La vita di Vincent van Gogh

Un artista tormentato, pioniere dell’espressionismo 

«Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuole dire che li possiedo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba.» Sono le parole di un uomo straordinario, che ha cambiato il mondo dell’arte attraverso la sensibilità che lo ha sempre contraddistinto dalla società dell’epoca: un uomo tanto tormentato quanto estremamente felice del dono della vita, che ha trasformato nei suoi innumerevoli dipinti, attraverso il suo sguardo tenero e amorevole, stiamo parlando di Vincent van Gogh.

Nato il 30 marzo 1853 a Groot Zundert, in Olanda, Vincent Willem, fin dalla tenera età si porta un fardello, ceduto dai genitori che gli hanno dato lo stesso nome del loro precedente figlio, morto alla nascita esattamente un anno prima che nascesse lui. Un’eredità troppo pesante per un bambino e che lo porta a non sentirsi considerato, soprattutto dalla madre, sopraffatta dal dolore. Questa sofferenza, nel corso della sua adolescenza, gli genera una forte solitudine, che lo porterà a non concludere il percorso di studi artistici, per via di esami troppo difficili. Sopraffatto dal fallimento e dal senso di inutilit,à entra in una spirale depressiva da cui ne esce dedicando corpo e anima alla religione, diventando prete e seguendo la stessa strada del padre pastore protestante. Quando la sua instabilità mentale peggiora, portandolo a trascurare salute e aspetto, viene cacciato dalla comunità religiosa. Torna dai genitori e per lui si apre una nuova fase. L’instabilità di questo periodo sarà la chiave della sua arte, che lo accompagnerà per tutta la vita. 

Nonostante il suo ingresso tardivo nel mondo dell’arte, Vincent van Gogh ha prodotto una notevole quantità di opere, con soggetti umili e semplici, come la faticosa quotidianità dei contadini e dei più poveri, rappresentati con l’utilizzo di tonalità scure, che imprimono una carica tenebrosa e inquietante ai suoi dipinti. Ne è un esempio caratteristico il quadro I mangiatori di patate, realizzato nell’aprile del 1885. La svolta considerevole, che ha cambiato lo stile pittorico dell’artista, avviene durante la sua permanenza a Parigi. La luminosità e i cromatismi sono più intensi degli stessi impressionisti francesi presenti nella scena artistica, per non parlare della sua attenzione nei confronti della struttura del quadro. Infatti, per van Gogh la realtà diventa una creazione e una rappresentazione dell’Io interiore, per questo è considerato un pioniere dell’espressionismo. 

La fragilità del suo carattere lo ha spinto a isolarsi dal resto della comunità artistica, concentrandosi sulla pittura e sull’abuso di assenzio, bevanda preferita dell’artista. Tra i dipinti, che raffigurano soprattutto girasoli, si trovano molti autoritratti, poiché non può permettersi un modello e quindi si concentra su se stesso. Gli unici contatti con il mondo esterno sono il fratello Theo, mercante d’arte, che lo appoggia finanziariamente ed emotivamente per tutto il resto della vita. Tra di loro ci sono stati innumerevoli lettere nelle quali van Gogh esprime i suoi stati d’animo, angosce e pensieri sulla vita. Oltre al fratello è seguito dal Dott. Gachet, suo medico curante. Anch’egli appassionato di arte, dipinge, ispirato dallo stesso Vincent, scambiando con lui opinioni e critiche.

Un’altra figura decisiva per l’artista è il pittore Gauguin, con cui si è trasferito nel sud della Francia, condividendo una casa gialla dove venivano ospitati altri pittori: un luogo di forti liti, come quando Gauguin se ne andò via, e van Gogh, in preda a una crisi di rabbia, si tagliò l’orecchio e lo consegnò a una prostituta dentro un panno, con il compito di portarlo a Gauguin ormai lontano. Consapevole del suo stato mentale e delle crisi, l’artista decide di farsi ricoverare presso un ospedale psichiatrico, rimanendoci un anno. Qui, nonostante le difficoltà e i disagi mentali, egli continua a dipingere, producendo uno dei suoi quadri più rappresentativi e iconici, La notte stellata. Una volta uscito dall’ospedale psichiatrico continua il suo percorso artistico, costantemente alla ricerca della bellezza nella natura, anche come sfogo per i suoi disturbi che lo tormentano.

Grazie al suo impegno nell’arte riesce a trovare momenti di serenità e lucidità. Come scrisse in una lettera alla famiglia, Vincent, in questo periodo, trovò momenti di tranquillità. L’artista era assorbito dai campi e dalle pianure attorno ad Auvers, e dipinse alcuni brillanti paesaggi durante tutto luglio. La domenica sera del 27 luglio 1890 van Gogh si avviò, col suo cavalletto e i materiali da disegno, attraverso i campi. Là, estrasse una pistola e si sparò nel petto. Vincent riuscì a tornare barcollando alla locanda che era solito frequentare dove crollò sul letto, e dove il proprietario lo scoprì. 

Venne chiamato il dott. Mazery, medico condotto, così come il dott. Gachet. Fu deciso di non tentare di rimuovere il proiettile dal petto di Vincent, e Gachet scrisse una lettera urgente a Theo. Non avendo il suo indirizzo di casa, il medico dovette indirizzare la lettera alla galleria dove egli lavorava. Questo non causò un ritardo eccessivo, e Theo arrivò il pomeriggio seguente. Vincent e Theo rimasero assieme durante le ultime ore di vita del pittore. Theo confortò il fratello, sorreggendolo e parlando con lui. Vincent sembrava rassegnato al suo destino e Theo più tardi scrisse: «Egli stesso voleva morire; quando mi sedetti sul letto al suo fianco e gli dissi che avremmo cercato di farlo stare meglio e che speravamo pertanto di risparmiargli questo tipo di disperazione, egli disse “La tristesse durera toujours” (La tristezza durerà per sempre.) Io so cosa voleva dire con queste parole». Theo stringeva Vincent quando questi pronunciò le sue ultime parole: «Vorrei poter morire così», e così van Gogh morì all’una e trenta del mattino del 29 luglio 1890. 

Nonostante la sua vita travagliata e i mancati riconoscimenti, dopo la sua morte, il suo genio è stato apprezzato fino ai giorni nostri. Pioniere dell’espressionismo e fonte d’ispirazione nel mondo dell’arte, al di fuori di esso, Vincent è l’esempio di una persona problematica affetta da disturbi mentali che intossicano lo stile di vita e bloccano la vitalità. In questo mondo, dove tutto è incentrato sulla performance, la frenesia della città urbana porta inevitabilmente ognuno di noi ad allontanarci dalla natura e da noi stessi, perdendo di vista i nostri talenti innati e i veri valori della vita. Qui la storia di Vincent van Gogh deve dare luce ad aspetti che di solito vengono ignorati, quali la fragilità, che diventa in questo senso una forza inarrestabile nella quale riconoscersi e accettarsi indipendentemente dai propri problemi. Sapendo di essere granonon potremo mai paragonarci alla comune erbae Vincent ci insegna con le sue parole, i suoi dipinti e il suo vissuto, che non dobbiamo mai perdere la nostra unicità, il motivo per cui siamo venuti al mondo. 

 

Shadi Al Amad