Intervista al musicista Fabrizio Emigli

E’ tempo di quarantena, di saluti sfuggenti e strette di mano rimandate. E’ tempo di aspettare momenti migliori per abbracci e serate insieme, per i concerti e le serate nei pub. Intervistiamo in questo tempo che sembra sospeso Fabrizio Emigli, cantautore romano nato nel quartiere Testaccio. Oltre ad essere un musicista, Fabrizio è un grafico, tipografo, gestore del locale “Antica Stamperia Rubattino” nel quartiere Testaccio. Il suo ultimo singolo sembra fotografare questo momento di attesa e di propensione al futuro, ai progetti, a ciò che oggi non si può, ma ci aspetta domani. 

 

 “Passerà questo tempo di attese e giornate mal spese…”     (Le tre cose che so)   F. Emigli

                                                                 

Romanista, doppiatore, artista a tuttotondo, ha raccontato ad Anita, Daniel e Sara di Radio Fuori Onda, alcuni particolari della sua vita artistica e di come sta gestendo il suo lavoro in questi giorni di quarantena.

Sara: Com’è nata la tua idea di fare il musicista e quali sono stati i primi passi?”

Fabrizio: Fin da piccolo mi attirava il mondo delle sette note, ascoltavo 45 giri, avevo dei giocattoli musicali, sono passato a suonare la chitarra, il pianoforte e da lì a scrivere, per poi a frequentare locali della musica italiana come il Folkstudio. La domenica pomeriggio ci si incontrava lì, su un palco libero, ci si esibiva con altri musicisti già conosciuti, come De Gregori, Venditti, Lo Cascio, Stefano Rosso, Mimmo Locasciulli. Le prime canzoni per noi sono state una partenza naturale, una grande passione, tutto quanto in discesa o in salita, devo ancora capirlo.

Daniel: Ci puoi spiegare il Folkstudio, cos’è e qual è la sua storia?

Fabrizio: “Il Folkstudio nacque nel ’68 in un periodo in cui a Roma c’era il Piper e nacque molto naturalmente, dalla mente di Harold Bradley, un pittore americano appassionato di blues e di Giancarlo Cesaroni che era un chimico. Al Folkstudio si faceva musica pop, con i puff per terra, poi piano piano abbiamo iniziato a suonare, passando da via Garibaldi a via Sacchi. 

Gradualmente con il passaparola si è iniziato a parlare di questo locale anche in ambienti internazionali raggiungendo grandi jazzisti italiani e cantautori stranieri; il locale è nato da questo sottoscala della libreria, in modo molto casuale, fino a diventare un punto di riferimento, senza nessun tipo di analisi o di progettazione, solo dall’esigenza e dalla voglia di incontrarsi, di raccontare storie, di cantare e suonare. 

E’ vissuto fino a vent’anni fa, con i vari problemi legati alla nostra società e cultura, tra alti e bassi e gli affitti da pagare, per poi arrivare alla chiusura definitiva con la morte di Giancarlo Cesaroni. 

Noi nella nostra associazione abbiamo la fortuna di avere avuto in eredità la campana che rintoccava prima dei concerti di una certa importanza e che vide passare al Folkstudio da Bob Dylan a Simone Cristicchi: io stesso ebbi la fortuna di arrivarci come cantautore molto giovane, a soli 16 anni per poi diventarne il direttore artistico dello spazio giovani. Fu per me un posto molto importante, di aggregazione e di vita.

Daniel: Come nascono le tue canzoni? Sappiamo che hai vinto dei premi, ce ne vuoi parlare?

Fabrizio: Le mie canzoni nascono da un’incapacità di comunicare in altro modo, mi piace comunicare e ho bisogno di raccontare alcune storie ed emozioni attraverso le canzoni, le note, la melodia. A volte è una “coperta di Linus”, uno scudo, altre volte è un’amplificazione di qualcosa che si vuole raccontare in maniera molto spontanea dove c’è il tramite della voce, del concerto. Mi piace molto raccontare le storie attraverso le canzoni e dopo tanti anni continuo ad esprimere le mie emozioni in questo modo. 

I premi sono capitati, ho avuto la fortuna di scrivere anche per il teatro, iniziando a vincere con dei musical, poi il premio Rino Gaetano con una bella finale a Termoli a cui sono molto affezionato. Un premio a cui sono molto legato è il premio Stefano Rosso, cantautore e mio carissimo amico. L’ultimo premio che mi hanno assegnato è per il miglior video clip, per l’ultimo mio singolo “Le tre cose che so”.

Anita: Sappiamo che oltre la musica sei grafico, tipografo e gestisci un locale: come unisci queste passioni apparentemente diverse tra loro?

Fabrizio: Queste passioni sembrano scollegate tra loro ma c’è sempre qualcosa di creativo, ho sempre disegnato, poi ovviamente con la musica non si campa, quindi da sempre ho dovuto lavorare, inventandomi un mestiere: il grafico è comunque un mestiere creativo e creare un logo, un manifesto, un disegno, una foto è solo apparentemente diverso dalla musica perchè in un caso la comunicazione passa attraverso il suono, nell’altro caso passa attraverso il tratto. 

Ho avuto la fortuna di iniziare con una piccola azienda tipografica che poi si è allargata e l’Antica Stamperia Rubattino nasce dalle ceneri di un’azienda che si chiamava Litos, nella quale abbiamo creato un palco dove il venerdì sera facciamo concerti e dove c’è anche una scuola di cinema e un teatro, anche se adesso tutto è bloccato a causa della pandemia. Tornando alla domanda di partenza, quindi, le varie attività non sono così scollegate tra loro anzi, direi c’è proprio un filo che le lega.

Daniel: A proposito, ti volevamo chiedere di parlarci dell’Antica Stamperia Rubattino, delle attività, di Sopra c’è gente, della collaborazione con il Puff, c’è qualche concerto in particolare che ti ricordi?

Fabrizio: Volevamo frequentare dei posti importanti della musica italiana: uno è il Folkstudio e il secondo è il Puff, uno spazio di teatro e cabaret e in questo momento, oltre alle campane del Folkstudio, ospitiamo anche le campane del Puff. Il venerdi sera c’è questo spazio di concerti che abbiamo soprannominato “Sopra c’è gente” perché all’inizio quando suonavamo nei posti, ci dicevano sempre che “sopra c’era gente” e non potevamo fare tanto rumore, così abbiamo lasciato questo nome. Nell’ultimo anno è iniziata la collaborazione con il Puff, il sabato e la domenica vengono dei comici dell’ultima generazione del Puff, diventando un po’ la loro seconda casa e speriamo di riprendere alla fine di questo incubo, anche se sappiamo che per un cantante o attore è difficilissimo esibirsi con la mascherina, quindi dovremo valutare la situazione.

Daniel: Ci sono stati musicisti di un certo calibro a Sopra c’è gente?

Fabrizio: Non faccio distinzione tra musicisti conosciuti o sconosciuti: per me un artista bravo può anche non essere conosciuto e, per quanto riguarda il jazz, abbiamo avuto la fortuna di ospitare chitarristi come Ascolese che ha suonato con De Andrè, il contrabbasso De Paoli, il tastierista degli Stadio, Grazia Di Michele, Edoardo De Angelis, quindi molti artisti conosciuti, ma anche molti artisti sconosciuti veramente bravi e ti assicuro che ce ne sono una bella percentuale. 

E’ proprio questa la cosa che più mi piace, che il mondo della musica, come quello del calcio, non è solo fatto di persone conosciute ma anche di persone sconosciute molto brave. Ma questo vale per tutte le categorie, dai musicisti ai virologi.

Daniel: Ci racconti un aneddoto del quartiere Testaccio?

Fabrizio: Testaccio è il quartiere dove sono nato, tra l’altro vivo nel palazzo dell’artista Gabriella Ferri, famosa per le sue canzoni romane. Testaccio era all’inizio un quartiere di macellai e operai, qui c’è stato il primo macello e anni fa era un quartiere abbastanza malfamato. Un aneddoto particolare non saprei dirti perchè ce ne sono tanti, ma la cosa bella è sempre stata la partecipazione di persone diverse, di differente religione, cultura, area politica e gli scambi di esperienze. Ho molti ricordi di suoni, delle canzoni di mia madre che insieme ad altre signore andava a lavare i panni alle fontane, di colori, così come anche di grida e violenza sotterranea perchè Testaccio è sempre stato un quartiere molto vissuto.

Anita: Sempre collegato a Testaccio, qual è il tuo rapporto sportivo con questo quartiere palesemente giallorosso?

Fabrizio: Non si dice, anche se: forza Roma tutta la vita! Sono abbastanza democratico, ho avuto uno zio che giocava nelle giovanili della Roma e quando c’era lo stadio che inizialmente stava qui, mio padre mi portava a vedere gli allenamenti della Roma e mi faceva conoscere Amadeo Amedei che all’epoca faceva il fornaio, Giacomo Losi che lavorava in fabbrica. Il mio è stato quindi forse un tifo indotto ma l’ho sempre vissuto con partecipazione e anche quando c’è stato il festeggiamento in piazza per lo scudetto della Roma sono stato contento. Poi io vivo a Piazza S.M. Liberatrice che per un periodo era diventata Piazza Totti perché quando Totti smise di giocare, avevano messo una targa goliardica lì ed io ero molto tronfio perché i miei amici si venivano a fare le foto sotto questa targa. 

Anita: Cosa vuoi trasmettere con le tue canzoni, quale messaggio?

Fabrizio: Io non credo molto nei messaggi, cioè alcuni sono molto bravi a farlo, io piuttosto ho sempre avuto bisogno di comunicare cose attraverso le canzoni. In realtà la sintesi di tutte le canzoni è in una canzone che ho scritto e che si chiama “Non trovo pace” e che definirei un cinema in fiamme, dove la gente scappa via. Io penso di avere dentro me proprio questo cinema, che riguarda gli amori, i pensieri, i grandi temi della vita e che è quello che cerco di mettere nelle canzoni, cioè una non-risposta definitiva, una continua voglia di ricerca, nessun messaggio definitivo e reale: cerco di raccontare questo bisogno di volersi sempre mettere in discussione, di non trovare pace, senza mai esagerare e senza dare risposte perché non ne ho e non ne ho mai avute, dubbi sì, tanti, ma nessuna risposta. 

Daniel: Mai come adesso “Pregate per noi”?

Fabrizio: Una canzone religiosa. Io sono di religione cattolica, ma la canzone è molto briosa, mi sono creato i miei Santi, mi appello a Santi che non esistono, inventandomi una preghiera, un gesto blasfemo fatto però con molta fede e credo che in parte a qualcuno sia arrivato.

Sara: A proposito del tuo spaziare tra interessi, esperienze e forme d’arte, ci vuoi parlare di quella di doppiatore?

Fabrizio: Ho frequentato varie sale di registrazioni e ogni tanto mi chiamavano a cantare spot radiofonici. Anni fa ebbi la fortuna di incontrare una dirigente della Warner che mi propose di fare il testo in italiano di una canzoncina inclusa nel film Before Sunset uscito qualche anno fa. Scrissi l’adattamento in italiano per questa canzone e la stessa Warner mi propose di scrivere degli adattamenti per il film di Tim Burton La fabbrica di cioccolato e mi sono trovare a comporre e cantare le canzoni degli Umpa Lumpa. Mandai dei testi cantati e mi proposero di cantare tutta la colonna sonora e, un po’ cadendo dalle nuvole e, stuzzicato dall’idea, accettai, trovandomi a fare le voci di tutti e cento i nanetti Umpa Lumpa del film! Fu un divertimento esagerato, davvero un bel lavoro e spesso lo passano in televisione e risentire quella colonna mi fa un gran piacere. Collaborai poi anche per La Sposa Cadavere e furono davvero delle bellissime esperienze. Ancora oggi quando incontro i ragazzini mi tocca canticchiare le canzoni degli Umpa Lumpa e questo mi fa molto piacere. Sono passato dal Folkstudio, al Jazz, agli Umpa Lumpa e con questo posso anche chiudere la carriera!

Anita: Come stati vivendo dal punto di vista lavorativo questo periodo, questo incubo, e se hai nuovi progetti?

Fabrizio: Ovviamente dal punto di vista grafico è tutto fermo, poi sembra che questo isolamento sia iniziato dieci anni fa ma in realtà è solo un mese! Forse esagero a chiamarlo incubo perchè gli incubi veri sono quelli che mi raccontava mio padre, quelli della guerra: io dico incubo per semplificare perchè è il primo termine che mi è venuto in mente. 

Io cerco di leggere, di ascoltare musica, di vedere film del passato che non sono mai riuscito a guardare e ho scoperto di poter fare lezioni di chitarra e di canto online con i moderni strumenti tecnologici, tutte cose legate all’emergenza che ci permettono di vedere le persone in faccia anche a distanza, di fare un brindisi. In questo momento non riesco a scrivere canzoni nuove, ma cerco di raccogliere idee e di sfruttare nel migliore dei modi questo periodo senza abbattermi troppo, senza spegnere la testa e la creatività.

Anita: Una domanda che facciamo a tutti: quale sarà la prima cosa che farai appena finirà la quarantena?

Fabrizio: Abbraccio un passante a caso! Esco dal portone e abbraccerò qualcuno a caso, sembra un discorso da maniaco sessuale, lo so, ma è veramente forte la voglia di socializzare e viversi senza la paura che l’altro sia un untore o che noi stessi possiamo esserlo: non mi capitate sottomano!!!

Pochi giorni dopo la nostra intervista, siamo venuti a conoscenza di una simpatica iniziativa promossa dall’Antica Stamperia Rubattino in attesa dell’atteso ritorno carico di abbracci e calorose strette di mano: è nata la trasmissione radiofonica dei nostri amici del Puff, “A tutto Puff” su NSL RADIO FM 90.0 e dal 4 maggio anche sul canale 74 del digitale terrestre. Due ore al giorno dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 con la divertente follia del Puff e dei suoi artisti!

         “Passerà questo tempo di attese e giornate mal spese…”?

             Ci viene da dire che attese sì, ma mal spese non lo sono mai stato

Daniel Dell’Ariccia, Sara Gaudenzi