(S)Cambiamoci la Maschera!

Ancora una volta i colori del Carnevale tingono le nostre giornate 

 Ordinati ed educati, ci apprestiamo a lavorare/ma, stavolta, una maschera possiam levare. Le strade si riempiono di colori/ i bambini, ma non solo, ne sono i fautori! Dietro maschere ancor piccine, quando la scoperta non ha fine/ Imparare a costruirle, per poi nascondersi e indossarle. 

Anche quest’anno la festa delle maschere per antonomasia, il Carnevale, irrompe nel nostro vivere quotidiano. Un periodo che affonda le sue radici in epoca classica, quando antiche festività pagane, come le Dionisie greche, i Saturnali romani, o ancora i riti egizi in onore di Iside, (s)mascheravano il bisogno umano intrinseco di ribellione e di rottura degli schemi, agendo come sospensione dell’ordine costituito. 

Un ordine che, come una piovra, ha da sempre esteso i suoi tentacoli fino ad ogni aspetto della nostra vita quotidiana, portandoci a riflettere sui concetti di libertà e di ruoli all’interno della società, dove ogni giorno indossiamo e cambiamo tante “maschere”. Come ci ha tramandato il massimo esponente del teatro italiano Luigi Pirandello. 

 Ma torniamo indietro nei secoli, nel I secolo a.C, all’epoca di Cicerone. I Saturnali romani, ad esempio, si svolgevano a partire dal 17 dicembre per la durata di sette giorni, settimana in cui il sovvertimento dei ruoli era uno dei riti cardine. E’ così che gli schiavi si beavano, sperimentando la libertà dei padroni e questi ultimi assaggiavano invece, seppur per poco, la costrizione dei primi. 

 Tutto questo avrà aiutato a calarsi nei panni altrui e ad acquisire nuovi punti di vista, o si è trattato soltanto di momenti utopici o di sogni che trovano una loro manifesta finzione? 

Domande da sempre in cerca di risposte, oggetto di studi e fonte per le Arti. 

Non è un caso che il sogno e la libertà siano stati trattati recentemente in vari modi durante numerosi eventi creativi sul territorio dell’VIII municipio,  approfondendo le nostre percezioni, subordinate a quello che “dovremmo” essere e quello che invece siamo senza maschere, con tutto il conflitto che se ne genera, spesso difficile da gestire ed inquadrare.  Il carnevale si potrebbe forse definire una celebrazione senza tempo, e senza volto, giunta fino ai nostri giorni, in cui non solo a carnevale, di maschere ne siamo cultori!