapienza come miglior tesi sulla disabilità per lanno accademico 2017/2018. 

Alla domanda se negli anni Settanta le persone con disabilità erano protagoniste, la risposta è sì e Alimena lo illustra nella sua tesi a partire dal 1968, anno di moti e lotte per la conquista dei diritti da parte di donne, studenti e anche di persone con disabilità. Il 2 aprile del 1968 viene approvata la prima legge organica sul collocamento obbligatorio delle persone con disabilità (L. 482/68); nel 1971 si compie un altro passo importante con lapprovazione della legge sull’invalidità civile (L. 118/71), che tra le misure prevede la pensione di invalidità, le prime regole sulle barriere architettoniche, nuove misure sullistruzione scolastica, per arrivare poi al 1977 con la legge n. 517 che regola l’integrazione scolastica. 

Intervistata da Radio 32 in occasione del Disability Pride, la giornalista ha raccontato il fervore di quegli anni che hanno visto nelle piazze personaggi come Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dellOsservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità; il presidente dellANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) Alvido Lambrilli che portò lassociazione alle prime manifestazioni per il collocamento obbligatorio, manifestazioni molto partecipate come la “Terza marcia del dolore”. Sono stati inoltre gli anni della legge sullintegrazione scolastica, regolata dalla famosa relazione della Commissione Falcucci (1975), contenente tutti gli elementi dellinclusione scolastica che conosciamo oggi: dallinsegnante di sostegno al gruppo H che segue gli studenti con handicap. 

Si tratta di una storia che si sta ancora scrivendo, nonostante gli importanti traguardi raggiunti le lotte delle persone con disabilità non sono ancora finite. E i luoghi dove far valere i propri diritti non sono più soltanto le piazze delle città ma anche le cosiddette piazze virtuali, nate con i social network. Secondo Alimena le odierne piazze virtuali sono unarma a doppio taglio in quanto da una parte hanno permesso agli attivisti una relazione più diretta col pubblico (ne è un esempio la pagina facebook di Iacopo Melio), quindi in molti si esprimono sui social aumentando la sensibilità generale; dallaltra parte si assiste a una frammentazione delle lotte. «La frammentazione delle lotte è un problema che riguarda lintero mondo della disabilità, dato che le esigenze sono tante e specifiche. Non si riesce a fare massa critica e a rappresentare la disabilità come qualcosa di univoco che possa raggruppare i diversi aspetti. Il Disability Pride serve proprio a questo» dichiara Alimena e continua con una riflessione sul presente «dagli anni Settanta ad oggi sono cambiate molte cose, il successo di quelle lotte era dato dallunione tra istituzioni e cittadini. I politici avevano interesse a conoscere questo mondo a loro ancora estraneo. Oggi non c’è più questo atteggiamento». Poter condurre una vita indipendente è fondamentale per l’autodeterminazione delle persone con disabilità, lo ribadisce Alimena citando la Convenzione ONU che all’art. 19 sancisce il diritto a una vita indipendente. A tal riguardo c’è molto da fare, a partire dalle barriere architettoniche ancora da abbattere per conferire alle persone con disabilità la dignità di scegliere come vivere. Perché lindipendenza passa innanzitutto dai luoghi accessibili.