Il futuro come unica (e vera) possibilità di evasione

È arrivata lestate, unestate che ci lascia letteralmente senza respiro. Siamo costretti a respirare con affanno, sudati, dietro mascherine strette che ci limitano e delimitano il nostro spazio prossimale, mai così angusto.  Il nostro respiro è diventato un pericolo da contenere. Allo stesso tempo, le mascherine nascondono i volti e le espressioni delle persone, incerte come non mai per un autunno che potrebbe essere devastante anche dal punto di vista economico, con quella che si pre-annuncia come la più grande crisi economica dal secondo dopoguerra. 

Tantissime le persone che hanno già perso un lavoro. Tantissime le persone rese ancora più invisibili dallattuale emergenza. Una crisi soffocata, nascosta, rimossa. 

In questo contesto, lestate è iniziata in evidente ritardo e ha portato una solarità quasi inadeguata per le enormi difficoltà che i più sono costretti a vivere. 

C’è tensione e rabbia, mentre salute ed economia fanno a pugni ponendo dilemmi senza via duscita e il dibattito diventa sempre più aspro e cinico in discorsi incapaci di comprendere la complessità della situazione: impotenti vediamo i limiti della razionalità lineare e dei discorsi iper-specialistici, che mettono in evidenza un aspetto, e per farlo, devono giocoforza ignorare tutte le altre possibili prospettive. 

E i dilemmi mettono in crisi perché costringono a pensare: quando ci ritroviamo stretti tra due possibilità, entrambe sbagliate (riprendere la vita normale e ignorare i morti Vs mantenere il distanziamento fisico e ignorare la crisi economica e psico-sociale), forse è proprio la domanda/questione di fondo a essere inadeguata. 

Da un punto di vista economico, si vuole tornare a correre, dimenticando, però, che lo scoppio dellepidemia non nasce per caso, ma proprio per un nostro modo di vivere e produrre assolutamente incompatibile con lecosistema che abitiamo, un modo che ci porterà a incontrare nuove pandemie anche in futuro, se non smettiamo di distruggere e invadere territori in cui si annidano nuovi, e forse ancor più letali, virus (per non parlare del riscaldamento climatico, delle polveri sottili, dellinquinamento, ecc A tal proposito, ecco un libro illuminante: Spillover. Levoluzione delle pandemie di David Quammen). 

Da un punto di vista sanitario, diversamente, la risposta allemergenza si riduce al controllo e distanziamento di corpi visti in unottica riduzionistica: corpi biologici da tenere distanti, come se tutto ciò fosse facile, come se questa banale inibizione della socialità non comportasse enormi conseguenze sul piano psicologico e sociale per larghe fasce della popolazione (a partire dai bambini). Si pretende una risposta stra-ordinaria da parte della popolazione, aiutata, nel frattempo, con strumenti ordinari assolutamente inefficaci per lentità delle difficoltà affrontate.  

Tuttavia, sappiamo che le criticità attuali sono lesasperazione di problemi che cerano anche prima della pandemia: il COVID-19 li ha solo messi drammaticamente in evidenza. E in assenza di idee nuove, il rischio è che il controllo e la rincorsa a quella quotidianità perduta, che ha generato questa stessa crisi, diventi lunica possibilità verso una nuova normalità sempre più disumana, in cui si calcola il numero di morti giuste, necessario a mantenere in vita una maggioranza, normale, che corre impazzita (mentre perde la salute in mille altri modi proprio a causa di questa folle corsa produttiva). 

Servono idee nuove. La cosa bella è che ci sono, ma spesso rimangono inascoltate, perché confuse nel “chiacchiericcio” urlante dei media.

E per costruire idee nuove è necessario passare da un confronto dialettico aspro, basato sulla distanza e la contrapposizione (spesso lotta al servizio di ego ipertrofici), a un confronto incentrato sull’ascolto reciproco. 

Questo è possibile solo se le persone dialogano all’interno di una comune cornice di senso e significato, perché sentono di appartenere a un medesimo contesto di vita con un futuro inevitabilmente condiviso. Purtroppo ciò non accade: ognuno vive nella propria bolla cognitiva personale, individualizzata, totalmente sconnessa dagli altri. 

Tuttavia, per sopravvivere, la nostra società deve essere capace di affrontare le nuove sfide che la natura ci sta ponendo: e per fare ciò serve un approccio multidisciplinare, sistemico e pragmatico allo stesso tempo, per costruire nuove possibilità di vita. 

Quando un virologo siederà allo stesso tavolo (pur mantenendo il metro e mezzo di distanza) con un rider, un sociologo e una casalinga, magari tutti accomunati dallessere residenti nello stesso quartiere, non per dialogare/disputare alla pari su un argomento, come accade sui social, ma per costruire insieme, ognuno con il proprio specifico sapere, possibilità di vita concrete, unendo le proprie competenze, allora, inevitabilmente, le idee nuove arriveranno. 

Diversamente, la nostra società è una torre di Babele, in cui i tanti esperti parlano e non si ascoltano, dicendo piccole verità che non si integrano tra loro. 

Magari hanno ragione, ma non costruiscono niente di utile per la comunità in cui sono inseriti. E nella crisi che stiamo vivendo abbiamo proprio bisogno di questo: costruire. Altrimenti il negazionismo sempre più dilagante è semplicemente lesasperazione di una modalità che tutti, in un certo qual modo, condividiamo.  

In questi mesi, forse, qualcosa di simile sta avvenendo.  

Una task force di esperti di diversi ambiti disciplinari, incaricata dal governo, si è riunita e ha prodotto un documento dove ha consigliato “di creare presidi di Welfare di prossimità (ossia luoghi fisici e virtuali di incontro, orientamento alla fruizione di servizi esistenti, definizione di interventi aggiuntivi, etc.) nelle aree metropolitane e nelle città con più di 50.000 abitanti, rivolti a individui, famiglie e anziani per fronteggiare e curare le fragilità emerse con la crisi o preesistenti ad essa e promuovere il benessere individuale e collettivo. 

[] Fornire supporto psicologico, attraverso pacchettidi colloqui, a famiglie e individui direttamente impattati dal Covid-19, allo scopo di prevenire e ridurre sindromi depressive ed i connessi costi sociali e sanitari. 

[] E rafforzare il ruolo delle organizzazioni di cittadinanza attiva per promuovere la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni materiali o immateriali, il sostegno a persone in condizioni di difficoltà o di emarginazione.(http://www.news-forumsalutementale.it/iniziative-per-il-rilancio-italia-2020-2022/). 

Inoltre, il Comitato raccomanda il rafforzamento dei servizi territoriali per la salute mentale, la costruzione di unalternativa al ricovero in RSA e RSD tramite progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati e di vita indipendente per persone con disabilità, minori, anziani, persone con disagio psichico, e la sistematizzazione delle politiche del lavoro per le persone con disabilità. 

Ottimi consigli. Detto in modo molto formale, questa task force ha consigliato di fare una rivoluzione pacifica, in cui le istituzioni possano ascoltare veramente i cittadini per capire come affrontare, tutti insieme, questo momento di crisi. Con i 208 miliardi in arrivo (di cui 87 circa in sovvenzioni da non ripagare) del Recovery Fund, sembra un piano che, in linea teorica, potrebbe essere realizzato veramente. 

Unutopia possibile? Ricordiamo che lItalia è il paese delle leggi e delle raccomandazioni disattese ed è anche il paese degli sprechi e del malaffare. 

Tuttavia, la situazione europea e le parole sopracitate danno speranza. 

Ora serve una necessaria spinta dal basso. Perché larrivo di questi soldi (che ricordiamo (sono il doppio del piano Marshalfondamentale per la ricostruzione dellEuropa dopo la seconda guerra mondiale) è legato a un Piano Nazionale delle Riforme che dovrà esplicitare in modo dettagliato come questi fondi verranno utilizzati. Questo è un punto cruciale: se i soldi verranno utilizzati male, semplicemente distribuendoli in ristrette cerchie di affari, e non avranno un impatto a lungo termine sulla società nel suo complesso e su tutte le questioni che attanagliano il nostro paese, ciò potrà avere conseguenze nefaste, per la nostra società. 

Se, in altre parole, non verranno spesi per costruire realmente una società migliore, più vivibile, più sostenibile, ed eliminare lenorme disagio sociale che stiamo vivendo, la sofferenza, la violenza e linsoddisfazione delle persone più in difficoltà non potranno che crescere in modo drammatico. 

Per sapere come spendere in modo più efficace le risorse che arriveranno, serve un reale ascolto della cittadinanza da parte dei cosiddetti competenti; competenti che devono uscire dalle loro torri davorio, dalle bolle di benessere in cui sono immersi e conoscere veramente il campo da gioco reale dei loro studi. Conoscere leffetto che fa vivere determinati problemi. 

È fondamentale valorizzare lesperienza di chi vive in prima persona il disagio (sia questo di salute e/o sociale) e nel suo piccolo ha trovato soluzioni che funzionano veramente, ossia risolvono i problemi invece che alimentarli in vario modo. Solo la competenza può formalizzare e rendere replicabili tali esperienze. 

Da questo ascolto, da questo dialogo, possono nascere idee nuove, di cui abbiamo disperatamente bisogno per non ripetere i tantissimi errori degli ultimi decenni: ossia de-responsabilizzare la cittadinanza rispetto alla propria salute e condizione sociale, passivizzando gli assistiti e delegando a grandi privati esterni il benessere di una comunità; una comunità fatta non più di cittadini, ma di consumatori passivi di servizi incapaci, per loro natura, di fornire l’aspetto più importante alla base del benessere individuale e collettivo: la possibilità di autodeterminazione. 

Restituire responsabilità e potere, rendere realmente attiva una persona in difficoltà, creare comunità resilienti in grado di sviluppare una vera economia sociale, in cui la persona designata da assistere cessa di essere centro di costoma diventa un soggetto economico attivo: queste le basi di una rivoluzione necessaria del sistema di Welfare, basato sulla giustizia sociale. 

Non dare soldi, assistere/passivizzare in modo pre-formato, ossia deciso da altri, ma co-gestire concretamente le risorse da investire su uno specifico territorio o uno specifico disagio: servono le competenze, ma sono indispensabili in egual misura le conoscenze degli esperti per esperienza. Altrimenti le risorse vengono sprecate in futili sperimentazioni sociali, guidate da idee accademiche poco ancorate alla realtà, che è più ricca, articolata e complessa di qualsiasi retorica solipsistica. 

In questa estate, così complicata e asfissiante, la costruzione di un futuro diverso diviene lunica possibilità di evasione per molti. Lunico modo, per sopportare meglio queste mascherine. Lunico modo per ambire a una società in cui si potrà tornare a respirare veramente. 

 

Edgardo Reali