Irving Penn, capolavori della fotografia

La mostra in corso al Mattatoio di Testaccio 

Irving Penn, artista americano ed eclettico che abbraccia vari stili e campi della fotografia, è l’ospite d’onore del neonato Centro della Fotografia di Roma al Mattatoio di Testaccio in Piazza Orazio Giustiniani 4.  

La mostra espone 109 capolavori della collezione della Maison Europèenne de la Photographie di Parigi che vanno dal 1939 al 2007. L’autore, considerato una delle pietre miliari della fotografia del XX secolo, a partire dagli anni ’40, ha realizzato un corpus senza pari nel campo della moda, della ritrattistica e dello still life, costruendo una visione del tutto innovativa nonostante la sua elegante semplicità.  

Collaborando per più di sessant’anni con la rivista Vogue che gli consentì di viaggiare in tutto il mondo, ebbe la libertà di concentrarsi sui dettagli che più lo interessavano. Così Penn è stato e ha immortalato, tra il 1964 il 1971, popolazioni e luoghi come Creta, la Spagna, il Dahomey, il Nepal, il Camerun, la Nuova Guinea e il Marocco. Realizzò, dunque, ritratti di persone immerse nella luce naturale e addirittura costruendo uno studio mobile in una tenda. La sua carriera, comunque, iniziò nel 1939 studiando design con Alexey Brodovitch, il famoso art director della rivista Harper’s Bazaar, diventando suo assistente. Al tempo, nonostante avesse comprato una Rolleiflex non aveva ancora ben chiaro l’importanza che avrebbe avuto la fotografia nella sua esistenza. Diede vita alle cosiddette ‘note fotografiche’ per cui la sua attenzione si concentrò soprattutto su soggetti vernacolari, apprezzando la fotografia di Walker Evans. Si concentrò soprattutto su grafiche urbane, vetrine di negozi e scritte pubblicitarie con un’attenzione ai dettagli, che sarà una caratteristica fondamentale di tutta la sua opera. Realizzò le prime fotografie a New York sempre nel 1939, poi nel sud degli Stati Uniti, nel 1941 in Messico. Nel 1945 si trovò in Europa; come autista di ambulanze dell’esercito americano e utilizzò la macchina fotografica per riprendere graffiti politici che testimoniavano il periodo bellico. Chiave stilistica del fotografo è sicuramente il ritratto sia di personaggi famosi che di figure più umili. La spinta gliela diede Alexander Liberman, art director della rivista Vogue nel primo dopoguerra, che chiese a Penn di realizzare una serie di ritratti di alcune celebrità, tra cui molti artisti europei, presenti a New York in quegli anni. L’idea originale dell’artista fu quella di creare un set con due pareti che formavano un angolo, nel quale faceva posare i propri soggetti, mettendo in evidenza la figura stessa isolandola dal contesto. Oppure utilizzò tappeti logori o altri elementi di scena, dando libertà al protagonista delle proprie immagini e creando con loro un dialogo e una sintonia che permetteva di realizzare fotografie di così alta statura. Altro momento importante della carriera di Penn è quello dedicato alla moda, negli anni tra il 1950 e il 2007, oltre a ritrarre modelle e abiti nel suo studio di New York, si recò spesso a Parigi per fotografare le collezioni di ‘haute couture’ per la rivista. Nel 1950, tra l’altro, trovò un sipario teatrale che fece da sfondo a immagini originali e innovative per i tempi. Lavorò con Lisa Fonssagrives, considerata la prima top   model della storia e una delle più famose modelle del tempo e che, secondo Liberman, la protagonista dei più bei scatti di Penn. Non meno importante è lo spazio che il fotografo dedicò ai suoi still life, in cui la sua attenzione viene catturata da oggetti a prima vista banali, insignificanti o ripugnanti come mozziconi di sigaretta o gomme da masticare gettati per terra. Il tutto sublimato dalla stampa, da lui realizzata, con la tecnica del platino – palladio, procedura capace di restituire la più ampia gamma ottenibile di tonalità monocromatiche. 

Penn morì a New York nel 2009 all’età di 92 anni.