Lo chiamavano “La mano de Dios”: omaggio a Diego Armando Maradona

È il 5 luglio del 1984 quando, alle 18:31, il Pibe de oro di Buenos Aires compare dalla scaletta del sottopassaggio antistante la curva A, salutando: «buonasera napoletani». 

C’è ancora chi ricorda gli attesissimi mondiali dell86 nel fermento del tifo dello stadio Azteca di Città del Messico, e quel gol decisivo nei quarti di finale contro lInghilterra. È stato proprio lui, con la palla al piede (e non solo), con il suo scatto inaspettato a entrare nella storia del calcio come “La mano de Dios”. Stiamo parlando di Diego Armando Maradona, luomo che aveva davvero il Napoli nel cuore e che da poco ci ha lasciati. Mai un 25 novembre è stato tanto freddo. La causa della morte è stata accertata: arresto cardiaco. Solo qualche settimana prima si era sottoposto a una delicata operazione al cervello. 

Nel 1976 inizia la sua carriera da professionista nellArgentinos Juniors, scendendo in campo per la prima volta non ancora sedicenne, diventando così il più giovane di sempre a esordire nella prima divisione argentina. A quindici anni mantiene già la famiglia. Due anni più tardi, nel 1978, diventa il capocannoniere del campionato con 22 reti, di cui una dal dischetto del centrocampo. 

Per far fronte ai problemi economici, Maradona passa al Barcellona. Ma gli anni più belli sono quelli al Napoli quando finisce sempre in prima pagina, sia per le sue partite strepitose che per gli scandali riguardanti la vita privata. Maradona era un prodigio della natura, per molti quello che faceva con la palla era impossibile. Infatti, quando tirava in porta, sembrava sfidare persino le leggi della fisica. 

Ma è in nazionale che Maradona diviene una leggenda; nel 1986 vince il mondiale messicano, realizzando due reti che hanno fatto la storia del calcio. Un altro gol decisivo lo segna nella Coppa del Mondo ma non è da meno la doppietta contro il Belgio in semifinale. La sua carriera nel Napoli e in Italia non va a buon fine, ma lo consacra dio del calcio. 

Nel corso della sua storia Maradona è stato protagonista di diversi scandali. Quello forse più clamoroso è al Barcellona, dove cade nella trappola della cocaina. Egli stesso lo considerava «il più grande errore della vita». Nel 1991 viene squalificato per la positività al test anti-droga mentre gioca nel Napoli; celebre la foto choc che lo mostra sorridente in una vasca da bagno con i fratelli Giuliano di Forcella, che negli anni Ottanta erano i veri padroni della criminalità partenopea. Sempre a causa della famosa polvere biancaviene arrestato, facendo squalificare la sua squadra. Le cose si complicano quando nel 2000, a causa di una overdose, finisce in terapia intensiva. In seguito viene inoltre colpito da un infarto. Anni dopo la dichiarazione di aver smesso con la cocaina cade nell’alcolismo. 

Terminata la sua carriera in campo, indossa i panni dellallenatore senza però mai decollare. Nel 2008, la nazionale argentina, sotto la sua gestione subisce la sconfitta più pesante della storia delle qualificazioni mondiali: 6-1 a favore della Bolivia, penultima in classifica. Nonostante questo lArgentina si qualifica per il mondiale sudafricano, ma quella sconfitta basta ai giornalisti per mettere in dubbio le sue qualità da allenatore. Nel 2010, in Sudafrica, dopo un buon inizio con quattro vittorie consecutive, lArgentina esce ai quarti di finale, perdendo 4-0 e Maradona, trovato ancora una volta positivo al test anti droga, viene squalificato a vita dal calcio. 

Oltre che un grande giocatore e allenatore, il Pibe de oro aveva anche la capacita e lumiltà di riconoscere il talento quando lo incontrava. Lo ha fatto con Francesco Totti poco prima che lasciasse la Roma, dichiarando: «Totti è il re di Roma. È e sarà il miglior giocatore che abbia mai visto in vita mia». Daltra parte il capitano giallorosso, riferendosi a lui, diceva «Maradona è il calcio, è il pallone. Quella sfera che gira è lui, è come se ci fosse la sua faccia. Quello che ha fatto lui con la palla non lo ha fatto mai nessuno e mai lo farà nessuno. Ha fatto divertire non solo i napoletani ma gli argentini e tutti quelli che lo hanno guardato giocare. Ha fatto gol straordinari, assist, e tutto quello che ci stava da fare penso che lui l’abbia fatto». E come non dargli ragione. Diego era leggenda ancora prima di essere uomo, come Pele prima di lui e Messi dopo. La sua vita privata è stata segnata da dolori e scandali, ma la sua parabola non ha mai smesso di emozionare. 

Da sottolineare una particolare coincidenza: la morte di Maradona è avvenuta il 25 novembre, lo stesso giorno in cui, quattro anni fa, moriva il leader cubano Fidel Castro, fedele amico del quale il calciatore si era addirittura tatuato il volto sul polpaccio. Il fascino di Maradona per lestrema sinistra era ben noto, sul suo corpo non cera solo questo tatuaggio, ma anche quello di Che Guevara. 

Siamo rimasti tutti spiazzati dalla notizia della morte di questo pilastro del calcio. Roberto Mancini ha affermato di non poterci credere. A ogni modo Diego Armando Maradona, nonostante i suoi scandali ed eccessi, rimarrà nella storia del calcio, e non solo, come lemblema di una passione capace di condurre a vette inimmaginabili. 

 

Omar Atiba